Luca Canali
La sporca guerra

Chiesi tremando: “Are you American?” “Ya” fu la risposta brusca. Non era il “sì” tedesco. Erano i primi soldati della V Armata che giungevano nel centro di Roma.

Luca Canali nel suo libro riunisce cinque diversi racconti con uno sfondo comune: la Guerra. Sono vicende ambientate durante la Seconda guerra mondiale in Italia, vissuta attraverso gli occhi diversi di persone con età, storie, vite differenti.
I primi quattro racconti sono ampi e compiuti in se stessi, perfetti per la loro lunghezza: in ognuno di essi si snoda una storia con un protagonista singolo o collettivo (i partigiani), che passa da una situazione all’altra attraverso l’evento bellico, una sorta di maturità o presa di coscienza. L’ultimo racconto, più esteso dei precedenti, è un giallo, un’indagine poliziesca in un ambito particolare, quello universitario, che porta il protagonista, un investigatore dilettante, all’amara scoperta di verità squallide e scabrose, che lo lasciano sgomento e allibito.
In tutto il libro prevale un senso di squallore e di impotenza verso la sporcizia della guerra; per quanto possa sforzarsi, l’uomo in una situazione simile riesce sempre a dimostrare tutta la sua meschinità, il suo egoismo, la sua vigliaccheria. Con uno stile realistico e quasi impietoso Canali riesce a rendere i più diversi stati d’animo e le più diverse attitudini dei personaggi, riuscendo a far in modo che le storie ci scorrano addosso, come un film o come pezzi della nostra stessa vita. Non ci sono buoni o cattivi, non c’è una vera e propria posizione, Canali non si schiera: anche gli ufficiali nazisti hanno in fondo una loro umanità, così come la loro spia, Mila, una donna sensuale e disinibita che crede di usare gli altri e finisce per essere usata lei stessa, vittima di un meccanismo autodistruttivo di cui si fa complice.
Il linguaggio di Canali, limpido e duro al tempo stesso, ci porta dai bassifondi alle famiglie patrizie di Roma, senza disorientarci né avviarci a una facile pietà, ma ricordandoci sempre, come una voce implicita alla narrazione, che ogni uomo, per quanto giovane, per quanto incosciente, è responsabile delle sue azioni.
La chiarezza di questi racconti è dovuta anche alla base storica, mai sottintesa, sempre spiegata senza essere insistita, che è il contesto italiano europeo e mondiale, in un momento del Novecento nel quale più che mai i destini di tutti erano interconnessi.
Storie di gente comune quindi, ma con scelte diverse, dove il privato si combina con l’universalità della guerra, rendendo tutti, alla fine, partecipi di un comune destino.

La sporca guerra di Luca Canali
150 pag., Euro 7,00 – Edizioni Bompiani (Tascabili)
ISBN: 88-452-3399-5

Le prime righe

Quel 10 giugno 1940 andavamo in gruppo - ognuno con una borsa contenente magliette stinte, calzoncini usati più volte e di rado lavati, scarpe vecchie destinate a calciare un pallone rappezzato - verso il campo sportivo dei Cavalieri di Colombo. Stavamo attraversando piazza del Popolo e vedemmo gente, non molta, raggruppata davanti alla caserma dei carabinieri "Giacomo Acqua." Improvvisamente dal tetto della caserma quattro enormi altoparlanti a tromba, con il lungo stelo che sembrava il gambo d'un fiore mostruoso, cominciarono a raschiare e a grufolare: erano prove di efficienza. Poi, foltissime, gravi, vibranti, le prime sillabe di un discorso del Duce all'intera nazione. L'evento terribile era nell'aria da giorni, ma nessuno l'aspettava così repentino. L'esordio: "Abbiamo consegnato agli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra la nostra dichiarazione di guerra"; il seguito, esortazioni ed enfatiche parole di fiducia assoluta "nella compattezza del popolo e nella vittoria." Era invece l'inizio di un lungo e terribile disastro. La gente cresceva e ascoltava ammutolita. Noi, incoscienti, ci attardammo solo qualche attimo: quello che ci interessava era la sfida di calcio con la squadra del San Leone Magno.
Altre guerre c'erano state, Etiopia, Spagna. Avevamo vinto? Sì. Ma anche lì la vittoria era costata centinaia di morti, neri e bianchi, amici o nemici. Come popolo avevamo sofferto? Poco (le "inique sanzioni," come il fascismo aveva enfaticamente definito l'embargo di molti prodotti deciso dalla Società delle Nazioni per rappresaglia contro l'aggressione all'Etiopia). E dunque anche questa guerra sarebbe stata come quelle, pensavamo. Eravamo stupidi, o soltanto ingenui, come si conveniva alla nostra età, soprattutto alla nostra educazione tutta fasulla, tutta esteriore.

© 2005 Edizioni Bompiani


L’autore

Luca Canali (1925), uno tra i maggiori traduttori di poeti e scrittori latini, nonché poeta e romanziere, ha pubblicato numerose opere di narrativa fra cui La resistenza impura, Autobiografia di un baro, Il sorriso di Giulia, Diverse solitudini, Una giovinezza piena di speranze. Autobiografia di Marco Celio Rufo, Reds, Ognuno soffre la sua ombra, Spezzare l’assedio, Cronache di follie e amori impossibili, Folle folla, Tra Cesare e Cristo. Ha ricevuto vari premi letterari, fra i quali “Il Comisso Treviso”, “Il Viareggio-Una vita per la cultura”, il “D’Annunzio-Pescara”, il “Carducci-Marina di Pietrasanta” e il Grinzane Cavour per la traduzione.


Di Anna Davoli


10 giugno 2005