Dionne Brand
Il libro dei desideri

Odiava quel linguaggio che si costringeva a non udire, a non pensare e a non sognare. In effetti non lo imparò mai, tranne che per capire il padre, Nadine e i loro amici, e per tradurlo agli insegnanti e a qualsiasi burocrate. Aveva fatto lei stessa la traduttrice, conoscendo una lingua così come la conosce un traduttore la cui prima lingua è un’altra. Non vi era immersa.”

Toronto, la città chiamata “porta dell’immigrazione”, è descritta come una babele di tutte le voglie e le aspirazioni insoddisfatte da Dionne Brand, scrittrice canadese nata a Trinidad, nel romanzo Il libro dei desideri che ha recentemente presentato, in uno dei suoi rari soggiorni in Italia, alla Fiera del Libro di Torino nell’ambito del progetto “Lingua Madre”.
Il libro si apre sulla marea umana che la mattina invade la metropolitana, mettendo a fuoco tre giovani che parlano tra loro estraniandosi da chi li circonda: sono un’asiatica, una mulatta e un nero, protagonisti di tre storie incrociate che esprimono il disagio delle nuove generazioni di immigrati nelle grandi città occidentali, in bilico fra due mondi, quello delle origini familiari, che tendono a rifiutare, e quello dove sono nati, che però di fatto li emargina. Il ragazzo nero Oku, tentato da traffici illegali, per amore è disposto a ricominciare a studiare; la mulatta Carla, traumatizzata dal suicidio della madre, si fa carico di un fratello precocemente delinquente; anche la vietnamita Tuyen è perseguitata da una tragedia familiare: al momento della fuga dal Vietnam, i genitori avevano perso di vista il figlio Quy, mai più ritrovato e divenuto per i figli nati successivamente una sorta di mito fatale.
La voce di Quy s’inserisce fra i percorsi dei tre amici, dapprima come storia parallela ma a poco a poco convergente, fino allo spasmodico finale dove tutte le storie coincideranno tragicamente.

Il libro dei desideri di Dionne Brand
Titolo originale: What We All Long For
Traduzione di Sara Fruner
311 pag., Euro 12,00 – Editore Giunti (Astrea n. 85)
ISBN: 88-09-04108-9

Le prime righe

UNO

Questa città aleggia sopra il quarantatreesimo parallelo; ovviamente, è un'illusione. Gli inverni per contro, non hanno proprio nulla di astratto. Gli inverni qui sono ineluttabili, talvolta spietati. Due anni fa, dovettero far venire l'esercito per disseppellire la città dalla neve. Le strade erano ghiacciate, i cavi elettrici fragili come il vetro, i telefoni fuori uso. L'intera città era immobile; gli alberi più del solito. Le macchine e i viali cancellati. I politici fecero l'impossibile per spiegare cos'era successo e chi bisognava incolpare - chi aveva privatizzato gli spartineve e perché la città non era preparata. La verità è che non ci si può preparare a una cosa simile. E destino. La natura può farla una cosa del genere - scaricare sulla città migliaia di tonnellate di neve giusto per dire, Non fate troppi progetti o congetture, non montatevi la testa. La primavera quest'anno non poteva arrivare troppo presto - e non l'ha fatto. Se l'è presa comoda - sciogliendosi, con tutta calma, sopra le fognature correnti bloccate dal ghiaccio, ingrossando i fiumi Humber e Don protesi verso il lago. La città risuonava di acqua gorgogliante.
Avete mai sentito l'odore di questa città all'inizio della primavera? L'inverno morto volteggia ancora, e la città sa di smania e di imbarazzo e, soprattutto, di desiderio. La spazzatura, sepolta per mesi sotto cumuli di neve, rispunta poco a poco come le vecchie abitudini - borse di plastica, lattine - i vialetti sono ricoperti da un macello di bottiglie, scarpe vecchie e letti da scartare. Le persone sembrano come liberarsi. Sono un fascio di nervi. All'improvviso smaniano per il contatto umano.

© 2005 Giunti editore


L’autrice

Dionne Brand, poetessa, romanziere e saggista fra le più notevoli della letteratura contemporanea di lingua inglese, è nata a Trinidad nel 1953 e da anni vive a Toronto, dove intreccia l’impegno letterario a quello politico. La sua più recente raccolta di saggi A Map to the Door of No Return è un'originale riflessione sulla diaspora nera, tema al quale ha dedicato molti scritti. Fra i suoi otto volumi di poesia ricordiamo Land to Light On - vincitore del Governor General’s Award for Poetry e del Trillium Award for Literature nel 1997 - e Thirsly. Nel campo della narrativa ha esordito con la raccolta di racconti Sans Souci and Other Stories e il romanzo In Another Place, Not Here. In Italia è già stato pubblicato il suo secondo, magistrale romanzo Di luna piena e di luna calante, ambientato fra i Caraibi, il Nord America e l'Europa: Brand vi narra le vicende di molte genti e generazioni profondamente segnate dai conflitti del colonialismo e delle sue odierne propaggini.


Di Daniela Pizzagalli


10 giugno 2005