Valeria Parrella
Per grazia ricevuta

“Qualcosa del genere passò in testa a mia madre il giorno in cui fui assunta, in cui tornai a casa a mi buttai sul letto. Mia madre chiamò commossa zia Vanda; anche con le orecchie nel cuscino sentivo il suo sollievo: ‘A tempo indeterminato, i contributi’. Uscì di pomeriggio che pioveva e le scarpe ancora non le si erano asciugate dalla spesa, andò dal gioielliere e comprò un ex voto. Non sapevo che mia madre avesse mai chiesto una grazia per me, di tante che avrebbe potuto, non quella.”

Avevo un po’ paura della possibile delusione nel leggere il secondo libro di Valeria Parrella. Perché il primo, Mosca più balena, mi era piaciuto molto ma non riuscivo a valutare il peso di certi aiuti (compresa la scuola di scrittura da lei stessa citata) nella costruzione di quella raccolta di racconti. Sbagliavo, non c’era alcunché da temere. Le promesse sono mantenute in pieno, la linea narrativa si ripropone, il taglio dei primi racconti si ripete senza annoiare in questi quattro. Già, racconti!? Ma non dicevano che il pubblico dei lettori italiani non ama i racconti? E perché allora Valeria Parrella si ritrova tra i finalisti dello Strega? Sarebbe interessante approfondire il tema. Lo faremo in altra sede.
La critica si è già schierata nei due consueti fronti contrapposti. A capitanare i detrattori Antonio D’Orrico, che sminuisce molto l’originalità dei temi e la capacità narrativa della scrittrice napoletana, a difenderla dalle pagine della Stampa Lorenzo Mondo e di Repubblica Paolo Mauri.
Ma di cosa parliamo quando parliamo di Parrella? Di Napoli, sicuramente. Di donne, con altrettanta centralità, di disagio, di difficoltà economiche, di lavoro, di fatica (quella della vita di tutti i giorni), d’amore e di matrimonio, di figli e di genitori, ma anche di delinquenza, di angoscia, di paura. Di esistenze comuni, insomma, che l’autrice racconta con qualche efficace descrizione d’ambiente e soprattutto molti dialoghi, diretti, chiari, senza fraintendimenti. Una narrazione oggettiva più che soggettiva, cronachistica più che psicologica, senza sottintesi ma con qualche considerazione che non scade mai nel retorico sentimentalismo. Può piacere o meno, ma sicuramente ha le sue precise radici storiche che sembrano affondare più nel testo teatrale che in quello prettamente letterario: Eduardo De Filippo, Annibale Ruccello e Salvatore Di Giacomo, con le voci di Pupella Maggio, Leopoldo Mastelloni, Beppe Barra, o Geppy Gleijeses. E sarebbe un bel film a episodi, nell’ormai dimenticato filone “all’italiana”, forse non a caso citato nel titolo.

Per grazia ricevuta di Valeria Parrella
105 pag., Euro 9,50 – Edizioni minimum fax (nichel n.20)
ISBN: 88-7521-059-4

Le prime righe

LA CORSA

A Tonino, per il braccialetto

Ogni volta che attraverso questa strada scelgo sempre lo stesso punto: ci arrivo un po’ in diagonale dallo spartitraffico, o dritta dritta sulle strisce pedonali come se le macchine si fossero fermate per farmi passare. O scendendo dal tram, senza ombrello, corro a ripararmi sotto la tettoia della farmacia. Ma sempre passo via Marina in questo punto, non lo faccio apposta, cioè: lo faccio apposta senza volerlo. E allora lo immagino. Lo immagino così forte che posso vederlo: era Mario, e veniva lungo il marciapiede. Non attraversava: faceva già abbastanza caldo perché il corpo scegliesse da solo i passi all'ombra. Camminava veloce scorrendo sulla sinistra le finestre dell’ ospedale Loreto, sulla destra la strada che avanzava contro il mare. Il mare contro la caserma, contro il collocamento, contro le gru del porto. Andava spedito come quel signore che aveva fatto il bancomat pochi istanti prima, proprio mentre lui superava, veloce, 'a banca, Divani & Divani, Chateau d'Ax. Il signore del bancomat era giusto un passo dietro di lui e aveva l'espressione del prelievo n una città di cui non ti fidi. Mario non aveva nessuna espressione, nessuna. Camminava veloce, scansava le radici degli alberi che avevano gonfiato il marciapiede, sempre sulla destra le scansava, lato strada. Quello del bancomat scansava sulla sinistra, lato ospedale, come se tenersi più dentro potesse evitargli lo scippo, come se motorino che temeva si fosse fatto scrupoli a salire lo scalino.

© 2005 Edizioni Minimum Fax


L’autrice

Valeria Parrella (1974) vive a Napoli. Il suo libro d’esordio, mosca più balena, ha vinto i premi Campiello Opera Prima, Procida e Amelia Rosselli.


Di Giulia Mozzato


17 giugno 2005