La biografia


Ed McBain
Il party

“La distanza tra le impronte dei piedi di un uomo che cammina lentamente è intorno ai settanta centimetri. Quella di un uomo che corre, sul metro. Se un uomo cammina di buon passo la distanza tra un’impronta e l’altra è di circa novanta centimetri. Il rapitore sulla sinistra si era mosso molto rapidamente: ottantaquattro centimetri. Ma si trattava comunque di un’andatura normale, non discontinua.”

Sono passati pochi giorni dall’annuncio della morte di Ed McBain e leggere questo suo ultimo romanzo pubblicato recentemente in Italia da Mondadori suscita una certa emozione. La vicenda vede ancora una volta coinvolto nelle indagini e nella soluzione del caso il detective Steve Carella, ancora una volta l’ingerenza dell’FBI si fa fastidiosa per le tecniche d’indagine del nostro eroe così poco eroico nelle manifestazioni esterne delle proprie attività investigative.
La vittima, Tamar Valparaiso, intorno alla quale si muove tutta la vicenda, è una giovanissima cantante che sta per avere un colossale “lancio” dalla sua casa discografica. Un videoclip che la presenta aggredita e quasi stuprata da un essere spaventoso ma che alla fine la vede, vincitrice, abbattere il “mostro”, verrà presentato dal vivo su di una nave noleggiata dalla major per dare grande risonanza mediatica alla canzone e alla sua ventenne interprete.
Ma quando tutto sembra seguire il fantasmagorico copione ecco che due figure minacciose appaiono sulla nave e rapiscono Tamar sconvolgendo il progetto pubblicitario e aprendo invece un nuovo scenario di tipo poliziesco.
La storia si fa sempre più drammatica e avvincente, la conclusione amara: ecco così che Ed McBain dimostra il suo essere ben più di un ottimo scrittore di thriller, ma anche un attento osservatore delle degenerazioni del sistema dei media, della spregiudicatezza del mercato discografico e della crudeltà che domina lo star system americano (e non solo). Un romanzo che lascia così al lettore il rimpianto per aver perso un vero narratore, uno di quelli insomma che hanno qualcosa da comunicare e che, oltre a intrattenere il lettore, sanno farlo riflettere.

Il party di Ed McBain
Titolo originale: The Frumious Bandersnatch
Traduzione di Nicoletta Lamberti
271 pag., Euro 17,00 – Edizioni Mondadori (Omnibus stranieri)
ISBN: 88-04-54664-6

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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1

Scendeva lenta lungo il fiume come la personificazione stessa della città, tutta luci sfavillanti, brutta musica ad alto volume, striscioni e bandiere svolazzanti dal bompresso e dalle ringhiere, cinquanta metri di lussuosa potenza e di elegante design. Il noleggio della barca e dell'equipaggio, venti persone, era costato a Barney Loomis seimila dollari. La spesa aggiuntiva del servizio di catering per centododici pezzi grossi dell'industria della musica si aggirava sui dodicimila dollari. Se si considerava poi il compenso per l'orchestra di dieci elementi, un 15 per cento di spese bancarie e l'8,25 per cento di tasse locali, Loomis aveva calcolato che il lancio di Bandersnatch sarebbe costato alla Bison Records qualcosa come venticinquemila dollari. Ma se il CD fosse balzato in cima alle classifiche di vendita, ne sarebbe valsa la pena.
La barca, o la nave, o il vascello, o comunque quelli della Celebrity Yacht Cruises avessero chiamato l'imbarcazione quando Loomis ne aveva trattato il noleggio, aveva raccolto il suo scintillante assortimento di ospiti al Molo 27 Ovest, vicinissimo al nuovo complesso portuale nella riqualificata Overlook Zone della città. La barca, o la nave...
A Loomis piaceva il termine "lancia".
"Noleggeremo una lancia per il lancio!" aveva detto a Tamar, e lei aveva battuto le mani eccitata. Be', aveva solo vent'anni e il più delle volte si comportava come un'adolescente.
Il lancio ufficiale del nuovo album aveva avuto inizio alle diciotto con i cocktail serviti sul ponte della lancia - Loomis adorava quel gioco di parole - dove c'erano tavolini da bistrot ornati di festoni di rose, rosse come la maschera che indossava la bestia sulla copertina dell'album, e dove il ripiano di mogano del bar sembrava pericolosamente stracarico di CD e cassette omaggio. Sulla copertina di tutte le versioni dell'album c'era Tamar nello stesso abbigliamento succinto del video mandato in onda la sera prima contemporaneamente da MTV, VH1, BET e WU2. Con indosso una tunichetta bianca sbrindellata che sembrava le fosse stata strappata con violenza dalle gambe, Tamar si dibatteva tra le braccia di un muscoloso ballerino nero, con il viso nascosto dietro una maschera rossa che lo faceva assomigliare a una sorta di mitica bestia sputafuoco: il Bandersnatch della canzone che dava il titolo all'album. La bestia la stringeva, le fauci spalancate, e Tamar cercava di respingerla, i bianchi seni morbidi che traboccavano dal corpetto, ugualmente lacero.
"Come in King Kong" le aveva detto Loomis.
"Come in King chi?" aveva chiesto Tamar, non avendo visto nessuno dei due film. Be', aveva soltanto vent'anni.
Da una scala di mogano gli ospiti scesero nel salone principale, dove vennero serviti gli antipasti a base di ostriche (anche se era il 4 maggio e maggio non è un mese con la R, cioè quando, secondo la tradizione, si suppone che le ostriche siano sicure), tortini di riso all'aragosta e cantarello con crème fraîche al tartufo bianco ed erba cipollina, e tartara di salmone su patatine allo scalogno. La cena vera e propria prevedeva come prima portata un'insalata mista con noci, formaggio Stilton e mirtilli e quindi pollo al dragoncello alla griglia oppure salmone scottato alla mostarda, entrambi con contorno di asparagi al vapore. Per dessert lo chef aveva preparato una mousse di cioccolato con crema di vaniglia e lamponi. I vini erano merlot e chardonnay. Il brindisi con lo champagne era previsto per la tarda serata, dopo che Tamar avesse cantato la canzone che dava il titolo all'album.
Barney Loomis era un uomo grande e grosso, e non per caso. Si era riempito il piatto e stava divorando tutto con evidente gusto, ascoltando le chiacchiere della gente intorno, attento a captare ogni segnale che veniva da quella folla influente. Per essere un magnate dell'industria discografica - gli piaceva pensare a se stesso come a un magnate - era vestito in modo abbastanza tradizionale, con una giacca di cachemire beige, pantaloni beige di una tonalità più scura, camicia sportiva beige con il colletto aperto e catena d'oro in bella vista. I capelli neri erano più o meno in stile "cane da pastore", gli occhi castani, Il pizzetto era dello stesso colore dei capelli, ma con qualche pelo bianco qua e là che, pensava Loomis, gli conferivano un'aria distinta e professorale.
Procedendo a velocità di crociera lungo il fiume Dix, la lancia passò sotto i ponti che collegavano Isola a Calm's Point e a Majesta, superò Cavanaugh Island e l'esclusivo Cavanaugh Club, quindi iniziò il viaggio di ritorno virando nelle acque profonde alla confluenza con il fiume Harb e puntò di nuovo verso il centro della città. Intanto un disc jockey aveva cominciato a mixare brani dell'album d'esordio di Tamar Valparaiso e a bordo non si parlava d'altro se non di Bandersnatch e del relativo, spettacolare video che avrebbe fatto schizzare il singolo al primo posto in classifica. O almeno così sperava Loomis. Lo sperava davvero. Le stelle e la luna brillavano nel cielo.
La musica si faceva sempre più forte.
Parecchie anime coraggiose si avventurarono sulla pista da ballo.

© 2005 Mondadori Edizioni

biografia dell'autore
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Ed McBain (1926 - 2005) è l’unico scrittore americano insignito del Diamond Dagger, il più alto riconoscimento conferito dalla British Crime Writers Association. Ha anche ricevuto l’ambito Grand Master Award dei Mystery Writers of America. I suoi romanzi hanno venduto oltre cento milioni di copie, dal primo Il seme della violenza, firmato con il suo vero nome, Evan Hunter, fino ai romanzi della serie più famose, quelle dell’avvocato Matthew Hope e dell’87° Distretto. Tra i suoi ultimi best seller: Gladly, l’orsachiotto strabico, Nocturne, Ultima speranza, Grande città violenta, L’ultimo ballo, Candyland, Money e Il rapporto scomparso.




29 luglio 2005