La sfida cinese
Rischi e opportunità per l'Italia

“L’origine del miracolo economico cinese risale al 1978, quando una serie di riforme istituzionali e strutturali iniziarono a liberalizzare l’economia, introducendo gradualmente il meccanismo di mercato in un sistema largamente dominato dalla pianificazione centralizzata.”

Il saggio proposto dalle edizioni Laterza, appare estremamente attuale e un prezioso contributo nel dibattito in corso in Italia e in Europa sulla pressione che l’economia cinese sta attuando nei confronti dell’industria europea (e americana) attraverso l’esportazione nei paesi occidentali di prodotti a prezzi davvero stracciati. Il saggio però non è assolutamente un “instant book”, infatti l’idea del libro era nata ai due curatori nell’autunno del 2003, quando erano già evidenti le preoccupazioni che l’espansione economica cinese stava creando in Occidente. Claudio Dematté, uno dei due curatori, è morto poco più di un anno fa dopo essere stato per anni direttore della Sda, la Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi e dopo averle saputo dare quel prestigio che l’ha resa famosa nel mondo, praticamente l’unica realtà italiana che sappia formare esperti con competenze di livello internazionale. Fabrizio Perretti, l’altro curatore, è docente di “Strategie di internazionalizzazione” alla Bocconi e alla Sda e ha dichiarato che è stato il “senso di urgenza” a spingere lui e il collega Dematté già nel 2003 ad un’analisi dei rischi e delle opportunità presentati dalla “Sfida cinese” perché, sottolinea Perretti, “chi si occupa di strategia d’impresa ha la necessità di muoversi di pari passo con la realtà, se non di anticiparla”.
Il volume è diviso in due parti: nella prima vi sono importanti contributi stranieri, saggi e articoli apparsi su riviste specializzate, nella seconda a esaminare la questione sono esperti e studiosi italiani.
Quello che è avvenuto in Cina è stato per anni colpevolmente ignorato né è stata compiuta l’analisi sulla scelta di quel Paese di accogliere l’economia occidentale come strategia per mantenere invece intatto il regime politico, in quanto la caduta dell’Unione Sovietica veniva letta come pura conseguenza del fallimento del sistema economico vigente in tutta l’area comunista. La spregiudicatezza con cui questa scelta schizofrenica (per altro solo apparente) è stata attuata ha reso l’economia cinese potentissima nel giro di poco più di un decennio.
Il saggio di Franco Bernabè, uno degli ultimi della raccolta, si apre con un’affermazione molto interessante: “La lunga notte che per duecento anni ha oscurato la più grande potenza del mondo, produttrice fino all’inizio dell’Ottocento di una quota pari a un quarto del Prodotto interno lordo (Pil) mondiale, sta finendo”, e proprio per questo è importante capire non solo come affrontare la minaccia cinese, ma anche come approfittare dell’opportunità offerta da quel grande mercato. Nella sezione dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia a Pechino si possono osservare come i rapporti tra i due paesi, già avviati con diversi criteri da vari imprenditori italiani, abbiano comunque immense possibilità d’espansione e rappresentino occasioni d’oro e non solo catastrofiche minacce.
In quest’ultimo periodo le ipotesi, anche fortemente regressive, per affrontare la “questione cinese” si sono manifestate con grande concitazione: quindi ben venga un po’ di riflessione pacata, un contributo competente come quello offertoci da questo saggio.

La sfida cinese. Rischi e opportunità per l'Italia
A cura di Claudio Dematté e Fabrizio Perretti
XI-234 pag., Euro 19,00 – Edizioni Laterza (Percorsi Laterza n. 78)
ISBN: 88-420-7574-4

Le prime righe

Introduzione
di Fabrizio Peretti

La Cina rappresenta una duplice sfida: una sfida interna, che pone innanzitutto a se stessa, come primo ed unico esperimento sul piano teorico e pratico di capitalismo comunista; una sfida esterna, che pone al resto del mondo sul piano della potenza politica e della concorrenza economica. Si tratta di due sfide che coinvolgono non solo i destini di 1,3 miliardi di cinesi ma che hanno ripercussioni su scala mondiale. Si tratta di due sfide i cui esiti sono incerti e strettamente collegati: il successo della prima si fonda inevitabilmente su quello della seconda e viceversa.
La sfida interna è stata lanciata con il crollo del sistema sovietico, interpretato dalla dirigenza cinese soprattutto come il fallimento di un sistema economico, piuttosto che come il fallimento di un sistema politico. Se il sistema politico cinese fosse stato in grado di modificare il sistema economico in modo tale da assicurare un grado di benessere superiore alla popolazione, il Partito comunista avrebbe continuato a mantenere il controllo totale del potere. Se questa era la sfida, si trattava di sostituire il «perdente» sistema economico marxista a pianificazione centrale con il «vincente» sistema economico fondato sull'economia di mercato. Il modello di riferimento non poteva che essere rappresentato dalle economie capitalistiche asiatiche, che avevano conosciuto un tasso di crescita superiore a qualsiasi altra nazione ed un processo di industrializzazione molto rapido, fondato soprattutto sulle esportazioni destinate ai paesi sviluppati occidentali. Se questo era il modello, la dirigenza cinese non aveva altra scelta se non quella di favorire l'ingresso della Cina nel mercato mondiale attraverso una politica di progressiva apertura agli investimenti e al commercio internazionale.

© 2005 Laterza Edizioni


I curatori

Claudio Dematté (1942-2004) è stato professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari e di Strategie di internazionalizzazione presso l’Università Bocconi di Milano. Nel 1971 ha fondato la Scuola di Direzione Aziendale dello stesso ateneo, di cui è stato direttore generale e poi presidente. Nel 1988 ha fondato la rivista “Economia & Management” di cui è stato direttore. Ha ricoperto incarichi di grande importanza in aziende e gruppi di primo piano nell’economia italiana, in particolare è stato presidente della Rai nel 1993 e delle Ferrovie dello Stato nel 1998.

Fabrizio Perretti è docente di Strategie di internazionalizzazione presso l’Università Bocconi di Milano e la Scuola di Direzione Aziendale dello stesso ateneo. È stato visiting scholar della Harvard Business School e della Sloan School of Management del MIT, visiting researcher presso la J.F. Kennedy School of Management e docente di Economia presso il Department of Economics della Harvard University. Con Claudio Dematté ha pubblicato L’impresa televisiva e ha curato diversi volumi sulle strategie di internazionalizzazione.


Di Grazia Casagrande


17 giugno 2005