Salvatore Niffoi
La leggenda di Redenta Tiria

“E cos’è l’idea?’ domandò Redenta Tiria. ‘Già stanco di vivere prima di arrivare a quarant’anni? Ma non ti vergogni? Rimettiti in grazia di Dio e impara a campare coi piedi per terra, che volare non è cosa per uomini!”

Non ci fosse l’indicazione temporale data dalla presenza dei cellulari, sarebbe difficile dare attribuire una data alle storie raccontate ne La leggenda di Redenta Tiria dello scrittore sardo Salvatore Niffoi. Perché la Sardegna del libro è un paese arcaico, radicato in comportamenti, linguaggi e ritmi che sembrano essere rimasti immutati per secoli. Inutile cercare in un atlante il paese di Abacrasta: quella di Niffoi è una geografia personale, un paesaggio inventato nella toponomastica e reale nella terra brulla e riarsa, negli alberi di sughero e negli olivi, nei greggi di pecore e nelle mandrie di vacche. Un’area immaginaria e dettagliata, come la contea di Yoknapatawtha di Faulkner o la Macondo di Garcìa Marquez, popolata da una folla di personaggi che hanno tutti qualcosa in comune: muoiono suicidi. L’io narrante che prende la penna per raccontare le storie di Abacrasta è l’ufficiale di stato civile, ora in pensione, colui che ha sempre messo i timbri e firmato i nullaosta per il seppellimento dei compaesani che rinunciavano alla vita. Ad un certo punto sentivano una voce, anzi “la Voce”, che li chiamava: “Ajò, preparati, che il tuo tempo è scaduto!”, e loro ubbidivano. Questo fino a sei anni prima, quando Battista Graminzone ha applicato l’ultimo timbro. Era successo che quell’estate era giunta in paese Redenta Tiria: una maga? una strega buona? Al mastro ferraio che le aveva dato le indicazioni era sembrato di vedere il volto della madonna tra le scintille sputate dal mantice - fatto sta che, da quell’istante, questa donna cieca dai capelli neri come l’ala del corvo arriva nel posto giusto e nell’istante giusto per impedire ogni nuovo suicidio. Come se il non vedere non solo non le impedisse di trovare la strada, ma, anzi, le facilitasse scoprire i luoghi remoti scelti dagli aspiranti suicidi per togliersi la vita, e l’aiutasse pure a divinare i candidati alla morte. In risposta alla domanda su chi sia e perché sia venuta ad Abacrasta, Redenta Tiria dice di essere la figlia del sole e di essere venuta a portare la luce nel paese delle ombre. È qui la chiave per entrare nel realismo magico di Salvatore Niffoi, un affabulatore che ci fa gettare l’occhio in ogni casa di Abacrasta raccontandoci di ogni paesano, di tziu Genuario che si getta dalla tromba delle scale il giorno che compie 100 anni, della ventenne Beneitta Trunzone che si era appesa all’anta dell’armadio prima che la rinchiudessero in convento, di Boranzela Coro ‘e Cane che pesava due quintali, non si era sposata per non lasciare a nessuno le sue ricchezze e poi aveva nominato suo erede l’uomo che aveva amato in silenzio. Nomi e cognomi straordinariamente insoliti, storie di vita e di morte accomunate da un destino fatale - finché il narratore/scrittore/segretario comunale cambia registro e inizia a raccontare storie di altre vite bloccate nel momento in cui avrebbero potuto terminare: perché alla Voce si era sovrapposta quella di Redenta Tiria. E una delle storie più belle è quella di Ciriacu Pistola, vent’anni di galera per aver ucciso l’amico della cui moglie era innamorato. Solo che Ciriacu era innocente. E non sveliamo il mistero di questo breve “giallo” che potrebbe finire con un altro assassinio e invece termina con un matrimonio.

La leggenda di Redenta Tiria di Salvadore Niffoi
161 pag., Euro 14,00 – Edizioni Adelphi (Fabula n. 167)
ISBN: 88-459-1972-2

Le prime righe

Abaca, abaco, Abacuc…Abacrasta, il nome del mio paese, non lo troverete in nessuna enciclopedia, e neanche segnalato nelle carte geografiche. Al mondo non lo conosce nessuno, perché ha solo milleottocentoventisette anime, novemila pecore, millesettecento capre, novecentotrenta vacche, duecentoquindici televisori, quattrocentonovanta vitture e millecentosessantatre telefonini.
Abacrasta è famoso solo nel circondario, dove lo chiamano “il paese delle cinghie”. A Melagravida, Ispinarva, Oropische, Piracherfa, Orotho, quando passa uno di Abacrasta, si fanno il segno della croce e si domandano:
“E a quello quando gli tocca?”

© 2005 Adelphi


L’autore

Salvatore Niffoi è nato nel 1950 a Orani, in provincia di Nuoro, e qui vive, insegnando e scrivendo. Alcuni suoi romanzi sono apparsi, a partire dal 1997, presso la casa editrice nuorese Il Maestrale. La leggenda di Redenta Tiria è il suo primo romanzo pubblicato da Adelphi; altri sono in preparazione.


Di Marilia Piccone


8 luglio 2005