Sandro Ossola
L’ussaro nel freezer

“Non si sente un epigono di Philip Marlowe mentre sale in ascensore. E avanzando lungo il ballatoio, guardandosi in giro per essere sicuro che nessuno lo noti, si sente più vicino a un guardone, a come gli sbirri vedono uno che fa il suo mestiere: una via di mezzo tra un pervertito e un ricattatore.”

Un libro può anche essere scelto per il titolo, sebbene la cosa in generale sia rischiosissima e non consigliabile. L’ussaro nel freezer è un bel titolo, originale al punto giusto e assolutamente ermetico: cosa si nasconderà dietro questa frase sostanzialmente insensata? Beh, siamo fortunati perché si cela un bel giallo all’italiana costruito con evidente piacere narrativo da un autore che ha già dato prova delle sue qualità con Più bianco del bianco o Niente da festeggiare, pubblicato da Il Minotauro nel 1997 e attualmente introvabile, tant’è che Alacrán, la giovanissima casa editrice che edita questo romanzo, l’ha già annunciato come prossima pubblicazione.
La storia è di quelle classiche per un investigatore privato: pedinamento di una moglie infedele per un caso di divorzio tra le strade di Milano, sino alla periferia del quartiere Certosa-Musocco (per chi conosce la città); conoscenza casuale al bancone di un pub di un irlandese, che sembra essere informato su molti segreti legati all’Ira; successivi sviluppi che lo portano a incontrare anche il fuoco di una mitraglietta, il successivo ricovero in ospedale e poi...
Divorziato, disordinato, accanito bevitore che non disdegna anche le droghe se gli vengono offerte, osservatore pungente disposto alla rissa, ma talvolta anche ingenuo un po’ sprovveduto che può essere preso alla sprovvista, Guido Cereni ha tutte le caratteristiche del detective privato da film americano, ma al tempo stesso è una figura molto italiana che lavora in una città capace di ingoiare praticamente tutto.

L'ussaro nel freezer di Sandro Ossola
149 pag., Euro 12,00 – Edizioni Alácran (Le storie)
ISBN: 88-89603-10-0

Le prime righe

Relax

Gettò l'impermeabile su una sedia e si allentò il nodo della cravatta. Melania gli girò tra le caviglie, poi si mise a grattare la fòrmica dell'armadietto di cucina.
Le diede subito da mangiare, se non altro per far cessare il rumore. La gatta si avventò sul piatto.
Il silenzio peggiorò il suo umore. Carico. Sovraccarico. Sul punto di scoppiare. Tirò un calcio al frigorifero, non troppo forte. Ringhiò. Un cazzotto, sempre al povero frigo, che rabbrividì e cominciò a ronfare, forse nel tentativo di fargli compassione.
L'idea gli sembrò buffa e cominciò a ridere. Una risata coatta, priva di allegria.
Voltò le spalle all'elettrodomestico, poi si girò, lo aprì e prese una birra.
Bere a quell'ora, prima ancora di mangiare, era contro i suoi principi. Il tappo saltò con un sibilo sottile. Bene. Quella era la giornata giusta per far saltare i principi.
Bevve avidamente qualche sorsata, poi tornò al frigorifero, prese una busta di prosciutto e si fece un panino.
Accese il televisore e cercò di perdersi nel telegiornale mentre si ingozzava.
Non gli fu facile ammettere che non c'era una notizia di cui gli fregasse un cazzo, ma quando ci riuscì provò un senso di liberazione.
Non sarebbe stato né il primo né l'ultimo lavoro di quel genere. Anzi, in un certo senso poteva considerarlo tipico.

© 2005 Alácran Edizioni


L’autore

Sandro Ossola, scrittore e traduttore di autori quali Chavarría, Taibo e Vázquez Montalbán, ha esordito con Più bianco del bianco, capostipite del nuovo noir italiano, arrivando poi a trascendere la narrativa di genere con Senso di giustizia e Niente da festeggiare, anch’esso con protagonista Guido Sereni.


Di Giulia Mozzato


29 luglio 2005