Beppe Severgnini
La testa degli italiani

“Dopo l’età dell’inurbamento rapido (anni Cinquanta), l’epoca dell’entusiasmo incosciente (anni Sessanta), il periodo dell’allarmismo ansioso (anni Settanta), la fase dell’ottimismo distratto (anni Novanta) siamo approdati a un’approssimativa consapevolezza: l’Italia è nostra, forse conviene tenerla da conto. Le doglie della modernità non sono concluse – c’è sempre un privato che abusa e un governo che condona – ma finalmente sta succedendo qualcosa.”

Un libro scritto per gli stranieri, a loro si rivolge sempre nel saggio Severgnini confrontando gli opposti luoghi comuni sul Bel Paese e mettendoli in discussione, ma che sembra fatto apposta per piacere agli italiani. Piace infatti riconoscersi e riconoscere, piace guardare se stessi allo specchio e guardare da una finestra privilegiata i nostri conterranei. Piace vedere scritti in modo arguto i tanti giudizi che in mille occasioni tutti noi istintivamente diamo a fatti, persone, comportamenti e frasi che osserviamo quotidianamente ripetersi. Gli italiani stanno cambiando: lentamente ma lo stanno facendo. Non corrispondono infatti più alla macchietta stantia con cui ancora gli stranieri ci bollano, eppure (per fortuna) ci sono doti e difetti (non è sempre facile vedere la differenza tra le une e gli altri) che continuano a caratterizzare gli italiani rispetto non solo agli americani, ma anche agli altri europei. Appare superfluo elencare le tante situazioni tipiche analizzate, il libro è tutto da leggere e sa divertire in ogni pagina, ma la cosa che appare evidente sia che si parli di Milano o di Roma, della Sardegna o della Toscana che una qualità non manca agli italiani: l’intelligenza. Una intelligenza talvolta ipercritica e iperindividualista, che spiega perché la situazione nazionale sia sempre un po’ instabile, ma una qualità di cui è giusto essere fieri, coltivando il nostro “nazionalismo bonsai”, così come della naturale socievolezza e del saper prendere con grande serietà lo stare insieme e il comunicare (dice Umberto Eco: “il bar italiano è una terra di nessuno e di tutti, a metà tra il tempo libero e l’attività professionale”).
Giustamente (Severgnini non a caso è italiano) uno dei capitoli finali è dedicato a Crema, città natale dell’autore, simbolo di tante piccole belle città di provincia e il libro si chiude a Malpensa, luogo da cui ha preso avvio questo particolare viaggio nella penisola, passando però da San Siro, dove la passione per il gioco del calcio (essere interista è l’altro elemento identitario dell’autore) rende ancor più evidente la peculiarità del carattere nazionale: possiamo essere in centinaia di migliaia a guardare e a fremere per la stessa cosa, ma saremo sempre centinaia di migliaia di individui. Oggi purtroppo abbiamo perso un po’ di smalto, ci manca un orizzonte e ci manca Cristoforo Colombo che ci faccia capire che c’è una meta da raggiungere, faticosa, difficile, ma possibile. Per questo forse temiamo il declino, il lento tramonto, ma per evitarlo basterebbe capire e valorizzare la frase con cui Severgnini chiude il suo libro: “la testa degli italiani è un gioiello, non un alibi.”

La testa degli italiani. Una visita guidata di Beppe Severgnini
248 pag., Euro 16,50 – Edizioni Rizzoli
ISBN: 88-17-00716-1

Le prime righe

L’aeroporto, dove si dimostra
che amiamo le eccezioni più delle regole

Essere italiani è un lavoro a tempo pieno. Noi non dimentichiamo mai chi siamo, e ci divertiamo a confondere chi ci guarda.
Diffidate dei sorrisi pronti, degli occhi svegli, dell'eleganza di molti e della disinvoltura di tutti. Questo posto è sexy: promette subito attenzione e sollievo. Non credeteci. O meglio: credeteci, se volete. Ma poi non lamentatevi.
Un viaggiatore americano ha scritto: «Italy is the land of human nature», l'Italia è la terra della natura umana. Se è vero - e ha tutta l'aria di essere vero - l'esplorazione diventa avventurosa, per voi stranieri. Dovete procurarvi una mappa.
Restate qui dieci giorni? Facciamo così: durante il viaggio, studieremo tre luoghi al giorno. Luoghi classici, quelli di cui il mondo parla molto, forse perché ne sa poco. Cominceremo da un aeroporto, visto che siamo qui. Poi cercherò di spiegarvi le regole della strada e l'anarchia di un ufficio, la loquacità dei treni e la teatralità di un albergo, la saggezza seduta di un ristorante e la rassicurazione sensuale di una chiesa, lo zoo della televisione e l’importanza di una spiaggia , la solitudine degli stadie l’affollamento in camera da letto, le ossessioni verticali dei condomini e la democrazia trasversale del soggiorno (anzi: del tinello).

© 2005 Edizioni Rizzoli


L’autore

Beppe Severgnini (Crema, 1956) scrive per il Corriere della sera, è stato corrispondente in Italia di The Economist, ed è autore di dieci bestseller: Inglesi, L’inglese, Italiani con la valigia, Italiani si diventa, Manuale dell’imperfetto viaggiatore, Manuale dell’uomo domestico, Manuale dell’imperfetto sportivo,Un italiano in America, tradotto anche in USA con successo. Interismi e Altri interismi sono insolite dichiarazioni alla sua squadra del cuore. Nel 2004 è stato votato “European Journalist of the year”. Nel Café Letterario di Librialice.it sono presenti due interviste al giornalista, una del 2002 e una del 2000.


Di Grazia Casagrande


8 luglio 2005