Chiara Palazzolo
Non mi uccidere

“Mirta, che striscia verso la baita, con il corpo irrigidito, coperto di macchie, e gli occhi annerati dalla morte, mordendo la terra, e strisciando.”

Un horror inconsueto, in cui la protagonista è una giovanissima “sopramorta”, cioè una ragazza che, uccisa da una overdose di eroina iniettatale dall’uomo che amava e che voleva salvare, ritorna a vivere dopo due giorni dalla sepoltura. Mirta, la protagonista, non era infatti morta, ma “sopramorta”, cioè in grado di avere un corpo, una voce, dei pensieri e delle attività “normali”, con un unico problema: la sua alimentazione. Sempre più debole, incapace di mangiare i biscotti o il cibo che aveva sottratto dalle case in cui era entrata come una ladra (compresa la sua), in fuga da tutti coloro che conosceva, in un impulso irrefrenabile divora il corpo di un uomo che uccide e questa sarà solo la prima delle sue tante vittime perché drammaticamente scopre che è umana la carne che sola può saziarla.
Questo elemento horror, che è quello su cui tutto il romanzo ruota, non cancella però un’altra significativa caratteristica della scrittura della Palazzolo, cioè la capacità di far parlare e pensare Mirta come una qualsiasi ragazza di oggi, con spontaneità ed emotività accesa.
Una trama molto originale che non delude il lettore in cerca di emozioni forti.

Non mi uccidere di Chiara Palazzolo
427 pag., Euro 16,50 – Edizioni Piemme
ISBN: 88-384-7557-1

Le prime righe

Prologo

Un vento gelido spazzava i viali, torcendo le chiome leggere dei platani. Sotto il ciclo gravido di nubi di pioggia, una ventina di persone si assiepavano intorno alle bare. Le lapidi erano già state incise. Le fosse scavate al mattino. Il sacerdote fece un segno di croce su ciascuna bara. Mormorò alla svelta una preghiera, nel silenzio generale. Non era più tempo di prediche. E nell'omelia della sera precedente, ai funerali, aveva già detto tutto quel che c'era da dire.
«Mirta e Roberto» concluse. «Riposate in pace.» Immobile come una statua, Amalia fissava la bara di sua figlia. Non riusciva a piangere. Non sapeva neanche come facesse a reggersi in piedi. Non mangiava e non dormiva da quattro giorni. Non pensava neppure da quattro giorni. E quasi non parlava, se non per pronunciare i pochi monosillabi di circostanza: sì, no, grazie. Accanto a lei, Piero piangeva. Suo marito riusciva a piangere. Un uomo alto dai capelli grigio ferro, chiuso in un cappotto blu scuro, che piangeva come un bambino. Da giorni. Amalia provava invidia e rabbia nei suoi confronti. Perché lei lo aveva capito subito che le cose non sarebbero potute andare diversamente.

© 2005 Piemme Edizioni


L’autrice

Chiara Palazzolo è nata in Sicilia e vive a Roma. Della Sicilia rimpiange la luce e i dolci, compensati dalla bellezza della città in cui vive. Ha già al suo attivo due romanzi, La casa della festa e I bambini sono tornati. Ha sempre avuto la passione per il noir e il fantastico, sia in letteratura, sia al cinema. Ora si misura direttamente con una trama forte, dalle tinte horror, un genere nuovo per uno scrittore italiano.


Di Grazia Casagrande


29 luglio 2005