Taibo Paco Ignacio II, Marcos
Morti scomodi

“Dunque, mi hanno appena informato che io non sono in questo romanzo, insomma dev’essere stato tutto uno spiacevole equivoco che, a quanto mi dicono, risolveranno nella redazione del giornale e nella casa editrice del libro.”

È notizia di questi giorni che Rafael Sebastian Guillen Vicente, ben più noto come “Subcomandante Marcos”, scioglierà l'esercito Zapatista di liberazione.
La “Sesta dichiarazione della Selva Lacandona", che è stata recentemente pubblicata sul quotidiano messicano La Jornada, indica un forte cambiamento di rotta dell’Ezln dovuto alla riflessione del subcomandante che per poter vincere è necessario allargare la base della contestazione al potere centrale a operai e contadini. Perché questa premessa? Semplicemente perché il guerrigliero altamente tecnologico, il misterioso comunicatore che per primo ha utilizzato internet come strumento di lotta è uno dei due autori del romanzo giallo che proponiamo in questa pagina.
Il secondo autore è Paco Ignacio Taibo II che, pur essendo nato in Spagna, è (e si sente) ormai totalmente messicano in quanto docente universitario nella capitale e cittadino di Città del Messico da quasi cinquant’anni. Autore di romanzi polizieschi molto popolari anche in Italia(è il creatore del detective Héctor Belascoarán Shayne) Paco Ignacio è stato contattato dal mitico personaggio che gli ha proposto questa curiosa e interessante collaborazione, una formula di scrittura a quattro mani davvero particolare: ogni personaggio viene messo in azione e la vicenda si evolve in risposta a ciò che il precedente scrittore aveva elaborato. Il risultato è un’opera in cui nulla è prevedibile nella trama mentre le diverse attitudini degli autori possono essere riconoscibili: maggiore l’elemento ironico e letterario nelle pagine scritte da Taibo, più forte la nota sociologico-politico-tecnologica in quelle di Marcos. Curioso anche l’utilizzo di altri nomi noti ai lettori, nomi di scrittori o di personaggi entrati ormai nell’Olimpo della letteratura contemporanea, primo fra tutti il detective Pepe Carvalho che diventa un personaggio di Morti scomodi incaricato di portare in un villaggio del Chiapas un messaggio del suo autore, dei semplici fogli scritti a mano da Manuel Vázquez Montalbán per il Subcomandante Marcos accompagnati da un messaggio di Daniel, figlio del grande Manolo.
Se il romanzo, come “giallo”, mantiene pienamente le premesse di opera di intrattenimento e di divertimento per il lettore, possiamo però vederne altre componenti più riflessive che forse possono compendiarsi in questa frase che esprime il sentimento che domina la vita e l’azione dei deboli: “la paura della lunga storia di sconfitte. Paura dell’abitudine alla rassegnazione che produce il conto dove noi figuriamo sempre nelle sottrazioni e divisioni, mai nelle addizioni e moltiplicazioni.”

Morti scomodi di Taibo Paco Ignacio II e Marcos
Titolo originale: Muertos incómodos
Traduzione di Pino Cacucci
219 pag., Euro 14,00 – Edizioni Tropea (Le gaggie)
ISBN: 88-438-0549-5

Le prime righe

1

A volte ci vogliono più di cinquecento anni

“Quando una cosa ci mette più di sei mesi,
o è una gravidanza o non ne vale la pena”

Così mi disse il Sup. Io lo guardai per capire se stava scherzando o se parlava sul serio. Perché certe volte il Sup pare che va in corto circuito, cioè prende in giro i cittadini ma alla nostra maniera, oppure prende in giro noi ma alla maniera dei cittadini. E allora, è come quando si sbaglia sintonia. Anche se non sembra fregargliene granché. Lui se la ride.
Invece no, quella volta non era così. Il Sup non scherzava. Bastava vedere il suo sguardo serio, fìsso sulla pipa mentre l'accendeva. Guardava la pipa come se si aspettava di sentirsi dare ragione da lei, anziché da me.
Lui mi aveva detto che voleva mandarmi in città, che dovevo fare dei lavori per la nostra lotta, che prima dovevo passare un po' di tempo in città per prenderci la mano e poi potevo essere pronto per quei lavori.
Fu allora che gli chiesi quanto tempo mi ci voleva per abituarmi all'andazzo della città e lui mi rispose sei mesi, e io chiesi se sei mesi erano sufficienti e il Sup allora disse quello che disse.
Il Sup me lo disse dopo aver parlato a lungo con un certo Pepe Carvalho che era venuto a La Realidad, portando un messaggio di don Manolo Vàzquez Montalbàn che voleva incontrare il Sup.

© 2005 Adelphi Edizioni


Gli autori

Il Subcomandante Marcos è salito alla ribalta delle cronache nel 1994, quando è iniziata la rivolta dell’EZLN (Esercito zapatista di liberazione nazionale) nello stato messicano del Chiapas. Icona di tutte le minoranze oppresse, abile stratega e comunicatore, ha fatto conoscere al mondo la condizione degli indios. Tre i suoi libri pubblicati in Italia, ricordiamo: Dal Chiapas al mondo. Scritti, discorsi e lettere sulla rivoluzione zapatista; La storia dei colori; La spada, l’albero, la pietra e l’acqua; Racconti per una solitudine insonne; Nei nostri sogni esiste un altro mondo.

Paco Ignacio Taibo II è nato in Spagna, a Gijón, nel 1949. Scrittore, giornalista, ex docente universitario, dal 1958 vive a Città del Messico. Ha pubblicato: Giorni di battaglia, Il fantasma di Zapata, Qualche nuvola, Niente lieto fine, Stessa città stessa pioggia, Fantasmi d’amore, Sogni di frontiera. Oltre alla raccolta di scritti Te li do io i Tropici e i romanzi Rivoluzionario di passaggio, Sentendo il campo di battaglia, Ma tu lo sai che è impossibile, Eroi convocati (in La banda dei quattro), Ritornano le ombre, E doña Eustolia brandì il coltello per le cipolle, Ombre nell’ombra, La lontananza del tesoro, Come la vita, Senza perdere la tenerezza (fortunatissima biografia di Ernesto Che Guevara) e Arcangeli.


Di Grazia Casagrande


1 luglio 2005