Murakami Haruki
Tutti i figli di Dio danzano

“Yoshiya si tolse gli occhiali e li ripose nel loro contenitore. Danzare non è male, pensò. Non è niente male. Chiuse gli occhi, e sentendo sulla pelle la luce bianca della luna, da solo, cominciò a danzare. Poiché non gli veniva in mente una bella musica che si adattasse al suo stato d’animo, danzò in accordo col fruscio dell’erba e il fluttuare delle nuvole. A un tratto si rese conto che qualcuno lo stava guardando. Riuscì a percepire distintamente di essere nel campo visivo di qualcuno. La sua pelle, le sue ossa, lo captarono. Ma di questo non gli importava nulla. Chiunque fosse, se voleva guardare, guardasse pure. Tutti i figli di Dio danzano!”

Murakami, è stato scritto, è uno dei più accessibili autori giapponesi per un pubblico di lettori occidentali. È forse questo ad averlo in poco tempo trasformato in uno scrittore di culto? Difficile dirlo, ma sicuramente la sua scrittura è comprensibile, forse anche nei suoi recessi più nascosti (o almeno ci illudiamo che così sia) persino per chi ha conosciuto il Giappone e la sua cultura solo attraverso qualche documentario televisivo e al più pochi (anche se davvero illuminanti, talvolta) saggi pubblicati in Italia. Eppure l’atmosfera di quel Giappone sconosciuto che con non poca difficoltà tentiamo di immaginare leggendo i romanzi di Yasunari Kawabata o Yukio Mishima arriva anche qui e sin dalle prime pagine di questa piccola, ma importante raccolta di racconti: è nell’animo di Komura, protagonista di un viaggio imprevisto legato alle sue ferie e finalizzato alla consegna di un pacco troppo leggero per essere così significativo, ma anche nel terremoto che scuote la terra nella zona di Kobe (la città nipponica più tradizionale) e che porta con sé, facendola sparire, la moglie di Komura, non vittima del terremoto stesso ma del suo animo, svanita nel nulla come in altri momenti aveva fatto, questa volta con l’intenzione di non tornare, di abbandonare quell’uomo seppur bello e gentile con cui vivere “era stato come avere accanto una bolla d’aria”.
Dall’aria del primo racconto (Atterra un Ufo su Kushiro: sempre straordinari i suoi titoli!) al fuoco del secondo, Paesaggio con ferro da stiro: un falò sulla spiaggia le cui fiamme ancora una volta riportano a quel Giappone illustrato nell’arte raffinata dell’Ukiyoe, un termine quasi intraducibile in italiano che indica qualcosa di sfuggente, “fluttuante”, come appunto la fiamma generata da una catasta di legna bruciata su una spiaggia, attorno alla quale tre giovani parlano della vita, dell’amore, e (ancora una volta) del terremoto di Kobe, grande catastrofe che ha segnato centinaia di migliaia di esistenze nel 1995: un immenso buio collettivo che si raccorda a quello personale di Yoshiya, protagonista di Tutti i figli di Dio danzano, racconto che dal fuoco ci porta alla terra, quella scavata a mani nude ricordando il tremore incontrollabile generato dall’energia terrestre: persino la pietra a un certo punto può andare in frantumi, sbriciolarsi, perdere ogni forma, “ma il cuore non può andare in frantumi”, specie se è il cuore del figlio di Dio.
Ancora gli elementi primari acqua, aria e terra in Thailandia, un racconto denso di tragicità sottesa, cui segue la presenza forte della natura in Torte al miele, che parla d’amore ma è anche una riflessione sul senso e sul valore della scrittura. Originale, nella linea narrativa che più caratterizza lo scrittore giapponese, il sesto racconto della raccolta, Ranocchio salva Tokyo, interamente incentrato sulla catastrofe del terremoto, ma con ampi spiragli di speranza: sinché resterà viva la nostra immaginazione saremo salvi.

Di Giulia Mozzato

Tutti i figli di Dio danzano di Murakami Haruki
Titolo originale: Kami no kodomotachi wa mina odoru
Traduzione di Giorgio Amitrano
155 pag., Euro 11,00 – Einaudi Editore (L'Arcipelago Einaudi)
ISBN: 88-06-17813-X

Le prime righe

Atterra un Ufo su Kushiro

Per cinque giorni, aveva passato tutto il tempo davanti alla televisione. Guardando in silenzio quelle immagini di banche e ospedali crollati, strade piene di negozi avvolte dalle fiamme, ferrovie e autostrade fatte a pezzi. Sprofondata nel divano, le labbra serrate, quando Komura le parlava non rispondeva. Non faceva nemmeno sì o no con la testa. Lui dubitava persino che la sua voce le arrivasse.
Sua moglie era di Yamagata, e per quanto ne sapeva lui, nella zona di Kòbe non aveva parenti né amici. Eppure dalla mattina alla sera non si staccava dal televisore un solo istante. In ogni caso non in sua presenza: lui non l'aveva mai vista mangiare né bere. Non andava neanche in bagno. A parte cambiare ogni tanto canale con il telecomando, non faceva il minimo movimento.
Komura si tostava il pane e prendeva il caffè da solo prima di andare al lavoro. Quando tornava a casa, la moglie era seduta davanti al televisore nella stessa posizione della mattina. Vista la situazione, si preparava qualcosa di semplice con quello che trovava in frigo, e cenava senza di lei. Quando si addormentava, lei era ancora lì che guardava il notiziario della notte. Era circondata da un muro di silenzio. Komura, rassegnato, smise persino di rivolgerle la parola.

© 2005 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Murakami Haruki è nato a Kyoto nel 1949 ed è cresciuto a Kobe. È autore di molti romanzi e saggi, e ha tradotto in giapponese autori americani come Fitzgerald, Capote e Carver. In Italia sono stati pubblicati: Sotto il segno della pecora, Tokyo Blues , L'uccello che girava le viti del mondo , Dance Dance Dance, A sud del confine, a ovest del sole, L'elefante scomparso e altri racconti , La ragazza dello Sputnik, Underground.


23 settembre 2005