Pelham G. Wodehouse
Piccadilly Jim

“Nulla è suscettibile di variazione quanto l’emozione che ci coglie nel vedere il nostro nome stampato quando meno ce lo aspettiamo. Possiamo balzare al settimo cielo o precipitare all’inferno. Jimmy precipitò all’inferno”.

Avete una comoda poltrona dove sprofondare? Sceglietela senza indugi perché sarà il luogo migliore per leggere questo romanzo di Wodehouse divertente, come sempre, cinico (e anche qui nessuna sorpresa conoscendo lo stile del celebre romanziere inglese) e piacevolmente rilassante: un perfetto cocktail per uno svago totale.
Ecco: Wodehouse non delude mai pur ripetendo sempre i suoi canoni abituali. Maggiordomi? Ci sono, veri e finti! - e come potrebbero mancare nelle storie del creatore di Jeeves? – Giovani nullafacenti con l’unico scopo nella vita di riuscire a proseguire la loro esistenza leggera all’insegna del puro divertimento, ubriacandosi sino al punto di non ricordare nulla delle serate appena trascorse? Ci sono anche loro, come, naturalmente, le belle, giovani figlie di papà destinate a redimerli. In una commedia di sotterfugi molto ben costruita il protagonista, James Crocker (il Piccadilly Jim del titolo), uno dei giovanotti suddetti, decide di lasciare l’Inghilterra per gli Stati Uniti, dove peraltro ha già a lungo vissuto, per aiutare l’amato padre a uscire da una scabrosa situazione dallo stesso James provocata e che impedirebbe al genitore di assurgere alla nomina a Lord tanto desiderata dalla recente, ricca e temuta moglie Eugenia. Va da sé che James, sbarcato in Usa, cercherà ogni modo per cavarsela senza fatica e, nel tentativo di conquistare la rossa Ann Chester, giovane nipote dello zio d’acquisto Peter Pett, marito di Nesta, sorella della moglie di suo padre (una donna con le medesime ambizioni e lo stesso terribile carattere) costruisce un castello di bugie su un doppio livello in cui sta il vero godimento della storia, non a caso molto apprezzata anche dal cinema. Tre infatti le versioni per il grande schermo: la prima datata 1920 con protagonista Owen Moore, la seconda del 1936 con Robert Montgomery e l’ultima del 2004, con la sceneggiatura di Julian Fellowes e interpreti principali Sam Rockwell e Cassandra Bell.
Lieto fine assicurato per tutti e ammirazione del lettore per la capacità dello scrittore di ricollegare i vari fili sospesi con il gusto dell’intrigo senza mai dimenticare l’aspetto comico che deve avere una commedia come questa.

Di Giulia Mozzato

Piccadilly Jim di Pelham G. Wodehouse
Traduzione di Paola Mazzarelli
255 pag., br., Euro 14,50 – Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN: 88-8246-844-5

Le prime righe

1

La residenza di Peter Pett, il noto finanziere, su Riverside Drive è un pugno in un occhio tra i più cospicui in quell'arioso ed elegante viale newyorkese. Quando ci passate davanti in limousine o vi godete i vostri dieci centesimi d'aria fresca sull'imperiale di un omnibus verde, salta su e vi morde. L'architetto che si trovi a passar di lì sussulta e allarga le braccia per schermirsi e finanche l'osservatore incompetente è colto da un senso di sgomento. L'edificio assomiglia contemporaneamente a una cattedrale, a una villa di campagna, a un hotel e a una pagoda cinese. Molte finestre hanno vetri istoriati e sopra il porticato troneggiano due leoni in terracotta, considerevolmente più brutti dei compiaciuti felini che montano la guardia alla Public Library di New York. È impossibile che simile dimora passi inosservata ed è forse per questo motivo che la signora Pett ha tanto insistito perché il consorte l'acquistasse. La signora Pett adora essere notata.
Alle dieci di mattina di una luminosa domenica di giugno, Pett, il proprietario nominale di quella sfarzosa magione, vagava da una stanza all'altra come un'anima in pena. La quiete festiva che avvolgeva la casa non pareva toccarlo. Un'espressione esasperata gli alterava il viso, solitamente mite, mentre dalle labbra gli sfuggiva un'imprecazione a mezza voce, senza dubbio raccattata in quel covo di miscredenti che è la Borsa.
«Dannazione!»
Ad affliggerlo era la consapevolezza della propria miserevole situazione. Non che egli pretendesse chissà che cosa in questa nostra valle di lacrime. In fondo, chiedeva poco alla vita. Al momento non desiderava altro che un angolino tranquillo in cui leggere il giornale in santa pace: e non lo trovava. Dietro ogni porta c’erano intrusi in agguato. La casa ne brulicava.

© 2005 Ugo Guanda Editore


L’autore

Wodehouse, Pelham G. nacque il 15 ottobre 1881 in Inghilterra. Per la testa a forma di prugna ebbe il soprannome di "Plum". Fu educato al Dulwich College, scuola che amò e ricordò per tutta la vita. Dopo Dulwich, Plum iniziò a lavorare in banca ma, nel 1902, ebbe inizio la sua collaborazione a una rubrica umoristica del londinese Globe. L'anno dopo, intraprese il mestiere di scrittore. Nel 1909 pubblicò Love among the Chickens (Amore tra i polli, 1909) che fu un successo immediato, grande e ininterrotto, come quello di quasi tutti gli altri suoi libri (90 tra romanzi e raccolte di racconti). Dopo il 1909 visse prevalentemente all'estero, soprattutto a Parigi. Tra i suoi libri ricordiamo Gas esilarante, I gatti non sono cani e Una damigella in pericolo.


2 settembre 2005