Frederick Taylor
Dresda

Dresda, l’antica Dresda fittamente edificata, era in fiamme molto prima della mezzanotte e forse non sarebbe potuta essere salvata, anche se la seconda ondata di bombardieri non fosse mai arrivata. Il numero delle vittime sarebbe stato alto, paragonabile a quello di altre incursioni analoghe lanciate sui centri storici di antiche città durante la guerra area.

13 febbraio 1945, una delle date dell’ultimo anno di guerra impossibili da scordare: tra le 22,13 e le 22,28 di quella notte l’aviazione britannica sganciò 881 tonnellate di bombe sul centro di Dresda. Era solo il primo di tre attacchi, seguito da un secondo un paio di ore dopo, reso facile dalle fiamme degli incendi che divampavano in tutta la città illuminando il bersaglio, e da un terzo, eseguito da bombardieri americani verso il mezzogiorno del 14 febbraio. Il rapporto operativo dell’Intelligence Bomber Command riferisce, “Si ritiene che l’attacco sia perfettamente riuscito”, parole mortalmente definitive che suonano come quelle tedesche, “L’ordine regna a Varsavia”.
C’è stato un silenzio di quasi mezzo secolo sul bombardamento di Dresda; quello che è prevalso è stato l’atteggiamento espresso dallo scrittore Thomas Mann: “Io penso a Coventry, e non ho obiezioni per la legge che tutto quello che si fa ha un prezzo. O la Germania credeva che non avrebbe mai dovuto pagare per le atrocità che il suo salto verso la barbarie sembra rendere lecite?”. È questo il quesito di fondo del libro dello storico inglese Frederick Taylor, Dresda: la città era un obiettivo legittimo? E perché un attacco così devastante, che provocò circa 40.000 morti civili, proprio sul finire della guerra?
Taylor non si limita a scrivere quello che avvenne la notte del 13 febbraio, inizia con una storia della città, vanto e gioiello della Germania, colta e raffinata, la “Firenze sull’Elba” famosa per suoi monumenti, per l’aria di cultura che vi si respirava da secoli, per le fini porcellane. Una città che, già distrutta da incendi in passato, ricostruita ancora più bella se possibile, era passata indenne attraverso gli anni di guerra, tanto che i suoi abitanti si erano convinti di essere stati graziati, che Dresda sarebbe stata risparmiata per rispetto alla sua bellezza. E tuttavia, come Taylor mette in chiaro, non è vero che non ci fossero industrie belliche a Dresda. Anzi, la maggior parte delle industrie, compresa la famosa Zeiss-Ikon produttrice di macchine fotografiche, erano state convertite, sotto copertura, ammantate dall’aura intellettuale della città. Come poteva essere una sorpresa quel bombardamento? Taylor rievoca i blitz tedeschi su Londra, la distruzione di Coventry, e poi i bombardamenti degli alleati su Lubecca, su Amburgo e su altre cittadine vicine a Dresda. Esamina pure gli atteggiamenti ufficiali riguardo agli attacchi massicci su obiettivi civili: già nel 1921 il generale italiano Douhet considerava giustificabile l’uccisione di civili su vasta scala, avallando non solo l’uso delle bombe ma anche di gas velenosi. Taylor ha ascoltato testimoni sopravvissuti alla notte di fuoco, ha letto i memorabili diari di Viktor Klemperer, e la descrizione dell’ultima notte di Dresda è agghiacciante: gente morta nei crolli, nelle fiamme, soffocata nei rifugi antiaerei, intrappolata come topi, lessata viva nelle cisterne d’acqua in cui aveva cercato rifugio, la pelle delle piante dei piedi ustionata dall’asfalto diventato un fiume di lava.
Il 14 febbraio Dresda era una città fantasma, una città di morti. Eppure, se non ci fosse stata l’avanzata sovietica, avrebbe potuto avere lo stesso destino di Hiroshima.

Di Marilia Piccone

Dresda di Frederick Taylor
Traduzione di Nadia Cannata
Pag. 500, Euro 23,00 – Edizioni Mondadori
ISBN 88-04-53579-2

Le prime righe

Gli inglesi erano tenuti in grande considerazione. Credo che l’odio anglo-tedesco sia iniziato a Dresda solo dopo il bombardamento, non prima.” Il pastore Karl Ludwig Hoch, uomo di chiesa luterano, storico dell’architettura e leader della sua comunità, oggi ha poco più di settant’anni. La sua profonda spiritualità si accompagna tuttavia a uno humour sarcastico, ai limiti del cinismo. I suoi lineamenti aristocratici sono adombrati da un sorriso triste mentre descrive la fine dell’amore dei suoi concittadini e l’Inghilterra: “La gente sapeva che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti amavano tanto Dresda…La chiesa inglese di San Giovanni si trovava sulla Wiener Platz e la chiesa americana era quella di Ognissanti.

© 2005 Edizioni Mondadori


L’autore

Frederick Taylor, giornalista e storico inglese, insegna a Oxford. È autore di importanti saggi sulla storia del popolo tedesco e ha curato la traduzione dei diari di Joseph Goebbels.


2 settembre 2005