James Lloyd Carr
Un mese in campagna

“La pioggia era cessata e la rugiada scintillava sull’erba del cimitero, le ragnatele fluttuavano tra le correnti d’aria, i merli beccavano qua e là in cerca di insetti, un tordo cantava sopra un frassino, dove io potevo vederlo. Più oltre si estendevano i pascoli che avevo attraversato mentre venivo dalla stazione (con una tenda a cono piantata vicino a un ruscello); poi altri campi che si levavano in direzione della scura linea delle colline. E mentre si faceva chiaro, un vasto e splendido paesaggio si dispiegava di fronte a me. Mi allontanai; era immensamente appagante.”

È attraverso l’Introduzione di Penelope Fitzgerald e a una breve Prefazione dello stesso autore che il lettore si avvicina al romanzo breve Un mese in campagna, incredibilmente il primo a essere tradotto in italiano, malgrado nel 1987 fosse stata realizzata la versione cinematografica di questa storia, per la regia di Pat O’Connor con Colin Firth e Kenneth Branagh. E sin da quei primi commenti semplici e chiari si percepisce una certa aria classicheggiante che pervade tutto lo scritto. Lo stesso Carr asserisce di aver voluto scrivere un “idillio rurale sulla falsariga di Sotto gli alberi di Thomas Hardy” e chi ha letto le opere dell’autore inglese, che avrebbe potuto essere suo nonno, sa che quel romanticismo ottocentesco che in molti casi assume toni troppo melodiosi e sensuali, in Hardy prende un accento più aspro denso di fatalismo che lo fa parteggiare per le persone più semplici e primitive che risultano essere le più felici, dando inoltre un gran peso allo scenario naturale degli eventi.
Un mese in campagna è la storia di una rinascita, quella del protagonista Tom Birkin, reduce di guerra che nel 1920 arriva nel paesino di Oxgodby stanco, depresso, “con i nervi a pezzi, abbandonato dalla moglie, senza il becco d’un quattrino”. E lentamente, giorno dopo giorno, la sua vita cambia per merito degli abitanti del paese, dell’impegno nel restauro dell’affresco del Giudizio Universale nella chiesa, della solidarietà e della simpatia che suscita, ma anche grazie alla natura e al paesaggio che circonda le case, tra prati e granai, colline e boschetti in continua trasformazione. La natura è partecipe dei drammi dei personaggi che la abitano, diventa rifugio e consolazione e ricompare in molti punti della narrazione. Può essere un semplice commento sulla vista circostante o una descrizione precisa di luoghi determinanti per la caratterizzazione della vicenda. Sicuramente Lloyd Carr è un maestro nel raccontare i luoghi e le cose, gli animali e le piante e le sensazioni che questi suscitano nell’animo umano. In questo Un mese in campagna è davvero un “piccolo capolavoro” come recita il quotes tratto da The Mail on Sunday riportato nella quarta di copertina.

Un mese in campagna di James Lloyd Carr
Titolo originale: A month in the country
Traduzione di Silvia Castoldi
XVI-135 pag., Euro 14,50 – Edizioni Fazi
ISBN: 88-8112-647-8

Le prime righe

Quando il treno si fermò scesi con passo incerto, trascinando e spingendo a calci lo zaino. Più indietro sulla banchina qualcuno gridava disperatamente: «Oxgodby... Oxgodby». Nessuno si offrì di aiutarmi, perciò risalii e rientrai nello scompartimento, di nuovo inciampando su piedi e caviglie per arrivare alla borsa da pesca (sulla rete portabagagli) e alla brandina pieghevole (sotto il sedile). Se quello era un campione rappresentativo della gente del Nord, allora mi trovavo in un paese nemico e avrei dovuto prestare la massima attenzione a ogni singola mossa. Un tizio accanto a me trattenne il respiro, un altro grugnì. Nessuno parlò.
Poi il ferroviere fischiò. Il treno scattò in avanti un paio di metri... e si fermò. Il vecchio seduto accanto al finestrino lo abbassò per metà. «Mi sa che ti bagni fino all'ossi, caro mio», mi disse, e mi richiuse il finestrino in faccia. La locomotiva emise uno splendido pennacchio di vapore e si rimise lentamente in moto, esponendomi agli sguardi di una sequela di volti di pietra. Quindi mi ritrovai da solo sulla banchina. Mi caricai lo zaino in spalla, diedi un'ultima occhiata alla cartina che avevo con me, la cacciai nella tasca del cappotto, poi la tirai fuori di nuovo, lasciando cadere il biglietto sugli stivali del capostazione.

© 2005 Edizioni Fazi


L’autore

James Lloyd Carr (1912-1994), romanziere ed editore, preside ed antiquario, prestò servizio come ufficiale nella RAF durante la seconda guerra mondiale. Tra i suoi romanzi ricordiamo: A day in summer e A season in Sinji. Un mese in campagna e The battle of Pollock’s Crossing sono stati finalisti al Brooker Prize. Questo è il suo primo romanzo ad essere tradotto in Italia.


Di Giulia Mozzato


8 luglio 2005