Giovanni Heidemberg
Ho ucciso un poeta

“Gli autori! Nevropsicotici con ego smisurati e pulsioni inconfessabili. Bisognosi di conferme e rassicurazioni che poi non accettano. Altro che da analista tocca fargli! Almeno gli stranieri, lontani migliaia di chilometri! Libri già fatti. Resta da tradurli, mandargli qualche royalty e fine della storia! I nostri nessuno li vuole, nessuno li legge, l’incantesimo è rotto.”

Giovanni Heidemberg, chi è costui? e perché fa sapere così poco di se stesso? e per quale motivo, ancora, decide di chiamare così anche il suo protagonista? La scelta è perfettamente in linea con la figura di un autore di thriller: il lettore può immaginare qualsiasi cosa. Sarà una spia internazionale? un docente universitario? un detective in pensione? un giovane rampante che cavalca l’anonimato per raggiungere il successo? Passiamo oltre portandoci appresso il nostro quesito irrisolto e leggiamo il suo romanzo. Scopriamo subito quanto sia drammaticamente attuale la storia che racconta, tra agenti segreti che tentano di infiltrarsi in cellule islamiche fondamentaliste, multinazionali che speculano sulla situazione per incrementare il commercio di armi, appartenenti a gruppi politici europei estremisti che sfruttano la nuova situazione per rilanciare la lotta armata, teorizzatori dell’alto valore morale delle missioni suicide dei kamikaze.
In questo scenario si inserisce un fatto accaduto nel 1975 sul litorale romano: l’uccisione di un poeta, Pier Giorgio Giorgini, rilanciato “agli onori della cronaca” grazie a un memoriale-romanzo (quanto di vero c’è in quelle pagine?) in cui un Anonimo, in modo un po’ aulico, confessa l’omicidio, non solo svelandone i retroscena ma anche spiazzando completamente chi aveva già un’idea precisa sui fatti e sulla personalità della vittima. Ma il manoscritto verrà pubblicato?
Ricco di citazioni e personaggi anche riconoscibili (o che forse ci sembrano tali) Chi ha ucciso il poeta affronta molte questioni irrisolte e affronta quasi tutte le tematiche più attuali, compresi i tanti misteri che segnano la storia italiana degli ultimi decenni, senza tuttavia trabordare nella retorica o perdere il filo della storia principale, che, scusatemi, non si può proprio anticipare qui!

Ho ucciso un poeta di Giovanni Heidemberg
241 pag., Euro 16,00 – Edizioni Pequod (Pequod)
ISBN: 88-87418-77-2

Le prime righe

PROLOGO
Una spia imperfetta

Nessuna spia è perfetta. Ma con i bastardi islamici che adesso vogliono mettercelo in culo non puoi permetterti di fare lo schizzinoso.
Jim Logan lo sa bene, ma trova utile ripeterselo. Persino i migliori, i numeri uno dei corsi di addestramento, i Lancillotto più idealisti e intemerati, i ragazzi che vengono da generazioni di militari iperdecorati, iperspecializzati, politicamente conservatori e puritani, sono esseri umani con le loro motivazioni e debolezze. Figurarsi gli altri, gli agenti assoldati e corrotti sul campo, gli infiltrati, gli agenti doppi, quelli confluiti nell'armata per caso, per denaro, per vicende personali spesso oscure e nascoste. Ma è quel materiale umano, così difficile da vagliare e controllare, la truppa operativa sul territorio con cui un caposezione deve fare i conti.
Puoi considerarli pedine dai compiti meschini e meccanici, da sacrificare senza rimpianti, ma è gente che, facendo il tuo, fa un suo specifico gioco particolare. Nel quale non ti ammettono. Gente che devi tenere per le palle. Lasciarli fare, pronto a intervenire. A rimediare. Dare un senso utile. Gente di cui devi prevedere le sorprese. Una partita a scacchi in cui devi essere più avanti di almeno venti mosse.
Jim Logan siede alla scrivania della sua stanza nella stazione romana della CIA e guarda dalla finestra via Veneto percorsa da rare macchine in quella domenica mattina.

© 2005 peQuod Edizioni


L’autore

Di Giovanni Heidemberg non si sa nulla: è il nome del protagonista del romanzo e dell’autore, che vuole mantenere il più assoluto anonimato.


Di Giulia Mozzato


29 luglio 2005