Henning Mankell
Muro di fuoco

“La gente ha l’abitudine di dire che la tecnologia ha reso il mondo più piccolo” disse Hökberg. “E’ un concetto opinabile. Ma è indubbio che il mio mondo è diventato più grande. Da questa casa alla periferia di Ystad, io posso operare su tutti i mercati del mondo. Posso contattare agenzie per scommesse a Londra o a Roma. Posso chiedere un’opzione alla Borsa di Hong Kong e vendere dollari americani a Giacarta.”

C’è solo Henning Mankell capace di tenere avvinto il lettore per più di 500 pagine, e, ancora, c’è solo Henning Mankell in grado di mantenere in vita il personaggio di un ispettore, in una serie che è arrivata all’ottavo romanzo, senza conoscere cedimenti e senza stancarci. E c’è un’altra cosa che non cessa di stupirci nell’autore svedese: la grandiosità delle sue trame. Mankell è grandioso- il Male, nei romanzi di Mankell, non è mai il male con la m minuscola, lo striminzito e meschino male di provincia che ci si potrebbe aspettare nella regione periferica della Scania. Non si tratta mai di delitti dettati da avidità o passione o gelosia o vendetta, è un Male immaginifico e grandioso che muove le sue trame in ampi spazi, attraversando i confini, superando le barriere del tempo- e pensiamo agli ultimi due libri pubblicati da Marsilio, La leonessa bianca e L’uomo che sorrideva. Se sostituiamo il titolo italiano Muro di fuoco con il vocabolo inglese Firewall, comprendiamo immediatamente che il nodo centrale del nuovo romanzo di Mankell è nascosto nei computer, difeso da protezioni ad altissima sicurezza a prova di hacker. L’inizio può trarre in inganno, e non solo il lettore, visto che lo stesso Kurt Wallander pensa che il tassista brutalmente assassinato da due ragazzine sia un caso che dimostra la scelleratezza dei tempi in cui viviamo, la degenerazione dei giovani. Poi succede dell’altro: un blackout fa piombare l’intera Scania nel buio totale e, subito dopo, viene trovato in una centrale elettrica il corpo carbonizzato di una ragazza; il cadavere di un uomo scompare dall’obitorio per riapparire- con due dita mozzate- vicino allo sportello di bancomat dove era stramazzato a terra, presumibilmente colpito da un infarto; su un traghetto per la Polonia muore un ragazzo orrendamente maciullato dall’elica. Non sembra esserci alcun nesso tra queste morti, eppure…qualcuno spara a Wallander mentre questi entra nell’appartamento del morto del bancomat, il ragazzo era amico dell’assassina del tassista, spunta un uomo dai lineamenti asiatici, vengono trovate una cartolina e una fotografia che portano a Luanda, in Angola. Non diciamo altro riguardo alla trama che è ricca di colpi di scena, di tensione e di sorprese. Ma soprattutto ci pone dei quesiti che ci fanno riflettere sul mondo in cui viviamo, su dove ci abbiano condotto le nuove tecnologie, su quanto ci abbiano reso vulnerabili proprio le innovazioni che ci fanno sentire padroni dell’universo. È la concezione stessa dello spazio che è cambiata: quando Wallander trova scritto in un appunto che lo spazio tace, il suo pensiero va allo spazio della poetica romantica e invece si tratta dello spazio attraversato in una frazione infinitesimale di tempo da un messaggio inviato da un computer. Mai come adesso il mondo è stato così piccolo e così facilmente raggiungibile in ogni suo angolo, ma, nello stesso tempo, mai è stato così trasparente e fragile: se si riesce a intercettare persino un banale annuncio personale del nostro Wallander, che si sente solo e cerca una donna, possiamo immaginare le conseguenze che può scatenare un sabotaggio finanziario eseguito attraverso la rete elettronica. Ed è quello che succede in Muro di fuoco.

Muro di fuoco di Henning Mankell
Titolo originale: Brandvägg
Traduzione di Giorgio Puleo
517 pag., Euro 18,00 – Edizioni Marsilio (Farfalle n. 8)
ISBN: 88-317-7213-9

Le prime righe

I
La congiura

Improvvisamente, alla sera, il vento cominciò a perdere di intensità. Poi cessò del tutto.
Era uscito sul balcone. Di giorno, riusciva a intravedere il mare fra una casa e l'altra. Ma ora era circondato dal buio. Di tanto in tanto, portava sul balcone il suo vecchio binocolo da marina inglese e lo usava per guardare le finestre accese nel palazzo di fronte. Ma ogni volta aveva la sgradevole sensazione che qualcuno lo avesse scoperto.
Il ciclo era stellato.
È già autunno, pensò. Forse questa notte gelerà. Anche se sarebbe troppo presto qui in Scania.
Un'auto passò in lontananza. Fu colto da un brivido e tornò all'interno. La porta del balcone si chiudeva con difficoltà. Prese il bloc-notes che era sul tavolo della cucina di fianco al telefono e annotò che il giorno dopo avrebbe dovuto controllare la porta.
Poi passò nel soggiorno. Per un attimo, rimase fermo sulla porta e si guardò intorno. Come ogni domenica, aveva rimesso tutto in ordine. Ogni volta che entrava in una stanza perfettamente pulita, provava sempre lo stesso senso di soddisfazione.
Si avvicinò alla scrivania vicino alla parete. Spostò la sedia, accese la lampada da tavolo e prese il voluminoso giornale di bordo che conservava in un cassetto. Come d'abitudine, iniziò a leggere quello che aveva scritto la sera prima.

© 2005 Marsilio Editori


L’autore

Henning Mankell vive tra la Svezia e il Mozambico. Per la sua opera, ha ricevuto il Tolerance Award, mentre i suoi libri, tradotti in 35 lingue, hanno vinto, tra gli altri premi, lo Swedish Academy of Crime Literature Award, l'August Prize e il Deutscher Bùcherpreis. Di Mankell è stato pubblicato, fra le altre cose, Comédia infantìl e II figlio del vento, La leonessa bianca, Prima del gelo, L’uomo che sorrideva oltre alle inchieste del commissario Wallander, una serie che ha venduto nel mondo 22 milioni di copie: Assassino senza volto, I cani di Riga, La leonessa bianca, L'uomo che sorrideva, La falsa pista, La quinta donna, Delitto di mezza estate


Di Marilia Piccone


10 giugno 2005