Massimo Carlotto e Marco Videtta
Nordest

“Una volta nel mio appartamento, riempii un bicchiere di cognac e lo bevvi d’un fiato, senza nemmeno togliermi il cappotto. Poi feci il giro delle stanze, presi tutte le fotografie di Giovanna e le buttai nella spazzatura.
Quello è il tuo posto, puttana.
Dovetti attendere che una rabbia sorda e mai provata scomparisse del tutto prima di lasciarmi andare al pianto, ripresi le foto dal secchio e me le strinsi al petto.
Come hai potuto farmi questo, Giovanna. Cosa ti è successo, amore mio?”


Nordest si apre con un omicidio, come ogni giallo che si rispetti e che segua le regole del gioco. Un gioco che comincia con i soldi e la vita frenetica ma superficiale di un gruppo di giovani del Nordest, quel pezzo del nostro Paese che più volte Carlotto ci ha raccontato e che ancor più frequentemente diventa sfondo per storie spesso poco edificanti. L’omicidio è quello di una giovane donna, Giovanna, bella, orfana di un padre un tempo benestante e promessa sposa, affogata brutalmente dall’amante scaricato prima del matrimonio con Francesco Visintin, avvocato decisamente ricco: un classico figlio di papà. Quest’ultimo viene immediatamente sospettato di essere l’assassino e lungo tutto il romanzo sarà lui a raccontarci come cercherà di scagionarsi e contemporaneamente indagare sull’identità del vero responsabile.
Attraverso questa vicenda Carlotto e Videtta però cercano di descrivere di più, analizzandola a fondo, una società in crisi: i sepolcri imbiancati, sopravvissuti malgrado il passare dei decenni e la presunta fine di certa fraintesa morale cattolica, che fanno delle famiglie nuclei di ipocrisia, se non addirittura falsità; i retroscena di un’economia che dopo un’eccezionale espansione (non sempre dai contorni limpidi) sta implodendo e trasferendo molte attività in altre nazioni, dalla Romania alla Cina; la crisi dei valori tradizionali che non sono stati sostituiti da nulla di altrettanto forte. Soprattutto nella famiglia scavano i due autori, attraverso impietosi affreschi di rapporti malsani e deviati tra padri, madri e figli. Affondano il coltello nel morbido, perché evidenziare i problemi di comunicazione all’interno di quei nuclei che dovrebbero rappresentare l’anello forte della nostra società, è ormai piuttosto “facile”. Ma bisogna anche dire che il modo diretto e impietoso con cui vengono descritti i protagonisti di questa vicenda è particolarmente efficace.

Di Giulia Mozzato

Nordest di Massimo Carlotto e Marco Videtta
201 pag., Euro 15,00 – Edizioni E/O, (Noir mediterraneo)
ISBN: 88-7641-681-1

Le prime righe

Un mercoledì come tanti

Era stato un mercoledì come tanti. Un mercoledì d'inverno del Nordest. Nel corso della giornata le strade si erano riempite di pendolari e Tir. Lunghe file avevano intasato autostrade, statali e provinciali. A Padova e Vicenza, per l'ennesima volta, l'inquinamento aveva superato i limiti di legge. Il cavalcavia di Mestre, in piena notte, era ancora un serpentone di mezzi pesanti che avanzavano lentamente nei due sensi di marcia. Merci legali e illegali che andavano e venivano dai paesi dell'est. Quel giorno avevano chiuso i battenti altre quattro aziende, la più grossa aveva cinquantuno dipendenti. Altri quattro capannoni vuoti con la scritta affittasi, tradotta anche in cinese. Di capannoni aveva parlato nella mattina un docente di urbanistica della Facoltà di architettura di Venezia. Ai suoi studenti aveva spiegato che, a forza di costruire 2.500 capannoni l'anno, erano stati sottratti al paesaggio agrario ben 3.500 chilometri quadrati e che nella sola provincia di Treviso c'erano 279 aree industriali, una media di quattro per comune. Il docente era preoccupato, aveva affermato che la devastazione del territorio era ampia e profonda. Forse irreparabile. Ormai nel Nordest i capannoni avevano cancellato memoria alla terra e identità agli abitanti. E di identità locale si era parlato in un'altra università. Tre persone su quattro continuavano a usare il dialetto, anche in ambito professionale. Un dato confortante, lo avevano definito: il dialetto rappresentava un elemento di grande importanza per la coesione della comunità.

© 2005 Edizioni e/o


Gli autori

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive a Cagliari. Scoperto dalla critica e scrittrice Grazia Cherchi esordisce nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, e vince il premio del Giovedì nel 1996. Ha scritto inoltre: La verità dell’Alligatore, Il Mistero di Mangiabarche, Le Irregolari, Nessuna cortesia all’uscita, Il corriere colombiano, Arrivederci amore, ciao e Il maestro di nodi, Niente, più niente al mondo, L’oscura immensità della morte Numerosi racconti sono stati pubblicati in antologie: Il giorno in cui Gabriel scoprì di chiamarsi Miguel Angel e Jimmy della collina. I suoi libri sono tradotti in vari paesi. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

Marco Videtta è sceneggiatore di programmi e fiction televisive, autore e regista radiofonico, story editor e autore di due saggi La fuga impossibile e Totò e le scimmie


16 settembre 2005