La biografia


Andrea Camilleri - Jacques Cazotte
Il Diavolo
Tentatore Innamorato

“La storia che voi sapete, pirchì accussì vi venne contata, è quella dell’angilo Lucifero che, con altri compagnuzzi so, s’arribella a Dio: sconfitti l’angili ribelli vengono sprofondati in un sdiruppo disagevole detto ‘nferno e diventano diavoli, vale a dire che persero, tra le altre cose, la billizza e si cangiarono in mostri scantusi.” (Andrea Camilleri)

“Sei venuto a cercarmi: ti ho seguito, servito, aiutato; insomma, ho fatto ciò che volevi. Desideravo possederti, e per riuscirci era necessario che tu ti abbandonassi liberamente a me.” (Jacques Cazotte)

Un’operazione davvero interessante quella compiuta da Donzelli: un’operetta del Settecento, assolutamente incantevole, scomparsa da anni dai cataloghi editoriali viene riproposta ora unitamente a un’altrettanto deliziosa “favola morale” scritta da uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei, Andrea Camilleri.
Tema comune: il diavolo. Ma in entrambi i casi, si parla di un diavolo molto particolare, in cui il potere malefico è accompagnato da debolezze tutte umane, da sentimenti e iniziative personali per cui, (come scrive Borges nella bella edizione del Diable amoureux del 1978 nella collana “La biblioteca di Babele” di F. M. Ricci) “lo stile, deliberatamente frivolo, suole giocare col terrore ma non si propone mai di allarmarci”.
L’intenzione morale nel finale del romanzo settecentesco sembra avere la meglio sul tono libertino dell’opera, sui momenti idillici e sulla sensualità dominante la personalità di Alvaro (protagonista de Il diavolo innamorato), mentre al piccolo, minuscolo diavoletto Bacab che narra la sua avventura in prima persona ne Il diavolo che tentò se stesso, Camilleri affida un ruolo particolare: pur nel travestimento comico-fiabesco i temi presi in considerazione sono di assoluta serietà e attualità.
In breve le due trame. Dopo una rapida e spassosa spiegazione sull’origine dei diavoli e sulla loro gerarchia, Bacab racconta il compito che gli è affidato dai vertici infernali: tentare gli uomini e spingerli al peccato carnale. Ma in una di queste complesse missioni, per altro portata a buon fine, viene colto dal desiderio d’intervenire direttamente sull’evoluzione dei fatti (o meglio sull’evoluzione di un embrione) e la cosa porta una vera turbativa nella diplomazia sovrannaturale che ha, attraverso mille compromessi, attuato quello che in gergo politico viene oggi definito un “inciucio”. Questo breve riassunto è volutamente oscuro perché l’ironia, il sarcasmo e le mille allusioni all’attualità italiana rendono la lettura del racconto assolutamente imperdibile.
Passiamo ora al romanzo di Cazotte. Alvaro, il protagonista, si trova di guarnigione a Napoli. L’incontro con uno spiritista, Soberano, lo affascina e lo spinge a entrare direttamente in contatto con il Diavolo che, apparsogli come una orribile testa di cammello, gli chiede (in italiano anche nel testo francese) “Che vuoi?”: domanda cruciale e ricca di significati simbolici, tanto che Lacan costruirà il grafico del desiderio partendo, come chiave di volta, proprio da questa domanda.
Belzebù, trasformatosi prima in cagnolina (Biondetta) quindi in paggio (il bellissimo Biondetto), allestirà un magnifico banchetto in cui il mondano conversare, frivolo e colto così settecentesco nei modi e nei temi, sarà interrotto dall’arrivo di una cantante, ammaliante per bellezza e fascino, sotto le cui spoglie Alvaro riconosce Biondetto/a: da quel momento inizia l’opera di seduzione.
“La maschera è il volto; la satanica seduttrice è la sedotta e continuerà ad esserlo, ansiosa e lamentevole, nel decorso della trama, così piena di episodi idillici”, sottolinea Borges. Dopo un sogno premonitore Alvaro decide di tornare in Spagna dalla madre. Qui, nei pressi del castello di famiglia, la situazione precipita: una notte d’amore, una terrificante rivelazione, la trepida accoglienza materna e il dubbio fatale: è stato tutto un sogno?
Ma chi è davvero Biondetta/o? È l’ambiguità del desiderio, la perversione polimorfa, l’amore senza limiti, almeno fuori dai limiti della legge morale.
Altro il discorso possibile sul racconto di Camilleri: qui a essere presa a pretesto è proprio una recente legge italiana e il porsi al fuori di questa da parte del diavoletto curioso e impertinente è un “ristabilire ordine”, un creare armonia e salute in una natura che non è sempre perfetta e insindacabile. Ma rompere l’equilibrio politico tra cielo e inferi è molto rischioso: il povero diavoletto sarà punito e una “commissione congiunta” cercherà di porre rimedio alla sua intemperanza libertaria.

Di Grazia Casagrande

Il diavolo. Tentatore. Innamorato di Andrea Camilleri e Jacques Cazotte
Per Il diavolo innamorato traduzione di Gaia Panfili
Nota introduttiva dell’editore
Postfazione di Gaia Panfili al racconto di Jacques Cazotte
142 pag., Euro 14,50 – Edizioni Donzelli
ISBN: 88-7989-960-0

le prime pagine
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Andrea Camilleri
Il diavolo che tentò se stesso

Chiamatemi Bacab. Sono quel lucifugo che si venne a trovare nella mala vintura d'essere divintato, come dice il vostro poeta, «spiacente a Dio e alii nemici sui». Essendo che sono un diavolo, il fatto di spiaciri a Dio per mia è sempre stato un titolo di merito, il problema è nato quando sono stato considerato una speci di traditore all'occhi dei me capi, una cosa fitusa da trattare comu 'na pezza da piedi. Ma per fare capire a tutti come andò la faccenda, sono necessitato di spiegare all'omini 'na poco di cose che riguardano l'organizzazione della diavolanza, cose che una volta erano segretissime ma che nell'ultimi tempi sono divintate cognite a porci e a cani sia pirchì parrini e studiosi ci si sono messi di gana a parlarne sia pirchì pillicule ginemato-grafiche, macari con abbondanza di fantasia, hanno trattato, e trattano ancora, l'argomento.
La storia che voi sapete, pirchì accussì vi venne contata, è quella dell'angilo Lucifero che, con altri compagnuzzi so, s'arribella a Dio: sconfitti, l'angili ribelli vengono sprofonnati in uno sdirrupo disagevole detto 'nferno e diventano diavoli, vale a dire che persero, tra le altre cose, la billizza e si cangiarono in mostri scantusi. Da allura in po' 'sti diavoli non fanno altro che tentare l'omini per dannare la loro anima. Ora a mia qua non interessa spiegare 'u pirchì e 'u pircomu st'angili s'arribillarono, se avivano ragione o torto, se fu per una questione che oggi si direbbe sindacale o se tentarono un vero e proprio golpe, a mia qua mi viene di farvi una precisa dimanda. Ma lo sapeti quanti erano l'angili che andarono appresso a Lucifero nella rivolta? Siccome che la storia di 'na guerra la scrive chi vince la guerra, chi parlò di 'sta storia disse che i compagnuzzi di Lucifero erano appena quattro gatti, 'na para d'esaltati che manco capivano le consequenzie di quello che facevano. E pare di stare a leggere i comunicati di una qualsisiasi questura d'oggi quando scrive che i partecipanti a una manifestazione contro il governu erano sì e no cinquantamila mentre invece erano un milione e passa. Né in ciclo né in terra chi comanda ha interesse a dire la verità circa la grandizza di una protesta contro il Potere. Ma andarne a fare la conta. Chi s'attrovò dintra a lo 'nferno doppo la sconfitta? Baci a capo di 66 legioni di diavoli, Agares con 31 legioni, Barba-tos con 30, Eligor con 60, Balam con 40... Non voglio stuffarvi, mi basta dirvi che i capi erano 68 con un totale di 600 legioni. A parte c'erano macari Oze e Murmur che non avevano legioni, ma abbastavano loro dù per fare 'u diavulu a quattro. Pare evidente che si trattò di una faccenda grossa, e grossa assà. Erano una tale caterva, una tale quantità che fece divintare lo 'nferno 'na caserma troppo nica mdove che c'era una confusione, una baraunna che non si capiva cchiù nenti. Allura Lucifero, o Satan, chiamatilo comu vi pare, radunò la cupola, cioè tutti i capi, e doppo accese (è proprio il caso di dirlo) discussioni, arrivarono a concludere che, fermo ristando che lo 'nferno continuava a essere 'na speci di quartier generale, di comanno supremo, tutti gli altri diavoli, ripartiti in sei granni categorie, si sarebbero spartiti 'u munno intero, macari assumendo forme e aspetti diversi da quelli tradizionali, che erano, come tutti sapete, corna, coda, pedi caprino e varbuzza. Le sei categorie nelle quali furono divisi i diavoli si chiamarono: ignea, aerea, terrestre, acquea, sotterranea e lucifuga. Ora bisogna farvi sapire che a questa gran quantità di diavoli che fecero la rivoluzione e che sono tutti ancora vivi e operanti, datesi che sono immortali, col tempo se ne sono aggiunti tantissimi altri, vale a dire tutti i figli nasciuti dall'accoppiamento di una diavolissa con un orno o di un diavolo con una fimmina.

© 2005 Donzelli Editore

biografia degli autori
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Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle (Agrigento) nel 1925. Nella sua lunga carriera di regista teatrale, sceneggiatore, autore di programmi radiofonici e televisivi ha interagito con autori quali Beckett e Pirandello, Majakovskij ed Eliot. La sua attività di romanziere, iniziata alla fine degli anni settanta, ha conosciuto un ineguagliato successo di pubblico e di critica con la serie dei romanzi e dei racconti dedicati al commissario Montalbano fra cui: Storie di Montalbano, La paura di Montalbano, La gita a Tindari, Gli arancini di Montalbano, Un mese con Montalbano, L’odore della notte, La voce del violino. Da ricordare La scomparsa di Patò, La mossa del cavallo, Il corso delle cose, La concessione del telefono, La pazienza del ragno, Il re di Girgenti, Biografia del figlio cambiato, Racconti quotidiani. Vi proponiamo inoltre un’intervista all’autore

Jacques Cazotte (Digione 1719-Parigi 1792) è stato con Il diavolo innamorato - unanimemente considerato il suo capolavoro - l'iniziatore della tradizione del racconto fantastico moderno. Scrittore prolifico di fiabe, poemi e racconti (La patte du chat, Suite des Mille et une nuits), attivista di sette religiose oltranziste, nemico dichiarato del razionalismo illuminista, avversò attivamente la Rivoluzione francese, al punto da finire sulla ghigliottina.




16 settembre 2005