La biografia


Michael Connelly
Utente sconosciuto

“Si sentì sopraffare dalla paura e dalla colpa. Da mezz’ora agiva spinto dall’istinto e sotto l’effetto di una scarica di adrenalina. Era stato un intervallo di pura azione, non di riflessione. Ma ora che l’adrenalina si era esaurita, doveva vedersela con i suoi pensieri”.

Il telefono squilla. Rispondete. Dall’altro capo del filo solo un sussurro. Una voce maschile che cerca, ansimante, la sua preda. Preda per un’ora o per una notte. Dipende dal costo. L’amore che cerca l’ “utente sconosciuto” è soltanto quello… “squillo”. Il numero di telefono, però, non appartiene più a Lilly. Tutti la cercano, ma sbagliano. Sbagliano numero perché a rispondere è Henry Pierce, un giovane scienziato che ha appena cambiato casa. Ma cambiare casa a Los Angeles ha i suoi problemi: vicini, certo, ma anche lontani. Come questi echi. Che si rincorrono nella notte attraverso il trillare, continuo, di un telefono. Muto. Perché la voce che vorrebbe sentire Henry Pierce non è quella ansimante dei clienti smarriti di Lilly, ma quella della moglie che lo ha appena lasciato. Per questo ogni squillo è una fitta al cuore della notte, al buio di una memoria che ben presto assume i contorni di un incubo. Henry Pierce inizia, per dimenticare la sua donna, a cercarne un’altra: non una comune avventura, ma la ricerca della fantomatica Lilly, prostituta d’alto bordo, che sembra essere scomparsa. Di lei non si trova più nessuna traccia: se non nella mente dei tanti clienti che, ancora, la cercano.
Michael Connelly ci racconta la discesa agli inferni del suo protagonista con un ritmo serrato, quasi cinematografico. Una tensione (narrativa) corrente, ad alto voltaggio, come del resto ha sempre fatto attraverso quello che rimane il suo personaggio più noto: quell’Henry Bosch protagonista di quasi tutti i suoi romanzi.
In “Utente sconosciuto”, come lo stesso Connelly ha spiegato nella sua intervista concessa a noi di Alice, ha voluto affrontare un nuovo tipo di giallo: quello della tecnologia. Una tecnologia sempre più invasiva, capace di cambiare radicalmente le nostre vite. E questo romanzo ne è l’esempio, anche se estremizzato. I pericoli in questo nuovo Connelly non sono più soltanto sulle strade di Los Angeles. Perché la paura corre anche sul filo…

Di Gian Paolo Serino

Utente sconosciuto di Michael Connelly
Titolo originale: Chasing the Dime
Traduzione di Gianna Lonza
367 pag., Euro 18,90 – Edizioni Piemme
ISBN: 88-384-7371-4

le prime pagine
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1

LA VOCE AL TELEFONO era un sommesso sussurro, ma aveva un tono deciso, quasi intransigente.
Henry Pierce disse all'uomo che aveva sbagliato numero. Ma questi insistette.
«Dov'è Lilly?» chiese.
«Non lo so. Non la conosco» rispose Pierce.
«Questo è il suo numero. È scritto sul sito.»
«No. Le ho detto che ha sbagliato. Qui non c'è nessuna Lilly. E non so di che sito stia parlando.»
Lo sconosciuto riattaccò senza replicare. Pierce riattaccò a sua volta, seccato. Aveva inserito il telefono appena quindici minuti prima e aveva già ricevuto due chiamate per una certa Lilly.
Appoggiò l'apparecchio sul pavimento e si guardò attorno. Nell'appartamento, quasi vuoto, c'erano soltanto il divano di cuoio nero sul quale era seduto, i sei scatoloni di abiti nella camera da letto e il nuovo telefono. E il telefono cominciava a infastidirlo.
Nicole si era tenuta tutto - i mobili, i libri, i CD, la casa di Amalfi Drive. Per la verità non aveva preteso quasi niente, era stato lui a lasciarle tutto. Il prezzo della colpa per essersi fatto scappare la situazione di mano. Il nuovo appartamento era bello, lussuoso, fornito di tutte le misure di sicurezza e situato a un indirizzo prestigioso di Santa Monica. Ma gli sarebbe mancata la casa di Amalfi Drive. E la donna che ancora ci abitava.
Guardò il telefono sulla moquette beige, chiedendosi se chiamare Nicole per comunicarle che si era trasferito lì e darle il nuovo numero. Scosse la testa. Le aveva già inviato un messaggio di posta elettronica con tutti i dati. Chiamandola, avrebbe infranto le regole che lei aveva fissato e che lui, nell'ultima sera trascorsa insieme, aveva accettato.
Squillò il telefono. Si chinò e questa volta controllò da dove veniva la chiamata. Ancora Casa Del Mar, lo stesso tizio di prima. Pierce pensò di lasciarlo squillare fino a che non fosse scattata la segreteria telefonica, poi cambiò idea. Sollevò la cornetta e rispose.
«Senta, amico, non so che cosa voglia. Lei ha un numero sbagliato. Qui non c'è nessuno che si chiama...»
L'altro agganciò senza dire una parola.
Dallo zaino Pierce tirò fuori il quadernetto degli appunti dove la sua segretaria aveva scritto le istruzioni per il sistema viva voce. Monica Puri gli aveva organizzato il servizio telefonico, perché lui aveva avuto troppo da fare in laboratorio in vista della presentazione della settimana successiva. E comunque di cose del genere si occupavano le assistenti personali.
Cercò di leggere gli appunti al chiarore morente del giorno. Il sole era appena calato all'orizzonte del Pacifico, ma il soggiorno era ancora privo di lampade. Molti appartamenti moderni avevano in dotazione dei faretti installati nel soffitto; non questo. L'edificio era stato ristrutturato di recente, con nuove cucine e nuovi infissi alle finestre, ma era vecchio. Impossibile incassare nei soffitti, a un costo conveniente, un sistema di cavi interni. Pierce non ci aveva pensato quando aveva firmato il contratto di locazione. Insomma, gli servivano delle lampade.
Lesse in fretta l'elenco dei servizi che la società telefonica metteva a disposizione degli utenti. Monica lo aveva abbonato a un pacchetto-convenienza, comprendente, tra l'altro, un identificatore di chiamata, che indicava la provenienza e l'intestatario del telefono, segnalava le chiamate in attesa, e inoltrava i messaggi. Inoltre aveva provveduto a recapitare il nuovo numero a tutte le persone - un'ottantina - che comparivano nella rubrica riservata di posta elettronica di Pierce. Persone che potevano raggiungerlo in qualsiasi momento, collegate a lui professionalmente o legate da vincoli di amicizia.
Premette il pulsante per attivare il viva voce e l'accesso remoto alla segreteria. Seguì le istruzioni su disco per costituire un numero di codice personale. Scelse il 21902 - giorno, mese, anno in cui Nicole gli aveva comunicato che, dopo tre anni, la loro relazione era finita.
Decise di non personalizzare il messaggio della segreteria. Preferiva nascondersi dietro la voce elettronica che scandiva il numero e invitava chi chiamava a parlare dopo il segnale acustico. Impersonale, ma impersonale era anche il mondo esterno. Non aveva il tempo di personalizzare ogni cosa.
Quando ebbe finito di programmare l'apparecchio e le diverse funzioni, una voce computerizzata gli comunicò che c'erano nove messaggi. Pierce fu sorpreso dalla quantità - il telefono era in servizio da quella mattina - e si augurò che, tra gli altri, ce ne fosse uno di Nicole. Forse anche più di uno. Già si vedeva restituire i mobili che Monica gli aveva ordinato tramite Internet, e riportare nella casa di Amalfi Drive gli scatoloni con i vestiti.
Ma da Nicole, niente. Né dai suoi collaboratori o dagli amici. Soltanto un messaggio era per lui.

© 2005 Edizioni Piemme

biografia dell'autore
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Michael Connelly, ex giornalista di cronaca nera del «Los Angeles Times», è autore di romanzi di straordinario successo che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo. Considerato ormai uno dei grandi maestri del thriller, ha pubblicato, fra gli altri romanzi Debito di sangue, Il poeta, Il ragno (Premio Bancarella 2000), Vuoto di luna, Musica dura, La memoria del topo http://www.cafeletterario.it/202/cafelib.htm , L'ombra del coyote, Ghiaccio nero, II buio oltre la notte, La bionda di cemento, La città delle ossa e Lame di luce. Dopo molti anni passati a Los Angeles, si è trasferito in Florida, dove vive con la moglie e la figlia.
Proponiamo la lettura di due interviste a Michael Connelly realizzate dalla nostra redazione, la prima del 1999 e la seconda del 2002.




23 settembre 2005