Georges Simenon
L’orologiaio di Everton

“Quello che Dave cercava nello sguardo di Ben quando era ancora bambino era una traccia, un segno di quella rivolta. E all’epoca ne aveva paura; avrebbe quasi desiderato che suo figlio appartenesse all’altra razza.”

Una vita intera dedicata a crescere un figlio, ad osservarne ogni respiro, ogni paura e ogni successo; un ragazzo che non ha mai dato preoccupazioni, bravo a scuola, ubbidiente in casa, moderato nel bere e nei divertimenti: ma una notte questa fotografia della vita di Dave e Ben, che sembrava da anni sempre la stessa, viene completamente stravolta, come se una specie di schermo fosse caduto e, come all’improvviso, rivelasse una diversa verità.
La moglie aveva lasciato Dave, una sera di molti anni prima, quando il loro bambino aveva solo sei mesi, senza un biglietto di spiegazioni, senza un saluto neppure per il figlio così piccolo.
Passati quindici anni, la sera di un qualsiasi sabato, di ritorno dall’abituale incontro con un vecchio e silenzioso amico, Dave trova la casa vuota e il suo ragazzo sparito, così come il suo furgone, senza una spiegazione o un saluto: tutto sembra ripetersi. Dopo qualche ora l’uomo viene a sapere che il figlio è fuggito con una ragazza di quindici anni (lui ne ha ormai sedici) che frequentava da qualche mese, dopo aver rubato i pochi dollari che la famiglia di lei teneva in casa. Poche ore ancora e arrivano due poliziotti e nel giro di una mattina Dave sa interamente quello che è successo: i due fuggiaschi hanno ucciso un uomo, preso la sua auto e sono scappati. La polizia li sta inseguendo in forze e, dopo uno scontro a fuoco, cattura i due adolescenti che sembrano indifferenti a tutto, alle accuse così come al carcere che li aspetta.
Una strana sensazione, una curiosa pace, quasi una forma di distacco spezzato solo dal desiderio di rivedere il figlio sembra impossessarsi anche del padre che si precipita dove il ragazzo è stato arrestato, ma il viaggio è inutile perché lui non vuole vederlo. Anche durante il processo Ben appare sereno, pacificato e distante, solo un po’ di emozione quando sente il verdetto di condanna a morte, tramutata in ergastolo per la giovane età dell’assassino, della giuria.
Ma tutte quelle giornate frenetiche e dolorose hanno lavorato sull’anima di Dave, gli hanno fatto capire qualcosa in più non solo del figlio ma anche di se stesso: c’era un germe di ribellione indomabile in loro di cui Ben con la fuga e l’essersi scoperto assassino, lui con un matrimonio improbabile con una donna che era stata l’amante di tutti, avevano all’improvviso preso coscienza ed era incontrollabile, era come essere di una razza diversa che rifiuta i limiti e le regole.

L'orologiaio di Everton di Georges Simenon
Titolo originale: L’horloger d’Everton
Traduzione di Laura Frausin Guarino
166 pag., Euro 14,00 – Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi n. 477)
ISBN: 88-459-1984-6

Le prime righe

1

Fino alla mezzanotte, forse anche fino all'una, Bave Galloway seguì la solita routine di tutte le sere, o, più esattamente, della sera del sabato, che differiva un po' da quella degli altri giorni.
Forse l'avrebbe vissuta in modo diverso, forse avrebbe cercato di godersela più intensamente, se avesse saputo che era la sua ultima sera da uomo felice... A quell'interrogativo, e a molti altri - per e-sempio se fosse mai stato davvero felice - gli sarebbe toccato in seguito sforzarsi di dare una risposta.
Per il momento era ancora all'oscuro di tutto, e si limitava a vivere senza fretta, senza problemi, senza esserne neppure appieno cosciente, ore così uguali l'una all'altra da indurlo quasi a credere di averle già vissute.
Raramente chiudeva il negozio alle sei in punto. Di solito lasciava passare qualche minuto prima di alzarsi dal tavolo di lavoro, davanti al quale gli orologi in riparazione erano appesi a piccoli ganci, e di togliersi dall'orbita destra la lente montata in ebanite nera che teneva incastrata quasi tutto il giorno come un monocolo. Forse, dopo tanti anni, aveva ancora la sensazione di lavorare sotto un padrone e temeva di mostrarsi avaro del proprio tempo…

© 2005 Adelphi Edizioni


L’autore

Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 76 romanzi e 26 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Fra i suoi romanzi ricordiamo: Gli intrusi, Maigret ha paura; Cécile è morta, Il primogenito dei Ferchaux; In caso di disgrazia; La prima inchiesta di Magret; La camera azzurra; Félicie; Maigret; I Pitard; Luci nella notte


Di Grazia Casagrande


1 luglio 2005