Banana Yoshimoto
L’abito di piume

“Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole spassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta da quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell’aria con grande gioia.”

Esistono fenomeni editoriali molto particolari: autori che pur non scrivendo mai romanzi travolgenti, capolavori narrativi, originali e intricate trame o storie profonde e memorabili catturano ugualmente l’attenzione dei lettori e soprattutto lo fanno in modo “duraturo”, non estemporaneo ma titolo dopo titolo. È il caso di Banana Yoshimoto, autrice giapponese che in Italia mantiene il successo negli anni, continuando a scalare le classifiche ogni volta che viene proposto un nuovo libro in traduzione, sin dai tempi ormai lontani di Kitchen (1991). I romanzi della Yoshimoto sono piume, se vogliamo ricollegarci al titolo di quest’ultimo, leggeri, un po’ inconsistenti eppure affascinanti, bolle di sapone che scoppiano nell’ultima pagina lasciando appena qualche traccia della loro esistenza, eppure piacciono; parlano di morte e sofferenza interiore ma il dramma sfiora solamente le pagine e non entra mai nel profondo. Così accade anche per L’abito di piume, quello che la stessa Yoshimoto in una nota finale definisce un “romanzo adolescenziale”. Molto più che in altri suoi racconti l’autrice inserisce una vena ”gialla”, un piccolo, soffuso mistero che lega la protagonista, Hotaru, e un giovane uomo che lei ha la sensazione di avere incontrato precedentemente nella sua esistenza, Mitsuru. Hotaru è una ragazza segnata dalla morte della madre avvenuta in un incidente stradale quando lei aveva solamente dieci anni, ma anche condizionata dalla figura di un padre stravagante che si rifà una vita lontano pur mantenendo con la figlia ottimi rapporti, e da un amatissimo compagno già sposato che la lascia dopo alcuni anni di vero amore.
Mitsuru è un maestro di sci costretto a una pausa forzata dal suo lavoro dalla presenza di una madre in crisi dopo la scomparsa drammatica del marito.
Con episodi al limite del paranormale, apparizioni e sparizioni in bilico tra sogno e realtà, la fuga di Hotaru da Tokyo al suo amato paese natale si trasforma, anche grazie all’incontro, o meglio al “ritrovamento” dopo tanti anni di Mitsuru, in una importante esperienza di vita.

Di Giulia Mozzato

L’abito di piume di Banana Yoshimoto
Titolo originale: Hagomoro
Traduzione di Alessandro Giovanni Gerevini
132 pag., Euro 10,00 – Edizioni Feltrinelli (I canguri)
ISBN: 88-07-70165-0

Le prime righe

Il mio paese sembrava esistere aggrappato ai lembi di terra risparmiati da un fiume. D'estate era un luogo abbastanza fresco, d'inverno invece faceva freddo e, sulle montagne vicine, nevicava molto.
Il grande corso d'acqua che lo spezzava a metà aveva un'infinità di diramazioni che lo attraversavano in lungo e in largo come una ragnatela. Piccoli torrenti che, di notte, brillavano nel buio come dei fili bagnati.
Nelle tenebre, ovunque si camminasse, il fragore del fiume sembrava seguirti. I numerosi ponti e ponticelli dettavano una specie di ritmo e ponevano delle pause all'interno di quel panorama fluviale. Le persone erano infatti costrette a fermarsi e a confrontarsi con l'acqua.
Vivendo lì, anche in sogno si aveva la sensazione di avere il fiume vicino, e pure nei momenti importanti della vita, il fiume era sempre presente sullo sfondo del cuore.
La mattina dopo un temporale, illuminato da un sole abbagliante e ancora più gonfio d'acqua, scorreva con la foga di chi è tornato a vivere e brillava di una luce addirittura violenta. Il pomeriggio, invece, sulle sue rive la vegetazione secca sprigionava nell'aria un odore soffocante.
In certi momenti non sapevo se tutto questo mi piacesse davvero. L'immagine che portavo con me era quella della corrente che scorreva incessante. La gente, come ipnotizzata da quell’acqua a volte limpida a volte torbida, spesso sembrava intontita.

© 2005 Edizioni Feltrinelli


L’autrice

Banana Yoshimoto (Tokyo 1964) ha conquistato un grandissimo numero di lettori in Italia a partire da Kitchen e si è presentata come un autentico caso letterario. Dei suoi libri ricordiamo: N.P, Sonno Profondo, Tsugumi, Lucertola, Amrita, Sly, L’ultima amante di Hachiko, Honeymoon, H/H, La piccola ombra, Presagio triste, Arcobaleno e Il corpo sa tutto. Banana Yoshimoto ha vinto il premio Maschera d’argento 1999. Nel Café Letterario di Librialice.it si può trovare un’intervista all’autrice del febbraio 1998.


2 settembre 2005