Valerio Neri
Anna e il Meccanico

“Avevo lasciato Bruno in piedi, vicino alla Guzzi, con le braccia lungo i fianchi e il viso triste: arreso, senza più ira, senza rabbia. Mi aveva intenerito vederlo in quel modo, quasi gli avessi rubato l’allegria, che sentivo invece tambureggiare dentro di me, come un’orchestra di musicisti ubriachi. Aveva una dolcezza forte, il mio meccanico, che mi lasciava nel cuore una sensazione di morbidezza solida: simile al materasso di un letto, un calore su cui mi potevo poggiare.”

Anna e il Meccanico - secondo romanzo di Valerio Neri, dopo il vivace esordio con Cursori, nel 2003 - è un libro ambizioso nel senso più positivo della parola, in quanto aspira a porsi come un testo narrativo esemplare sia per quel che concerne la forma che per il contenuto. La trama, robusta e impegnativa, racconta la storia di una serie di personaggi nella Roma del 1943: tra bombardamenti alleati, caduta del governo Mussolini, 8 settembre e l’invasione della capitale da parte dei tedeschi. Il registro stilistico risulta personalissimo, denotato da felici invenzioni linguistiche, cui si affianca una maestria affabulatoria fuor dal comune. Infine il ritmo del romanzo è caratterizzato dall’alternarsi di varie voci narranti, oltre a quella del protagonista, nonché da una tonalità che ha un respiro epico: vuoi a motivo dei temi storico-collettivi trattati, vuoi per la presenza sullo sfondo d’una serie di voci o comparse popolari, che fanno quasi da coro (mai retorico, va sottolineato) alla ilarotragica commedia umana di Neri.
La vicenda narrata è alquanto articolata, causa il fitto intrecciarsi di eventi, microstorie secondarie e figure più o meno marginali; ma volendo coglierne il nocciolo si potrebbe riassumere così. Bruno - perito meccanico - viene indotto dalla madre della giovane Anna - amante di un colonnello nazista - a corteggiare la ragazza col proposito di allontanarla dal tedesco. Bruno acconsente al piano, finendo per innamorarsi di Anna, non più certa che il colonnello sia l’uomo della sua vita. Ma non sarà facile sbarazzarsi dell’alto ufficiale; specie da quando, dopo l’armistizio con gli Alleati, Roma viene occupata dalla Wehrmacht e forse ancor più per il fatto che l’algido nazista rappresenta una sorta di doppio rispetto al solare Bruno e che il figlio che la donna vorrebbe avere dall’aristocratico tedesco finisce per farlo col meccanico romano.
Come si vede appena da questi accenni (e ho volutamente tralasciato altre ramificazioni secondarie, come la vicenda di una ragazza ebrea salvata dalla madre di Anna o l’iniziale relazione erotica fra Bruno e la sua affittuaria) il romanzo, forte di ben 469 pagine, presenta uno sviluppo/viluppo di una certa complessità che non sempre facilita la lettura, resa ardua altresì dal continuo passaggio di testimone che le varie voci narranti si cedono l’un l’altra ad ogni tappa di questa storia a tratti macchinosa, e che forse l’autore avrebbe fatto meglio a sfrondare per una migliore fruizione di un testo che resta comunque, a mio avviso, una delle opere più interessanti della recente produzione narrativa italiana. Davvero ben delineati e credibili tutti i personaggi, suggestive le descrizioni/ambientazioni e gli scenari ora drammatici ora francamente comici (due esempi bastino: lo splendido seppur triste capitolo del primo bombardamento su Roma e il divertente tentativo di trafugare una bomba inesplosa dal Verano), intriganti le metamorfosi psicologiche di Anna e dei due rivali in amore, stranianti al punto giusto le riflessioni intorno a conflitti emozionali, identità, o tentativi di gestire quella materia caotica che sono le passioni.
Bello soprattutto il gergo tra il meccanico e l’anatomico ideato da Neri, col quale Bruno indaga i sentimenti, trattando le persone come fossero dei macchinari i cui congegni del “profondo” tuttavia non riesce ad esplorare per coglierne le dinamiche eccentriche e mai del tutto prevedibili. Notevoli l’abilità metaforica, le similitudini inedite, i sottintesi e tutto quanto rimane implicito, accennato e allusivo: vere e proprie strizzate d’occhio al lettore affinché sappia cogliere, intuire, e partecipare empaticamente al racconto. Un solo neo, si diceva. L’ipertrofia di storie e Storia, col risultato che il troppo - pur se ben scritto - stroppia.

Di Francesco Roat

Anna e il Meccanico di Valerio Neri
469 pag., Euro 19,80 – Edizioni Marsilio (Romanzi e racconti)
ISBN: 88-317-8559-1

Le prime righe

1.

Era la domenica in Albis del 1943, quando uscii su piazza della Pigna, tra la gente che andava alla funzione. Mi ero appena lavorato la nuca della signora D'Ascenzio, di cui ero pigionante alla Pensione Impero.
Si era raccolta i capelli trattenendoli con la mano sinistra a dita divaricate e scoperta la cervice chiarissima, a stento peluta di castano sulle pendici occipitali, aveva poggiato la fronte alla parete, attendendo ritta, in positura dorsale, che la mordessi sui tendini del muscolo trapezio.
I miei denti erano come coltelli, mentre il coppino dell’affittaletti risultava burroso, assai impressionabile. Le procurai un'estesa rugosità della pelle, a bordoni d'oca e una zigrinatura rilevata, di disegno incerto.
Non sapevo se c'era davvero un'irrequietudine diffusa nella materia, una specie di brivido irriflesso, che al tatto si scatenava nell'intrinseco della signora; ma i materiali mandavano segnali dal profondo, quasi fossero animati e a volte anche improvvisi rifiuti: che l'angolo di spoglio non gli andava, che truciolavano malamente. E per un perito industriale di ventotto anni come me, nella fattispecie Lucatti Bruno specializzato in meccanica, non era facile trattenersi dall'inchiesta.

© 2005 Marsilio Edizioni


L’autore

Valerio Neri è nato e vive a Roma. Ha esordito nel 2003 con il romanzo Cursori molto apprezzato dalla critica. È stato direttore generale di importanti organizzatori no profit ed è oggi direttore marketing di una grande azienda romana.


2 settembre 2005