La biografia


Alda Merini
Uomini miei

Nessuno sa che i poeti
grondano acqua
come pianto assoluto
e che c’è sempre
una rondine che migra
bellissima e sola,
che va a posarsi
sui loro talenti.

In Alda Merini è certamente “impossibile separare la vita vissuta da quella sognata”, così come sottolineava Maria Corti nella prefazione a una sua raccolta, così come è impossibile distinguere tra le storie d’amore realizzate da quelle solo desiderate o da quelle totalmente immaginate. Eppure gli uomini che emergono, delineati in questo libro recentemente uscito per Frassinelli, sono tutti intensamente amati: il padre, bellissimo e infedele; il grande amore Giorgio Manganelli che conobbe come lei la tragedia della follia; il primo marito Ettore Carniti mai davvero amato; l’altro grande amore della sua vita il poeta tarantino Michele Pierri che sposa nell’83; il vagabondo che raccoglie a casa sua e che all’improvviso se ne va senza dirle una parola; padre David Maria Turoldo così severo e dolce nei suoi confronti, profeta e fratello; gli operai che utilizzano casa sua come un luogo pubblico; i tanti amici che sanno starle vicini anche da un punto di vista letterario. Vanni Scheiwiller, tra i primi a credere in lei, Ambrogio Borsani che nell’89 scrive una nota per Delirio amoroso e che le è ancora oggi amico fedele, Gianfranco Ravasi che coglie l’elemento più mistico della sua poesia e tante altre presenze maschili del cui affetto e della cui tenerezza la poetessa ha sempre una insaziabile fame.
Il tema della fame è infatti ricorrente nel libro, una fame che è fisica e simbolica, una carnalità e una sensualità che trascende il corpo, ma da questo ha inizio così come la parola poetica che nasce come bisogno, come istinto immediato ma che poi sa trascolorare in assoluto, in un universale desiderio incompiuto e perennemente negato. La follia, accettata e negata, rifugio e carcere, maledizione e dono: in questa ambivalenza di dolore e di liberazione è il nucleo poetico di Alda Merini ormai da anni considerata tra le maggiori poetesse non solo italiane, ma europee se nel 1996 fu proprio l’Académie française a proporla per il premio Nobel per la letteratura.
I disegni riprodotti nel volumetto sono di Alberto Casiraghy e ben esprimono il mondo stravolto e senza vie d’uscita se non quelle dell’immaginario della poetica della Merini, ugualmente le pagine in prosa che compongono la maggior parte del libro sono spiragli di lettura importanti per affrontare l’universo dei versi pubblicati nelle ultime pagine. Così dall’unione di tre elementi (narrativo-autobiografico, poetico e grafico) esce un testo davvero fondamentale per la comprensione di questo personaggio che rimarrà di certo centrale nella storia della poesia del nostro secolo.

Uomini miei di Alda Merini
151 pag., Euro 10,00 – Edizioni Frassinelli
ISBN: 88-7684-862-2

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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Ricordi

Mia sorella era una bambina perbene, coi capelli ben ravviati e il vestito alla marinara, e aveva un amore sconsiderato per me, che ero più piccola di quattro anni. A cinque anni ero già una bambina avida, tanto che per farmi una foto dovevano riempirmi le tasche di soldi perché altrimenti non sorridevo. Cercai di ammazzare mia sorella due o tre volte, ma senza risultato. Mia mamma mi difendeva e diceva che, essendo piccola, ero semplicemente gelosa; in realtà ero cattivissima.
Mia sorella impiegò tutta la vita per cercare di piacermi, ma io la mandavo al diavolo e pregavo il Signore che facesse morire tutta la mia famiglia.
A dieci anni cominciai a desiderare un figlio e non so da chi mi venne quell'idea malsana. Pensavo che la maternità mi avrebbe donato, e mangiavo a crepapelle e di tutto, fino ad avere un tifo petecchiale da cui mi salvarono per un pelo.
Ero una bambina bellissima, piena di riccioli e con una volontà di ferro. Non mi piegava nessuno. Avevo anche una prodigiosa memoria e non parlavo con nessuno, credendomi un padreterno.
Fu così che scoprii la mia vocazione religiosa. E volevo ammazzare mia madre per sposare il papa. Mia sorella era timidissima, ma io ero talmente chiusa che nessuno riusciva a sfondare la mia porta. Solo la nonna, in punto di morte, disse a mia madre le fatidiche parole: «Attenta alla piccolina, è completamente matta».
Quando violentai Manganelli, lui rimase senza parole e non parlò per mesi e mesi, finché si decise a prendere in mano la penna. Fui io che feci di Manganelli un grande scrittore. Ma ero così tremenda che mi soprannominò la «bakunina» e il nostro amore andò avanti a suon di schiaffoni. La «bakunina» voleva averla vinta e lo tiranneggiò a tal punto che Manganelli scappò, lasciando da parte desiderio e contemplazione, finché approdai alle acque quiete e torbide di Salvatore Quasimodo.
A dodici anni mi presentai nell'ufficio di mio padre e chiesi di essere assunta come ingegnere. Mi buttarono fuori e mi guardarono con tanta pietà. In fondo nessuno aveva capito che io ero un genio della matematica.

Mio padre lavorava nella vecchia mutua Grandici e faceva l'assicuratore. Era un uomo coltissimo e padrone della lingua italiana. E anche molto bello, talmente bello che lui e mia madre sembravano una coppia di attori. Era anche un tenore di grazia. Cantava nelle operette e io già da bambina ebbi una grande dimestichezza col palcoscenico.
Erano talmente innamorati l'uno dell'altra, i miei genitori, che io crebbi in un clima di amore e di musica unico al mondo. Lui era bello come Robert Taylor, ma era un uomo chiuso e molto garbato. Fu un grande educatore, mio padre. Amò i suoi figli teneramente e aveva mani così ben curate che sembravano persino femminili. Mio nonno era maestro d'organo e in casa mia non ci furono mai né parolacce né offese, e mio padre aveva un tale rispetto per sua moglie che per tutta la vita io credetti che il matrimonio fosse la vera felicità.
Mio padre si chiamava Nemo, perché mio nonno era un appassionato lettore di Giulio Verne. Mio padre, che non era cattolico, sposò mia madre solo quando nacqui io, per intervento di un nostro cugino che voleva santificare quell'unione così perfetta (ma io avevo il diavolo in corpo e non volevo santificarmi). Solo mio padre, così paziente e generoso, riusciva a calmarmi, e a lui confidavo tutto, anche i miei baci, i miei primi baci. E mio padre era così contento di queste confidenze che rideva, rideva a crepapelle della sua piccola «bakunina» che aveva paura dell'amore.

© 2005 Edizioni Frassinelli

biografia dell'autrice
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Alda Merini ha pubblicato numerose raccolte di poesie e libri in prosa,e dopo quasi mezzo secolo di attività è considerata una delle voci più importanti della poesia italiana. Nel 1993 ha ricevuto il prestigioso premio Librex Montale, nel 1996 il premio Viareggio, nel 1997 il Premio Procida -Elsa Morante e nel 1999 il premio della presidenza del Consiglio dei Ministri, settore poesia. Tra le sue opere: La presenza di Orfeo, Paura di Dio, Nozze romane, Destinati a morire, La Terra Santa, L’altra verità. Diario di una diversa, Fogli bianchi, Testamento, Delirio amoroso, Vuoto d’amore, Ipotenusa d'amore, Se gli angeli sono inquieti, Aforismi con fotografie di Giuliano Grottini, La palude di Manganelli o il monarca del re, La vita facile, Fiore di poesia (1951-1997), L'anima innamorata, Corpo d'amore. Un incontro con Gesù, Magnificat. Un incontro con Maria, La carne degli angeli, Poema della croce.




8 luglio 2005