Patricia Highsmith
Gioco per la vita

“Sul lungo tavolo di Leila c’era un mazzo di garofani bianchi che avrebbero dovuto già essere in vaso. C’era anche una bottiglia di Bacardi, il suo liquore preferito. Forse Leila l’aveva comperata proprio per lui. Percorse il breve corridoio, oltre la cucina, fino alla stanza da notte. Lei era là, a faccia in giù sul letto, e c’era sangue sul guanciale – tanto sangue – in un rosso cerchio attorno ai suoi capelli neri.”

Ho provato un piacere particolare prendendo in mano questo romanzo di Patricia Highsmith appena edito da Bompiani: incredibilmente un titolo inedito! Pur essendo un’opera pubblicata per la prima volta a Londra nel 1959, non c’è traccia di Gioco per la vita in traduzione italiana neppure nell’archivio completo della bibliografia italiana (Bni) e nel Catalogo collettivo in rete SBN, fonti autorevolissime di ricerca.
Troppo bello per essere vero per un’appassionata come me di questa autrice. E mi torna in mente il motivo della mia passione sin dalle prime pagine del romanzo che, costruito con precisione assoluta, avvinghia nelle sue spire come un boa e non lascia più scappare il lettore.
Come spesso accade nelle sue storie, la Highsmith ha creato un complesso e compiuto protagonista maschile attorno al quale ruota tutta la vicenda, un giovane artista di origine tedesca di nome Theodore: sappiamo che è testimone di un delitto, l’assassinio brutale di una giovane donna, e scopriamo subito quanto sia coinvolto sentimentalmente in questo dramma; poi soffriamo con lui nella ricerca di un colpevole, ma al tempo stesso viviamo la sua esistenza quotidiana, standogli accanto giorno e notte. Non solo: la Highsmith ricostruisce attorno a Theodore luci e colori, suoni e sapori di un Messico per nulla stereotipato. E accanto alla trama gialla vera e propria, con l’indagine un po’ farraginosa di un ispettore locale, per la verità ampiamente ostacolato dall’invadente presenza di curiosi di ogni genere e di innocenti mitomani, si dipanano i rapporti interpersonali che sottolineano soprattutto i vari aspetti, talvolta molto particolari, dell’amicizia, un altro tema decisamente caro alla Highsmith. Può esistere una amicizia vera tra due uomini che si dividono la stessa amante/amata? E con la morte della donna è possibile mantenere ancora salda questa amicizia? Inutile dire che non solo si troverà una risposta a questo interrogativo, ma una serie di intelligenti svolte nella storia porteranno a un finale travolgente per il lettore.

Di Giulia Mozzato

Gioco per la vita di Patricia Highsmith
Titolo originale: A Game for the Living
Traduzione di Hilia Brinis
356 pag., Euro 17,00 - Edizioni Bompiani (Narratori stranieri Bompiani)
ISBN: 88-452-3320-0

Le prime righe

1

Proprio come Theodore aveva pensato, c'era gente dagli Hidalgo. Levò lo sguardo alle quattro finestre illuminate del secondo piano, da cui veniva un invitante mormorio di voci e di risa, sistemò la pesante cartella per reggerla meglio in equilibrio sotto il braccio destro, e per la seconda volta si domandò se gli convenisse suonare il campanello o cercare un altro taxi e tornare subito a casa.
La casa sarebbe stata gelida, i mobili coperti dalle lenzuola. Inocenza, la sua domestica, era ancora a Durango, in visita dai suoi parenti, perché lui non le aveva scritto che stava per tornare. E, in fin dei conti, era soltanto mezzanotte, la vigilia del Cinque di Febbraio, festa nazionale. Non lavorava nessuno, l'indomani. Comunque, lui aveva l'ingombro di una valigia, di una cartella di disegni e di un rotolo di tele. Inoltre, non era stato invitato, anche se con gli Hidalgo questo non aveva nessuna importanza.
Oppure avrebbe preferito andare a trovare Lelia? Ci aveva pensato, in precedenza, sull'aereo da Oaxaca, e non sapeva quale impulso lo avesse portato lì dagli Hidalgo. Aveva scritto a Lelia che quella sera sarebbe stato di ritorno a Città del Messico, e forse lei lo stava perfino aspettando.

© 2005 RCS Libri Edizioni


L’autrice

Patricia Highsmith é nata nel 1921 a Fort Worth nel Texas. Ha studiato al Barnard College e alla Columbia University a New York. Il suo primo romanzo, Sconosciuti in treno divenne famoso quando Hitchcoock ne trasse un film nel 1957, ma i suoi romanzi migliori sono considerati quelli delle avventure criminali del suo eroe psicotico Tom Ripley, cominciando con Il talento di Mr Ripley. Fra le sue opere, Come si scrive un giallo, I due volti di gennaio, Urla d’amore.


9 settembre 2005