Francesco Altan e Elisabetta Forni
La prospettiva del ranocchio
Lo sguardo dei bambini sul mondo adulto

“La morale veicolata dai programmi più seguiti dai bambini, i cartoni giapponesi e i serial statunitensi, è quella scintoista e quella puritana, entrambe molto lontane dalla nostra e quindi molto disorientanti per un bambini.”

Difficilmente un saggio di sociologia riesce a diventare una lettura divertente eppure il binomio Forni/Altan, gli autori di questo originalissimo libro, ci riesce davvero, anche se il sorriso che strappano le vignette di Altan è quasi sempre estremamente amaro.
Quattro le parti in cui il volume è diviso: la prima è relativa alle violenze che i bambini subiscono (dirette, strutturali, culturali), la seconda sulle nuove “droghe legali”, cioè sulle varie videodipendenze; una terza sui valori che trasmettiamo e sui diritti di cui i bambini devono (e vogliono) godere; infine la quarta è diretta agli Stupid big men (and women), parafrasando il famoso titolo del libro di Michael Moore, cioè agli adulti.
Le vignette sono sia a commento che a stimolo dell’analisi fatta e molto spesso ciò che vediamo rappresentato e il sarcastico dialogo tra le due figure disegnate da Altan è più esplicito di ciò che viene detto o almeno ben lo sintetizza.
Pubblicità, mercificazione della vita, uso commerciale del pensiero e addirittura della trasgressione: tutto ciò è parte del vivere di ogni uomo contemporaneo e da anni anche di quello dei bambini visti ormai come importanti consumatori, merce pregiata il cui potere di acquistare e di stimolare l’acquisto è davvero elevato. Se “ci hanno lasciato il nervo ottico, ma hanno snervato tutti gli altri”, come ha detto Braudillard, sono le immagini (pubblicitarie, televisive, dei videogiochi) a creare quel superficiale materialismo di cui siamo vittime e che finiamo col trasmettere ai più piccoli. Così i disvalori (aggressività, competitività, avidità e fame di potere, ma anche incertezza, ansia, incapacità di vivere all’interno della Storia, individualismo estremo…) dominanti oggi sono specchio del disorientamento degli adulti, della loro fragilità valoriale, della perdita del senso della memoria.
Da ciò che i bambini, sollecitati, chiedono, possiamo elencare alcuni diritti da loro stessi giudicati di primaria importanza per sé e per tutti i bambini del mondo: il diritto alla vita, a un nome, a una crescita sana e sicura; il diritto all’amore, alle cure per una maturazione serena e senza maltrattamenti; il diritto alla sopravvivenza; a una famiglia unita che dia sicurezza; all’istruzione e a una scuola rispettosa della dignità e della personalità; il diritto a una vita dignitosa, completa, autosufficiente; il diritto a una propria cultura, a esprimere liberamente le proprie idee; il fondamentale diritto a un mondo di pace ma anche all’essere informati e al poter far conoscere le proprie idee e opinioni sulle cose del mondo. Bene, tutto ciò è dovuto prioritariamente ai bambini (invece è quasi sempre negato nell’opulento Occidente e, drammaticamente, nei Paesi del Sud del mondo), ma la rivendicazione dovrebbe spingere in assoluto a contenere l’avidità di chi detiene il potere politico e, soprattutto, economico e finanziario.

La prospettiva del ranocchio di Francesco Altan e Elisabetta Forni
159 pag., Euro 9,50 – Edizioni Bollati Boringhieri
ISBN: 88-339-1600-6

Le prime righe

Introduzione

Che il mondo occidentale si contraddistingua anche per il suo adultocentrismo è già stato osservato e documentato ampiamente. Ma molto resta da fare per suscitare negli adulti una coscienza critica e una disponibilità a ridefinire i propri parametri, valori, comportamenti in relazione ai bisogni e ai diritti dell’infanzia attuale e a quella che stata definita l’etica delle responsabilità nei confronti delle generazioni future. E molto resta da dire cosa recepiscano e pensino i bambini riguardo a questa “negazione” della realtà infantile di cui sono responsabili gli adulti, nonché sulle conseguenze che ne derivano alla loro vita.
Alla luce di tale duplice obiettivo è nato questo libro, per il quale ho trovato un inusuale ispiratore: si tratta di un autore e studioso della società assolutamente sui generis, Altan, che disegna spesso bambine e bambini, e che ha accettato di buongrado di farsi coinvolgere nel mio progetto.
Delle sue numerosissime vignette ispirate all’infanzia ho fatto con lui una selezione tematica, accompagnata da commenti che attingono alla letteratura sociologica e da testimonianze di bambini raccolte in libri, saggi, articoli.



© 2005 Edizioni Bollati Boringhieri


Gli autori

Francesco Tullio Altan è nato a Treviso e vive e lavora ad Aquileia, dopo un lungo periodo trascorso in Brasile. Disegnatore su molti periodici e quotidiani, ha pubblicato per vari editori libri per bambini, raccolte satiriche, opere teatrali e multimediali.

Elisabetta Forni è nata a Parma ma vive a Torino, dove insegna Sociologia urbana alla prima facoltà di Architettura del politecnico. Ha pubblicato: La città di Batman. Bambini, conflitti, sicurezza urbana.


Di Grazia Casagrande


8 luglio 2005