Renata Di Martino
La bambola cinese

“Criscuolo si fece coraggio. Quello era il momento più brutto del suo lavoro. Sapeva che non si sarebbe mai abituato alle scene di morte. Rabbrividiva al pensiero di quello che toccava vedere ai soldati in guerra, e a quanto fosse difficile uscire indenni nella mente dopo certe visioni.”

Un’umanità tutta napoletana ( senza cadere nel retorico e nel luogo comune) caratterizza il commissario Crescenzo Criscuolo, nato dall’immaginazione di Renata Di Martino, non a caso una donna.
Criscuolo è un uomo normale, che nel profondo non vorrebbe mai avere a che fare con gli omicidi, che prova grande pena per le vittime e che sembra rassegnato a questa realtà, che tuttavia detesta al punto da covare un bel mal di stomaco palesemente psicosomatico. Una elegante fidanzata, Dora, direttrice di un negozio d’Alta Moda, e una mamma ingombrante dal carattere difficile in continua lite con Peppina, la domestica, completano il quadro divertente della sua esistenza.
Questa volta il cadavere che deve guardare attentamente è quello di una donna assassinata con alcuni colpi di arma da fuoco in via Toledo, nel pieno del solito “via vai di gente, febbrile, convulso, irregolare”. Accanto a lui i suoi preziosi agenti: Miccio, il suo pupillo, Alterio e Cannavale e poi l’ispettore Marino, il suo vice. Unico testimone dei fatti un uomo che da quando ha perso la moglie in un incidente stradale non parla più con nessuno: “all’anema del testimonio!”.
La donna è una turista cinese e l’omicidio sembra essere stato commesso per scipparle la borsetta, ma l’indagine si presenta subito difficilissima: il marito della vittima non riconosce nessuno nelle foto segnaletiche e appare molto seccato per l’andamento dell’inchiesta; il medico legale reputa troppo precisi i colpi al cuore per essere stati sparati nella concitazione di uno scippo; compare il libro della favola de Il drago cinese, omaggio dato ai bambini per l’acquisto di una bambola, “una specie di Barby con i capelli di colore blu elettrico, tagliati a caschetto e un abito di foggia cinese”... e lo stesso Criscuolo fa qualche sogno dei suoi, di quelli che sembrano indicare una pista da seguire. A questo punto le ricerche devono essere spostate in altre direzioni: lo scippo è sicuramente servito solo per depistare le indagini, c’è ben altro “sotto”, nel vero senso della parola: sarà proprio il sottosuolo di Napoli a fornire la chiave del mistero.

La bambola cinese di Martino Renata
147 pag., Euro 9,50 – Edizioni Avagliano (Tascabili Avagliano n. 8)
ISBN: 88-8309-166-3

Le prime righe

I

Una moto sfrecciava sul lungomare di via Caracciolo. A bordo due giovani senza casco. Quello alla guida, di corporatura grossa, capelli rasati a zero; l'altro, mingherlino, faccia aquilina e lunghi capelli neri legati a coda di cavallo. Entrambi in abbigliamento comune a molti ragazzi: magliette dipinte, jeans strappati, giubbotti ricoperti di tasche, aspetto trasandato che gli stilisti hanno furbescamente consacrato nelle sfilate come moda alternativa.
Il sole di quella giornata di fine estate, seppure caldo, mostrava la tipica stanchezza che toglie l'illusione di un autunno ancora lontano. Perfino l'acqua del mare, di un azzurro intenso come sempre nelle belle giornate, sembrava riposare quasi immobile, sonnecchiante, esausta dall'estate rumorosa di cui avrebbe fatto volentieri a meno.
Nel flusso regolare del traffico, la moto si districava tra le auto, incurante di ogni norma. Se qualche automobilista insofferente insorgeva in proteste, soffocava fulmineo il tono della sua voce non appena incrociava lo sguardo di uno dei due a bordo: truce, minaccioso, di chi non consente repliche. Sembrava avessero una gran fretta per un compito da portare a termine, o un conto da... regolare.
Percorsero la corsia preferenziale di via Acton e svoltarono per piazza Municipio, sfuggendo miracolosamente al fischio dei vigili, come fossero invisibili, fantasmi. Al disagio dei turisti che tentavano di attraversare sulle strisce pedonali per raggiungere il porto, già impegnati in un balletto fatto di passi avanti e indietro, con una probabilità di salvezza da roulette russa, si aggiunse il terrore quando la moto sopravvenne a grande velocità, facendo temere anche un tentativo di scippo.

© 2005 Avagliano Editore


L’autrice

Renata Di Martino, di origine molisana ma napoletana di adozione, attrice, cantante e sceneggiatrice, vive nei quartieri Spagnoli di Napoli. Dopo il successo di Quattro piume per l’assassino, sta lavorando al terzo romanzo della serie “Le inchieste del commissario Criscuolo”.


Di Giulia Mozzato


29 luglio 2005