Maeve Brennan
La visitatrice

“La casa è un luogo della mente. Quand’è vuota, diventa irrequieta. Si anima di ricordi, visi e luoghi e momenti passati. Immagini amate riemergono, disobbedienti, a rispecchiare quel vuoto. Allora, quale risentito stupore, e quante ricerche pressoché inutili. È una situazione ridicola. È un essere ridicolo che cerca di ottenere un sorriso anche dall’ombra più familiare e affettuosa.”

Questo romanzo breve, scritto con ogni probabilità intorno alla metà degli anni Quaranta viene ora proposto per la prima volta in Italia dalla Bur, dato che il manoscritto è stato ritrovato solo nel 1997 negli archivi della Notre Dame University dell’Indiana, informazione che ci viene fornita da Paula Fox nell’ampia e interessante Prefazione scritta appositamente per l’edizione italiana del romanzo.
Anastasia è una ragazza di ventidue anni che, rimasta orfana della madre con cui viveva da sei anni a Parigi dove la donna era fuggita per liberarsi da un matrimonio fallito, decide di tornare a Dublino dall’unico parente che le è rimasto: la vecchia nonna paterna, la signora King, (il padre era morto anni prima). Nella casa vive, insieme alla solitaria signora, la domestica Katharine che a stento, per desiderio di quiete, tratterrà nel corso della vicenda i suoi moti d’affetto nei confronti della ragazza.
L’accoglienza che la vecchia signora riserva ad Anastasia è gelida: la nonna non ha mai perdonato alla nuora l’abbandono del figlio alla cui memoria è legata in modo ossessivo e non ha neppure accettato il fatto che la nipote abbia lasciato solo il padre che l’aveva inutilmente pregata di restargli accanto. La freddezza di ogni parola è, al di là dell’apparente cortesia, perfettamente espressa dalla Brennan nelle frasi brevi e formali, nell’asciuttezza del linguaggio e nel controllo estremo di ogni gesto.
Tutto ciò appare stridente a confronto con le richieste esplicite della ragazza, col suo bisogno di affetto, di sentirsi accolta con amore e non essere considerata solo una “visitatrice” di passaggio in quella che lei sente, a ragione, casa sua.
Anastasia spia nelle parole e nei gesti della nonna qualche traccia di affetto, ma inesorabilmente viene respinta, con garbo e cortesia, nell’unica dimensione che la vecchia signora vuole assegnare a quella presenza: la nipote è un’ospite, il suo soggiorno in quella casa non potrà mai essere altro che quello di una visitatrice di passaggio.
Proprio il confronto tra il freddo e cinico distacco della nonna e l’emotività turbata e densa di aspettative della ragazza rendono questo breve romanzo estremamente denso e doloroso, mirabile nel saper esprimere due così diverse psicologie attraverso le parole dei personaggi senza interferenze o commenti espliciti dell’autrice.

Di Grazia Casagrande

La visitatrice di Maeve Brennan
Titolo originale: The Visitor
Prefazione di Paula Fox
Traduzione di Ada Arduini
109 pag., Euro 7,20 - BUR Biblioteca Universale Rizzoli (Scrittori contemporanei)
ISBN: 88-17-00702-1

Le prime righe

Il postale correva verso Dublino, i passeggeri oscillavano e dondolavano al ritmo irregolare e tenevano gli occhi fissi davanti a sé, come se il più piccolo movimento potesse far perdere loro la pazienza. I bagagli erano stati precipitosamente ammucchiati in corridoio, e alcune persone abbandonarono il proprio posto e si misero là, in piedi, appoggiate ai vetri offuscati dal fiato e dal fumo.
Anastasia King ripulì un piccolo riquadro del finestrino e guardò fuori, ma nell'oscurità che sfrecciava via si distinguevano soltanto alcune luci isolate, sfocate dalla pioggia. Si girò verso il corridoio e prese una sigaretta.
Attorno a lei, nella cruda luce giallastra del vagone, le facce erano adombrate e chiuse, la loro indifferenza accentuata dal fragore assordante del treno. Il rumore alzava automaticamente una barriera dì ostile irritazione che scoraggiava le anime socievoli. Lei ne era contenta.
Un uomo le parlò, avvicinandosi molto a causa del frastuono, e la fece trasalire.

© 2005 RCS Libri Editore


L’autrice

Maeve Brennan (1917-1993), nata a Dublino, ha vissuto fin dall'adolescenza in America, dove aveva seguito il padre, primo ambasciatore irlandese a Washington. Bellissima e inquieta, autrice di racconti la cui qualità fu riconosciuta da lettori eccellenti, collaborò per decenni al "New Yorker", prima di scivolare in anni di solitudine e depressione. La visitatrice, un inedito romanzo breve databile alla metà degli anni Quaranta, è stato ritrovato nel 1997 in un archivio universitario americano. Paula Fox, che ha scritto l'introduzione a questo volume, è autrice di numerosi romanzi, tra i quali, tradotti in italiano, Quello che resta e II silenzio di Laura.


9 settembre 2005