Antonio Moresco
Lo sbrego

“Io non ho nessun disprezzo per la cultura, mi rendo conto della deprogrammazione epocale messa in atto da media come quello televisivo, per creare moltitudini di schiavi allevati e di povera carne sollecitata da macchine economico-politico-mediatiche che hanno bisogno di muoversi liberamente in spazi desertificati”.

È ormai da tempo che Antonio Moresco non scrive più “Lettere a nessuno”: sono passati i momenti raccontati in quel libro, i rifiuti editoriali, i rifiuti…umani, i rifiuti di un mondo che non aveva il tempo, lo spazio, lo spessore, lo stomaco per accogliere uno scrittore che incideva sulla carta le coordinate di un tatuaggio letterario ed esistenziale “umano, troppo umano”. Momenti che ora sono illuminati dai riflessi di canti che vivisezionano il caos del mondo moderno, macchina impazzita a velocità (in) folle.
In questo “sbrego” Moresco, tra i grandi scrittori del nostro contemporaneo, torna alla sua personalissima “visione” di carta. Ben lontano dal voler rendere inchiostro un proprio canone di lettura, passa in rassegna gli scrittori che ha amato, che ha attraversato, scoperto o riscoperto: Dostoevskij, Goethe, Cervantes, Melville, Hugo. Classici che, lascia intendere Moresco, forse oggi farebbero fatica addirittura ad emergere: rischierebbero l’estinzione in un mondo, quello dell’editoria, standardizzato e soffocato dalle esigenze di un tempo che è diventato mercato. Moresco sembra volerci comunicare proprio questo: che la cultura è entrare nel tempo senza vendersi ai poteri del tempo. Un’impresa non certo facile in un universo che all’inchiostro preferisce i salotti e che al dibattito predilige la comunicazione.
Adesso che Moresco ha abbandonato la “Clandestinità” del suo essere scrittore, oggi che è un autore celebrato ma che rifugge le celebrazioni, accogliamo con ancor più ammirazione un libro come “Lo sbrego”: perché riconcilia con la letteratura. Letteratura che, mai come oggi, è vandalizzata, deturpata, violentata: da un pubblico concettinizzato, impregnato di piccoli, saldi e profondi (pre)concetti predigeriti-premasticati-omogeneizzati, e da critici letterari che continuano a fare il loro mestiere. Leggere i libri come i ginecologi guardano le belle donne.

Lo sbrego di Antonio Moresco
149 pag., Euro 12,00 – Edizioni BUR (Scuola Holden)
ISBN: 88-17-00628-9

Le prime righe

Io non ho mai letto niente. Io non so se quello che faccio quando colloco i miei occhi nistagmici di fronte al plasma della visione alfabetica sia quella cosa che viene generalmente chiamata «lettura». Se devo dar retta a quello che dicono in molti su questo argomento, io non conosco, non ho mai conosciuto l'esperienza della lettura. Per me leggere non è leggere. Miliardi di anni fa, quando si sono formati gli elementi primari che hanno dato vita al nostro pianeta, sono sorti i componenti chimici che, nell'arco di altri miliardi di anni, sono diventati infine la materia fluida cui abbiamo dato il nome di inchiostro che lascia il segno su una superficie di carta o di impulso elettrico che palpita su una parete di cristalli liquidi o plasma. A questi abbiamo attribuito il significato di idee, di emozioni, decifrandoli coi nostri occhi emersi. Su di essi immaginiamo, costruiamo, inventiamo, deliriamo, sogniamo. Cosa penseranno gli animali quando vedono altri animali bipedi stare incomprensibilmente immobili per ore col muso collocato di fronte a un oggetto inanimato e stratificato, senza fare assolutamente niente? Mentre è per loro del tutto concepibile il nostro mangiare, defecare, dormire, scopare e persino le nostre attività più astratte e sbalorditive; al culmine delle quali metterei sicuramente quella di gonfiare di fronte ai loro occhi un palloncino di gomma colorata.

© 2005 Edizioni BUR


L’autore

Antonio Moresco (Mantova, 1947) vive a Milano. Ha pubblicato Clandestinità, La cipolla, Lettere a nessuno, Il vulcano e il testo teatrale La santa. È autore inoltre de Gli esordi, La visione, dialogo con Carla DeBenedetti, Storia d’amore e di specchi, Canti del caos, L’invasione, Canti del caos vol.2. Nel 2002 ha curato insieme a Dario Voltolini Scrivere sul fronte occidentale.


Di Gian Paolo Serino


1 luglio 2005