Gonçalo M. Tavares
Il signor Valéry

“Il signor Valéry era distratto. Non scambiava sua moglie per un cappello, come succedeva a qualcuno, ma scambiava il cappello per i suoi capelli.”

L’attacco di questo piccolo gioiello letterario è straordinariamente simile a un racconto di Rodari: ne percepiamo l’anima divertita, lo spirito fintamente ingenuo, la costruzione semplice e diretta della frase e del dialogo, la descrizione curiosa del personaggio, quel signor Valéry del titolo che fin troppo scopertamente ricorda l’omonimo scrittore francese. Anche il gusto per il disegno schizzato ed essenziale ha sostanziali attinenze con la formula estetica di Rodari, mentre la struttura del racconto può ricordare piacevolmente il Marcovaldo di Calvino, pur senza averne tutte le implicazioni di drammatica denuncia sociale nascoste dietro l’umorismo.
Ma lasciamo da parte debiti e crediti letterari ed entriamo nella storia di quest’uomo, un perfezionista, non bello ma neanche brutto, che non ama la sua ombra e che divide il mondo in due lati: il destro e il sinistro, così come il corpo, e che tocca con la mano sinistra solamente le cose che stanno sulla sua sinistra e con la destra le cose che stanno a destra e che, per non scordarsi mai quale sia la destra e la sinistra della casa, ha pitturato tutto il lato destro, compreso gli oggetti, di rosso e quello sinistro di azzurro. “Così si capiva meglio la vera ragione per cui il signor Valéry si era pitturato la mano destra di rosso e la sinistra di azzurro”. Un perfezionista che vuole una casa delle vacanze in cui non perdersi e che considera la scelta migliore un quadrato con quattro porte, mentre pensa che l’animale domestico ideale sia una scatola con due buchi e la moglie ineccepibile un cubo unito a una sfera imperfetta.
Tra aforismi e nonsense, a volte ovvi e altre volte spiazzanti, il signor Valéry disegna ogni cosa, semplificando tutti i ragionamenti con una logica inappuntabile. Chi può del resto dare torto a un uomo che pensa che tutto quello che esiste dietro la sua nuca lo insegua mentre cammina e tutto quello che esiste davanti ai suoi occhi venga da lui inseguito mentre cammina e che, per questo, finisce per preferire la pigrizia? O che nel cerchio perfetto della sua attività commerciale, un giorno vendendo e l’altro comprando, l’unica falla, l’unico problema “è se io muoio”? O che denunci di conoscere solamente due persone: “la persona che lui era, in quell’esatto istante, e quella che lui era stato, nel passato”, augurandosi di continuare a vivere per conoscerne una terza, il suo Io nel giorno successivo?
Nella sua Postfazione Roberto Mulinacci, riconduce Tavares a Wittgenstein e Carroll, Pessoa e Henri Michaux, Bertolt Brecht e Jacques Tati (oh sì, per quest’ultimo mi sembra davvero forte la vicinanza: come non pensare a monsieur Hulot?). Una soffusa malinconia, qualche punta di sarcasmo e molta intelligente semplicità sono le componenti principali del libro: poche pagine, è vero, per un prezzo un po’ alto, bisogna pur ammetterlo, ma rispetto a tanti altri pamphlet o Romanzi brevi con la maiuscola, pomposi e supponenti che si rivelano poi una vera delusione Il signor Valéry vale… l’oro che costa.

Di Giulia Mozzato

Il signor Valéry di Gonçalo M. Tavares
Traduzione e postfazione di Roberto Mulinacci
Disegni di Rachel Caiano
85 pag., Euro 9,00 – Ugo Guanda Editore
ISBN: 88-8246-845-3

Le prime righe

Gli amici

II signor Valéry era piccoletto, ma faceva molti salti.
Spiegava:
«Sono uguale alle persone alte, solo che per meno tempo».
Ma ciò costituiva per lui un problema.
Più tardi il signor Valéry si mise a pensare che, se le persone alte saltassero, lui non le raggiungerebbe mai in verticale. E un tale pensiero un po' lo avvilì. Più per la stanchezza, tuttavia, che per questa ragione, il signor Valéry un giorno abbandonò i saltelli. Definitivamente.
Qualche giorno dopo, uscì per strada con uno sgabello.
Ci si metteva sopra e rimaneva lassù, fermo, a guardare.
«In questo modo sono uguale agli alti per molto tempo. Solo che non posso muovermi.»
Ma non si convinse.
«E come se le persone alte stessero con i piedi sopra uno sgabello e anche così riuscissero a muoversi» mormorò il signor Valéry, pieno d'invidia, quando ormai ritornava a casa, deluso, con lo sgabello sottobraccio.
Il signor Valéry fece allora vari calcoli e disegni.
Pensò dapprima a uno sgabello con le ruote, e lo disegnò

© 2005 Ugo Guanda Editore


L'autore

Gonçalo M. Tavares, portoghese, è nato nel 1970. È narratore, poeta e autore teatrale.


23 settembre 2005