Silvia Andreoli
Busserò per prendere la notte

“Quel giorno don Arturo aveva scoperto che c’era un inferno peggiore: era l’arte. Perché dava l’illusione di ricucire, con la creatività, quanto la realtà aveva mancato, fallito; per poi presentare un conto salatissimo: della realtà non rimaneva più traccia, alla fine, l’arte travestiva il presente di sogno al punto che cancellava ogni concretezza.”

La familiarità con i guizzi della follia, con gli eludenti confini tra reale e irreale, che caratterizza la narrativa di Silvia Andreoli discende forse dai “magnanimi lombi”, per dirla col Parini, dato che la scrittrice è figlia di uno dei più importanti psichiatri italiani, quel professor Vittorino la cui celebre peculiarità somatica sembra aver ispirato, forse inconsciamente, un personaggio del romanzo, che spicca per le “sopracciglia foltissime”.
In Busserò per prendere la notte (il titolo riecheggia un verso di Dylan Thomas) sono molti i personaggi toccati dalla misteriosa ala della follia, quasi tutti in effetti, così come quasi tutti hanno avuto in dono, o come punizione, il talento artistico: “L’arte si svela a patto di esserne rapiti”. Poesia, pittura e musica come magiche ossessioni condizionano la ricerca di Marla e Vincent, i protagonisti del romanzo, entrambi bisognosi di liberarsi di un doloroso passato, lei per superarlo, lui per accettare di conoscerlo.
La scoperta del proprio passato, cioè del lato più nascosto di sé, è una ricerca emblematica, condotta attraverso diversi canali: aprendo un antico baule, trovando lettere misteriose in un libro di poesie, ma anche abbandonandosi ad impulsi amorosi incontrollati.
Questa ricerca dai molteplici sbocchi porterà lontano nella storia, fino all’angusta camera dove la regina Giovanna la Pazza, vittima di una congiura per carpirle il potere, consumò la vita, ingiustamente accusata di delirare. Questo intreccio tra passato e presente, tra realtà e fantasia, all’inseguimento di pesanti segreti, permette all’autrice, come nel precedente romanzo Malvina, di disegnare situazioni-limite, per mettere in evidenza la fragile provvisorietà della vita e dell’anima umana: “Mi hanno insegnato che esiste la realtà e la menzogna, il vero e il sogno, la santità e il delitto – dice un personaggio – Mi ingannavano. Non esiste opposizione netta nelle cose. Almeno io, nella mia lunga vita, non ho incontrato che questa sfumatura di grigio che tutto mescola e confonde.”
Il mare e i colori di Erice, il sole siciliano e le sue notti vellutate costituiscono per tutti i personaggi un richiamo ineludibile: non solo per Vincent, che vi si crede arrivato per caso, e per Marla, inviata da una misteriosa libraia, deus ex machina della vicenda, ma fino dai tempi dei baroni spagnoli la catena di colpe e sortilegi viene strettamente allacciata alla terra, vissuta come legame ancestrale. In questo susseguirsi di storie anche il lettore può identificarsi, come afferma Marla: “Non esiste alcun dominio sull’immaginazione e se si cade dentro la narrazione altrui in una storia, falsa o vera che sia, d’un tratto se ne diventa parte.”

Busserò per prendere la notte di Silvia Andreoli
266 pag., Euro 15,00 – Edizioni La Tartaruga (Narrativa)
ISBN: 88-7738-429-8

Le prime righe

PARTE PRIMA

L’incontro

Capitolo primo

Era entrata così, senza parlare né dire il suo nome, con una risolutezza quasi aggressiva, mentre reggeva tra le mani un pacco ingombrante, avvolto nella carta scura.
«Ti ho portato i libri di Olga.»
La voce della sconosciuta suonò roca, profonda, nella stanza dove Vincent l'aveva accolta. La guardò, incuriosito e turbato al tempo stesso. Da quando era arrivato a Erice, sei mesi prima, non aveva ricevuto nessuna visita.
La giovane donna aveva lunghi capelli scuri, morbidi sulle spalle esili, lasciate intravedere da una maglietta chiara, trasparente, con piccoli fiori azzurri. La carnagione, di un bianco lunare. Le gambe sottili erano avvolte da una sorta di tunica leggera, lunga a sfiorare le caviglie. Ai piedi, graziosi sandali di conchiglie e perline, un vezzo di bambina, pensò.
Doveva avere all'inarca trent'anni.
D'un tratto Vincent fu percorso dalla certezza di averla già conosciuta e che soltanto la sua memoria falliva.
Si concentrò di nuovo a guardarla: nonostante fosse immobile da qualche minuto e a poca distanza da lui, ancora non ne aveva distinto il viso. Di lei che non aveva detto il suo nome, entrando con sicurezza nella casa a due piani di via Sales, avrebbe per sempre rammentato la figura di spalle, una sorta d'ombra in perenne controluce.
Eppure, nell'attimo stesso in cui l'incantevole sconosciuta

© 2005 La Tartaruga Edizioni


L’autrice

Silvia Andreoli, nata a Verona nel 1970, nel 2001 ha pubblicato la raccolta di racconti Senza un tempo preciso. Nel 2003 ha pubblicato il suo primo romanzo Malvina.


Di Daniela Pizzagalli


24 giugno 2005