Luca Doninelli
Il crollo delle aspettative
Scritti insurrezionali su Milano

“Ora che la sua classe dirigente è solo una zavorra. Ora che il suo ruolo di protagonista europea è sospeso. Ora che perfino da Roma deve temere una concorrenza sulla gestione del lavoro. Ora che la sua originalità culturale si è stemperata in chiacchiera e luogo comune, in servilismo e mera importazione di modelli. Ora che Milano non sa più produrre nuovi modelli. In una parola: ora che le aspettative sono crollate, perché amiamo Milano?”

Un libro pieno di attenzione al presente, ma costantemente rivolto al passato e non solo a quello più recente. Per capire Milano e saperne leggere il “disastro” è infatti necessario conoscerne le radici, interpretare le caratteristiche fondanti dei suoi cittadini e vederne la degenerazione. Doninelli può apparire impietoso sull’oggi, ma forse neppure abbastanza per chi si macera dalla constatazione di un misero “crollo delle aspettative” tanto da sentirsi schiacciato da quelle macerie.
Se l’umanità dell’happy hour, composta da trentenni single, che popolano i locali alla moda non appena escono dagli uffici e dopo essersi rigorosamente cambiati d’abito, è la nuova realtà sociale milanese, di certo non saranno loro a fare la storia della città.
Osserviamo gli ultimi decenni. Anni Cinquanta e Sessanta (fino al Sessantotto): la città vive la grande speranza di diventare la capitale del Sud Europa. Ecco poi il totale sconvolgimento che, in particolare per Milano, è stato il Sessantotto, il modo improvviso di agitare “tante particelle morte”, l’utopia così estranea alla città gridata nelle strade; quindi la fine di quegli anni che conservò della borghesia l’egoismo e il senso degli affari, spazzò via il bigottismo ma ne trattenne le scorie, cioè il cinismo tuttora dominante. Da allora Milano è diventata sempre più esclusiva e questa cultura ha il suo apice negli anni Ottanta. Eccola, capitale mondiale della futilità: prodotto di una classe che diversamente dalla grande borghesia industriale di vent’anni prima, “poteva identificarsi solo con i propri interessi particolari”, è la Milano modaiola, la Milano tangentista.
E il ricordo di Doninelli va frequentemente a Giovanni Testori: “i suoi anni Ottanta condussero la demenza e la scemenza al grido e alla preghiera”. E se fissiamo una data, la morte della città comincia nei proprio mesi dell’agonia di Testori
Oggi, capitale dei sushi-bar, la vediamo trasformata in una città per non milanesi, per metà popolata da derelitti e in cui “come ieri non ci si gode la vita, non perché non si possa, ma perché non si vuole”. La distruzione soft a cui sembra tendere si rispecchia perfettamente nella sua attuale cultura. Una città che “lavora per concorrere a una corsa che non è la sua” e che, se mai “tornerà in vetta” sarà come ”città del consumo”.
Doninelli osserva come i caratteri di Milano siano già chiari dalla lettura della sua topografia e della sua architettura: al centro degli sguardi e della città, la Madonnina, ai margini le montagne, Milano nascosta, oscura, si cela nel mezzo. Case popolari, case per il ceto medio e case signorili: sono proprio le case l’elemento portante da un punto di vista urbanistico, non i monumenti, né i palazzi. Non volendo ostentare le sue bellezze, neppure ne fa nascere, per un “misto di moralismo e di senso di fragilità delle costruzioni umane”. Se è il privato l’elemento fondante, tutto si basa sulla famiglia che poi dà luogo all’impresa, per questo i cortili sono più importanti delle facciate.
Milano che lavora, che ha fretta, che è con l’orologio sempre in mano: ma esiste anche un altro tipo di milanese “barbarico e selvaggio”, chiuso e rabbioso “che sogna la fuga e il parricidio” che ha voglia di scappare: da qui la città degli abusi, dell’alcol, della droga, e anche della musica e della letteratura come estromissione dal mondo.
“Se una concezione largheggiante, ecumenica della famiglia ha prodotto il nucleo sociale della città – nella quale non esiste vera separazione di ‘pubblico’ e ‘privato’, e quest’ultimo si afferma unicamente come punto propulsore, come sancta sanctorum di ogni moto pubblico -, ecco: al contrario, il nuovo privatismo milanese si segnala all’insegna del vaffanculo, del che cazzo me ne frega”. Un occuparsi di sé a tempo pieno che è la deriva di questi uomini d’azione, di questi cristiani in perenne movimento. “Milano è anche la città della resistenza e della rivolta”, ci ricorda e ricorda a se stesso l’autore, “Il diavolo che ha in corpo dorme, forse, ma non si è dissolto”. E questa città che è composta da tanti “microclimi” in cui chi vive in Viale Argonne non è mai andato a Baggio, in cui ogni quartiere ha una sua anima (bellissime le parti dedicate alle singole vie o quartieri) soffre di un terribile
smarrimento culturale ma forse, ce lo auguriamo di cuore, non tutto è perduto.

Il crollo delle aspettative. Scritti insurrezionali su Milano di Luca Doninelli
180 pag., Euro 14,00 – Edizioni Garzanti Libri (Saggi)
ISBN: 88-11-62044-9

Le prime righe

PREFAZIONE

Perché II crollo delle aspettative? Proprio adesso che lo sky-line cittadino sta per essere allietato da tre grattacieli? Proprio adesso che i vecchi spazi della Breda diventano il nuovo formidabile padiglione dell'arte, la nuova expo del post-Disastro? Proprio adesso che la Scala, che la Bovisa, che la Bicocca? Perché questo malanimo così poco anticonformista e così eccessivamente milanese?
Il fatto è che, dopo anni in cui covava la voglia di scrivere qualcosa su Milano, ci siamo accorti, io e qualche amico, che il problema stava proprio lì: nel crollo delle aspettative. C'è stato, in altre parole, un momento in cui le aspettative di questa città riguardo al proprio futuro sono crollate, e Milano ha smesso di nutrire stima verso sé stessa. Un problema che per ora non sembra essere stato adeguatamente affrontato.
L'emblema di questo crollo si trova in quello che io chiamo «il grande sterro»: un'area piuttosto limitata, popolata di erbacce, sottoponti, locali fighetti, ritrovi per giovani rampanti, cavalcavia pedonali da periferia sperduta, ristoranti modaioli, nella quale si può toccare con mano il tiepido abisso in cui l'assenza forzata di un progetto credibile e la quasi impossibilità - culturale e storica - di reperirne uno in tempi ragionevoli ha sospinto una delle città più importanti e, purtroppo, più complicate d'Europa. E l'area che comprende le ex Varesine, la stazione di Porta Garibaldi, fino alla porta omonima, che include il brevilineo corso Como.

© 2005 Garzani Libri Edizioni


L’autore

Luca Doninelli (Leno 1956) ha scritto La revoca (Premio Selezione Campiello e Premio Napoli), Le decorose memorie (Premio Grinzane Cavour Narrativa Italiana), La mano, La verità futile, TalkShow, La nuova era, La mano (divenuto nel 2005 anche uno spettacolo teatrale) e Tornavamo dal mare (Premio Scanno, Premio Precida, Premio Basilicata e Premio San Vidal). È inoltre autore di due libri intervista, Intorno a una lettera di santa Caterina e Conversazioni con Testori.


Di Grazia Casagrande


10 giugno 2005