Ben Zimet
I racconti dello Yiddishland. Parole del popolo ebraico

“Già in epoca biblica la narrazione era considerata come un’arte del popolo ebraico. L’Antico Testamento abbonda di svariati miti della creazione e delle origini e riporta le azioni epiche degli eroi primitivi. Le sacre scritture descrivono con molti dettagli la propensione irresistibile dei re e dei profeti ebrei per i racconti a carattere morale, essi stessi ispirati a leggende antiche.”

La ricchezza culturale e la naturale predisposizione al narrare sono qualità universalmente riconosciute al popolo ebraico. Anche l’ironia, anzi l’autoironia sono doti che ne contraddistinguono la tradizione così come il saper cogliere dalla memoria elementi di linfa vitale per il presente e per la conoscenza del mondo e degli uomini. Tale è l’arguzia, l’acutezza delle battute, tale è la capacità di spiazzare il lettore giocando abilmente con le parole e con i concetti che non si può non attribuire a questa tradizione il merito di essere stata una importante fonte per tutta la comicità che si basa sul nonsense un po’ surreale oggi di grande successo.
Così la riproposta, che Garzanti fa de I racconti dello Yiddishland nella collana degli Elefanti, rende merito a questa raccolta del poliedrico Ben Zimet che ha suddiviso in due parti il volume. Nella prima vengono proposte le divertenti e assurde vicende (ora racchiuse in poche pagine, ora in poche righe) degli abitanti di Chelm, la città in cui vivono tutti gli sciocchi che Dio avrebbe voluto distribuire nel mondo, comunità guidata da un gruppo di “Saggi” che prendono decisioni così seriosamente demenziali da essere davvero esilaranti.
La seconda parte invece riporta miti e favole che sono stati tramandati oralmente (in conclusione ad ogni racconto è citato anche il nome del narratore e il luogo in cui la storia è stata detta), narrazioni presenti nelle Scritture, nella tradizione letteraria antica così come in quella contemporanea.
Tanti scrittori ebrei negli ultimi anni hanno prodotto opere che hanno riscosso un grande successo tra i lettori italiani così come alcuni artisti (e tra questi in modo particolare Moni Ovadia che chiude il volume con una interessante e problematica Testimonianza) sono veramente molto, molto stimati: il merito naturalmente va alla grandezza di questi personaggi, ma di certo anche all’originalità sempre viva di una cultura che, mettendo in discussione i fondamenti stessi della propria religione, sa sorridere di ogni tipo di autorità, dal rabbino a Dio stesso, perché, come dice Moni Ovadia citando il rabbino Ouaknin, “l’identità ebraica è un éclat de rire, uno scoppio di risa”.

I racconti dello Yiddishland. Parole del popolo ebraico di Ben Zimet
Con una testimonianza di Moni Ovaia
Titolo originale: Contes du Yiddishland
Traduzione di Roberto Tonetti
293 pag., Euro 9,00 – Edizioni Garzanti Libri (Gli elefanti)
ISBN: 88-11-67764-5

Le prime righe

I
STORIE DI SCIOCCHI, STORIE DI SAGGI

Tutti i popoli sono ghiotti di storie assurde. Alcune di queste storie hanno costituito, con il passare del tempo, dei cicli completi di narrazioni su città reali o immaginarie che sarebbero popolate interamente da sciocchi. Si annoverano fra tali città Abdera in Grecia, Gotham in Inghilterra, Molbo in Danimarca e Schildburg in Germania. Nella tradizione ebraica occidentale il pantheon dell’imbecillità si incarna in Khelm: la città dei Khelmer Narunim, gli sciocchi che si ritenevano dei saggi.
Khelm è una città reale, in Polonia, nella quale gli ebrei ashkenaziti (o orientali) hanno vissuto per più di mille anni. (Per gli ebrei orientali, a loro volta, è il personaggio di Ch’kha che gioca il ruolo dello sciocco).
Gli ebrei hanno sempre adorato le storielle brevi, strane e satiriche, i cui eroi sono dei falsi saggi, dei buffoni o dei burloni – ovvero degli shlemil e shlimazl, come si dice da noi: “Uno shlemil è quello che cade sulla schiena e si graffia il naso! Uno shlimazl è quello che cade sulla schiena e si graffia la schiena e il naso!” -, avventurosi e birbanti che sanno risolvere gli enigmi più complessi a loro modo; maestri della battuta di spirito, gente che spacca il capello in quattro secondo la tradizione talmudica. La tradizione orale ha da sempre veicolato queste storie, di cui alcune risalgono alla più remota antichità.

© 2005 Garzanti Libri Editore


L’autore

Ben Zimet, ebreo, madre tedesca e padre polacco, è nato ad Anversa, si rifugiato in Francia durante la guerra e poi è emigrato in Canada. Negli anni Sessanta è tornato a vivere in Francia. Autore di diversi dischi, nei suoi spettacoli fa rivivere il repertorio della tradizione ebraica, dalle antiche leggende e dai miti che trovano le loro radici nella Haggadah, nella Mishnah e nel Talmud ai racconti dei chassidim e alle opere di Sholem Aleykhem, Kafka e Singer.


Di Grazia Casagrande


15 luglio 2005