Sandro Campani
È dolcissimo non appartenerti più

In cima la Pietra è come l’Africa, d’estate. Come se qualche centinaio di metri sopra il livello dell’Appennino, poggiata su un blocco di roccia, ci fosse l’Africa, la savana, più precisamente: un pianura leggermente inclinata che sembra più grande per l’assenza di orizzonte, grandi alberi isolati a fronda larga, l’erba lunga e ingiallita dal vento.

È dolcissimo non appartenerti più. Questa frase suggerisce forse solo una storia d’amore, ma il romanzo non è soltanto questo, anzi. Più che la narrazione di un rapporto amoroso, è un racconto di delusioni e di ferite, ancora più angoscianti in quanto i protagonisti sono dei giovani.
Luca, Giulia, Elisa, Alfredo e poi Gianni, Filippo, Beppe, Baffo: le storie di otto ragazzi si incrociano in un momento drammatico che cambierà, in modi diversi, le vite di tutti loro.
I primi quattro sono alle prese con una classica storia d’amore fra trentenni che prende il posto di un’altra, lasciando dietro di sé dolore, ricordi e rimpianti. Gli altri sono amici fin dall’infanzia, cresciuti insieme, ormai arrivati a 20 anni di giornate scandite da lavoretti, poco studio, uscite sull’Appennino con canne e giri di alcol. L’atmosfera per certi versi richiama Radiofreccia, ma c’è meno vitalità e meno cattiveria rispetto ai ragazzi del film di Ligabue.
Come sfondo la natura dell’Appennino, tra l’Emilia Romagna e la Toscana, rassicurante per le sue cittadine tranquille, ma anche scabrosa e selvaggia, natura mai conosciuta fino in fondo, ma sempre sfidata.
Una vicenda all’apparenza banale, che stupisce suo malgrado, quando il lettore si rende conto che non ha a che fare con la solita storia di giovani, ma con qualcosa in più, qualcosa di diverso.
Infatti all’improvviso le loro vite si incrociano e due dei protagonisti cambiano: da quel momento in poi non saranno più gli stessi. Nella banalità di esistenze qualunque è entrato il tragico, e forse non riuscirà più ad uscirne.
Lo stile delle vicende narrate, che peraltro trascinano il lettore verso la triste conclusione, è frammentario e poco incisivo: frasi brevi, numerose azioni, poco altro.
Ma si nota che c’è molta spontaneità nella scrittura, una freschezza che non è data solo dall’età dell’autore (ha 30 anni) ma proprio da una sincera voglia di raccontare o raccontarsi.
Alla fine di questo romanzo conciso si ha come la sensazione di aver perso qualcosa, insieme ai protagonisti. Non l’innocenza, della quale già sono privi all’inizio, ma la speranza, che, smarrita in gioventù, non si può più recuperare in seguito.

È dolcissimo non appartenerti più di Sandro Campani
137 pag., Euro 10,00 – Edizioni Playground (Riserva indiana)
ISBN: 88-89113-10-3

Le prime righe

BEPPE, FILIPPO, GIANNI E BAFFO. L’ULTIMO GIRO DELL’APE

L’ultimo giro glorioso dell’Ape di Gianni l’hanno fatto in quattro, tre stretti in cabina e Baffo sul cassone. L’Ape, a Gianni, l’aveva lasciata suo padre. Era una di quelle che il padre prendeva disfatte dai vecchietti che c’erano rampati in salita per anni, anche su per i campi e che poi, in carrozzeria, metteva a posto per sfizio. Molto prima di avere l’età Gianni spericolava con l’Ape negli sterrati sul fiume, sulla pista del campionato estivo delle jeep, e con gli altri andava a sgommare nel campo di ‘Turun, lo zio Baffo. Gli altri amici l’avevano aiutato a pitturarla. Ognuno aveva messo il proprio disegno e la propria firma. Della meccanica s’era occupato Gianni, che aveva truccato l’Ape in modo da farla andare il doppio del normale. Aveva saldato due tubi da jeep ai lati del cassone, rivestiti di gommapiuma gialla, un alettone Alfa sulla capotta, e dai dodici anni in poi, fino ai diciotto, Gianni, Beppe, Baffo e Filippo hanno girato la collina su quell’Ape.
L’Ape 50 è il mezzo di locomozione più diffuso in tutto l’Appennino. Motorini e Vespe non li hanno mai avuti in tanti, perché non si carica la roba e d’inverno c’è freddo. Gianni, con l’Ape, ha vinto due campionati di fila nel campo sportivo del comune, nella gara a circuito e nello slalom.

© 2005 Playground Edizioni


L’autore

Sandro Campani è nato nel 1974. Nel 2004 il suo racconto “Le utili abitudini” è stato incluso nell’antologia “Bloody Europe!” e nel 2005 il suo racconto “Cosa familiari” è apparso su Linus.
È dolcissimo non appartenerti più è il suo romanzo d’esordio.


Di Anna Davoli


24 giugno 2005