Luigi Bernardi
Musica finita
Una storia criminale

“Torino le aveva fatto antipatia, subito, appena scesa dal pullman dell’aeroporto. Era una città dove tutto era troppo grande, a misura di gigante. I portici alti, le strade larghe, le piazze enormi, persino il fiume le aveva messo soggezione, lei che era nata con il mare negli occhi.”

Forse in questa strana estate, che non può essere davvero spensierata per nessuno, prendere in mano un giallo come questo ha senso più che mai. Perché Luigi Bernardi quando scrive non dimentica mai la realtà che ci circonda, la quotidianità delle metropoli sempre più fittamente intrecciate di rapporti difficili, di ostilità e violenza ma anche di consapevolezza che soltanto con il dialogo si creerà una società nuova, multietnica, certo, ma soprattutto “multiconvivente”.
Abdellah non è il solito immigrato marocchino che si arrabatta per mettere insieme il pranzo con la cena: “ha cinque anelli, due orologi e gli auricolari neri di un riproduttore portatile alle orecchie. La camicia è bianca, i gemelli d’oro spuntano dalle maniche della giacca grigio scuro”. Abdellah non ispira sentimenti paternalistici, né il rifiuto estetico della diversità. È integrato nella società in cui vive sino al punto di possedere già dieci phonecenter e controllarne altri otto; attraverso quali mezzi è facile immaginare. “Secondo i suoi progetti, fra neanche un mese, per chiamare all’estero, tutti gli extracomunitari di Torino dovranno passare per la sua organizzazione, allora sarà lui a decidere il prezzo delle telefonate”. Abdellah non può permettere che dei bambocci di un centro sociale ficchino il naso nei suoi affari. Ma inizialmente non sa che dietro ai ragazzi c’è anche un gruppo di attivisti impegnati nella lotta armata degli anni Settanta, pronti a difendere anche in modo brutale l’iniziativa per l’assistenza a extracomunitari organizzata e voluta dai giovani del centro sociale, ma anche dare la possibilità a chi vive così lontano dalla famiglia di telefonare a casa “senza svenarsi”. La scelta di devastare i phonecenter cercando di far ricadere la colpa sulla mafia russa non sarà certamente felice, ma solo una ragazza testimone degli eventi più drammatici che si susseguiranno dopo quei fatti, saprà dare il giusto significato a una lotta ormai sterile e senza senso a cui deve sostituirsi un nuovo modo di affrontare la società per cambiarla davvero, o perlomeno tentare di farlo, pacificamente.

Musica finita. Una storia criminale di Luigi Bernardi
122 pag., Euro 11,00 - Edizioni Zona
ISBN: 88-87578-91-5

Le prime righe

1

Sono in tre, meticolosi compiono il lavoro di una squadra. Il primo si occupa degli apparecchi telefonici, le forbici tagliano i fili, un paio di martellate frantumano cornetta e tastiera. Il secondo punta dritto alla centralina, maneggia con il cacciavite, toglie il pannello di protezione, strappa i fili, spacca le saldature, deforma i circuiti. Il terzo prende in consegna gli arredi, irrora con una tanica di benzina le poltroncine, gli armadi, le scaffalature.
Il fiammifero acceso piomba in mezzo alla pozza, i tre sono già sulla porta d'uscita, pronti a infilarsi dentro l'auto che li aspetta. Sono di fretta, hanno altri cinque obiettivi da colpire, la nottata sarà lunga. Il tempo basta appena.
Più tardi, mentre sono all'opera nel quarto locale, cominciano ad avvertire i segni della fatica. Parlano per non pensarci.
- Ehi, Sergio, manda a dire a tuo fratello che non siamo ancora arrugginiti del tutto, — dice uno dei tre. — La rivoluzione è di nuovo dietro l'angolo, se lui vuole siamo pronti a ripartire.

© 2005 Editrice Zona


L’autore

Luigi Bernardi ha pubblicato diversi libri. Con questo conclude la trilogia Atlante freddo, iniziata con Vittima facile e proseguita con Rosa piccola. Citiamo tra i suoi libri anche Il male stanco e Macchie di rosso.


Di Giulia Mozzato


29 luglio 2005