Giulio Giorello
Di nessuna chiesa
La libertà del laico

“Se la ricchezza della realtà ci impone di forgiare degli strumenti che consentano di orientarci nell’azione e nel pensiero (altrimenti saremmo come paralizzati, e soccomberemmo), tali artefatti hanno finito sovente col ‘sovrastare’ gli artigiani che li hanno modellati.”

Una fascetta avvolge il piccolo saggio in un abbraccio e recita: “i laici tendono a difendersi, è tempo di attaccare”. Giorello ha allargato quelle braccia, ha chiuso il pugno e sferrato un diretto allo stomaco di molte persone, ma ha anche, finalmente, dato voce a chi la pensa come lui, consapevolmente, assumendosene in pieno ogni responsabilità. Così come in questi giorni hanno fatto e stanno ancora facendo politici di tutti gli schieramenti e l’assoluta maggioranza degli scienziati italiani in occasione del referendum sul tema della fecondazione assistita: un’occasione per laici e credenti di “uscire allo scoperto” e testimoniare le reciproche posizioni.
Il relativismo viene oggi inteso da varie parti come il cardine attorno a cui ruota la crisi dell’Occidente, una pericolosa assenza di valori nata dall’abbandono dei dogmi. Giorello dimostra invece in queste pagine che relativismo significa apertura e disponibilità in tutti i settori, dalla ricerca ai diritti umani, alle libertà individuali, a una solidarietà scevra da condizioni. L’esordio del pamphlet è legato all’omelia di Joseph Ratzinger Pro eligendo romano pontefice, pronunciata il 18 aprile 2005, il giorno prima di essere eletto papa, in cui si legge una condanna esplicita al relativismo: “si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla di definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. Giorello subito replica: “Chi vuole combattere il relativismo non dovrebbe conoscerlo meglio? Dichiarare che esso comporta una più o meno quieta accettazione di qualsiasi teoria, forma di vita o costellazione di valori, significa restare alla superficie delle cose.” E ancora, “Ephraim Lessing nel suo Nathan il saggio (1779) mise in scena la coincidenza del Dio degli Ebrei, dei Cristiani e degli Islamici, sottolineando come la valorizzazione delle differenze non dovesse tradursi in motivi di separazione, incomunicabilità e tirannide. Troppo spesso si dimentica che il contrario di relativismo è assolutismo”.
Il discorso di Giorello prosegue, nella prima parte, con citazioni di Darwin, di Galileo, di Charles Sanders Peirce, Norberto Bobbio, Popper, di nuovo Ratzinger, per arrivare a questo concetto: “la questione non riguarda tanto l’abusata contrapposizione tra fides e ratio, quanto quella tra fallibilismo e infallibilismo, tra una verità che non pretende di salvare neanche se stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione”.
E, ancora, in tema di fecondazione assistita e statuto dell’embrione umano: “perché demandare a una qualche forma di stato etico o teocratico il diritto/dovere di rappresentare e vincolare scelte così strettamente personali? Perché presupporre che i singoli cittadini vivano sempre in una condizione di ‘minorità’ che impedirebbe loro di assumersi le proprie responsabilità?” Sarebbe molto più logico e umano, prosegue Giorello, permettere che ognuno non solamente si accolli il peso della propria sofferenza, ma scientemente faccia una scelta autonoma, senza negare delle opportunità oggi concretamente disponibili in nome di qualche valore, “che come ogni valore non è necessariamente condiviso”, perché questo significa “ancora una volta discriminare i membri di una comunità in modo arbitrario”.
Un terzo capitoletto, intitolato La scelta delle filosofia, entra nel cuore di un ambito particolarmente sentito dall’autore: il senso dell’esercizio della filosofia nell’ottica della libertà di scelta, scevra da ogni limitazione. “Questa insofferenza per ogni confine non è altro che la libertà del laico”. Giorello ricorda che non si deve commettere l’errore di pensare che a fare del filosofo un “bandito” siano solo le confessioni e ricorda casi non necessariamente legati a regimi autoritari ma anche a democrazie “morbide” e in qualche modo schizofreniche. La tolleranza, che dà anche il titolo (insieme all’indifferenza) al capitolo finale del pamphlet, non può essere considerata un’utopia irrealizzabile, ma “uno strumento efficace perché possa nascere e conservarsi una società libera e aperta”.

Di nessuna chiesa. La libertà del laico di Giulio Girello
79 pag., Euro 7.50 - Edizioni Raffaello Cortina
ISBN 88-7078-975-6

Le prime righe

La Torre di Babele

Se non ci fosse stata la Torre di babele,
avremmo dovuto costruirne una.
KARL POPPER

Popper perdonami, comincerò con un altro Karl. "Uno spettro si aggira per l'Europa [...]. Tutte le potenze [...] si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo spettro: papa e zar, Mettermeli e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi." Così inizia il Manifesto del partito comunista (1848) di Engels e Marx. Allora lo spettro era il comunismo; oggi, invece, la santa alleanza lo chiama relativismo. Nell'omelia Pro eligendo romano pontifice, pronunciata il 18 aprile 2005 da Joseph Ratzinger, che il giorno dopo sarebbe salito al soglio di Pietro scegliendo il nome di Benedetto XVI, leggiamo: "La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all'altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all'individualismo radicale; dall'ateismo al vago misticismo religioso; dall'agnosticismo al sincretismo, e così via. [...] Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare 'qua e là da ogni vento di dottrina', appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla di definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". Fin qui il papa. Ecco uno degli zar: "Il relativismo ha fatto guasti e continua a fare da specchio e da cassa di risonanza dell'attuale umor nero dell'Occidente. Lo paralizza quando già è immobile e spaesato, lo rende inerme quando già è arrendevole, lo rende perplesso quando già è poco incline ad accettare le sfide".

© 2005 Raffello Cortina Editore


L’autore

Giulio Girello, editorialista del Corriere della Sera, insegna Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano. Ha già pubblicato Prometeo, Ulisse, Gilgames.


Di Giulia Mozzato


10 giugno 2005