La biografia


Tommaso Pincio
La ragazza che non era lei

“Avete mai fatto caso come le cose più nuove e sfavillanti e piene di promesse sono proprio quelle che vanno a male più in fretta?”

“Con Pincio è difficile fare i conti”. Chiude così Renato Barilli sulle pagine di Tuttolibri la sua recensione all’ultimo lavoro di uno degli scrittori meno “inquadrabili” del panorama italiano degli ultimi anni.
E non solamente per motivi di linguaggio (il che potrebbe essere vero) o di forma (anche qui qualche appiglio ci sarebbe) ma soprattutto per le storie che racconta, diverse da quelle che mettono sulle pagine i suoi colleghi nazionali, estranee se vogliamo al panorama narrativo italiano, giacché si svolgono prevalentemente negli Stati Uniti, un altrove geografico che ha sicuramente il suo perché e che forse dipende dalla voglia di creare strane storie, paranoiche e destrutturate, che solo in un luogo come quello possono avere un senso compiuto.
Citazioni cinematografiche, citazioni letterarie, citazioni fotografiche e musicali (una colonna sonora che ossessivamente ritorna su Blue Moon ma cita anche brani come I Wanna Hold Your Hand o Sgt Pepper): il romanzo di Pincio inizia come un quadro di Hopper, con Laika, la protagonista dell’esordio, seduta al banco del Loop Restaurant a Cloaca Maxima; diventa un po’ Bullit quando lei si rifugia in una Mastang del ’64; assume le sembianze di un incubo nel momento in cui la realtà si mescola con il sogno e i confini perdono consistenza, e si trasforma nell’epitaffio a un’epoca scritto da chi l’ha vissuta (la fuggitiva Kinky Baboosian un’altra donna che entra di prepotenza in questa complicata storia e suo figlio Zxyz): il poco nostalgico e romantico ricordo di chi ha fatto il debito pellegrinaggio da Amsterdam all’India quando era meta di freak di tutto il mondo e di reduci del Vietnam decisi a disintossicarsi dalla guerra a colpi di maxi casse acustiche impiantate su mitici pulmini Volkswagen contrassegnati dal simbolo universale “peace-&-love”, fumando marijuana su spiagge piene di palme, o ha viaggiato su un autobus carico di sciroccati hippy da un capo all’altro degli Stati Uniti, fermandosi nelle comunità “dove si stavano piantando i semi dell’amore libero e del rifiuto dell’autorità in ogni sua manifestazione” sulla strada per Frisco e per l’Lsd. È anche la storia dei figli di quel modo di vita, di quella cultura psichedelica: i piccoli “Budda” destinati a un’infanzia sperimentale, che non possono sfuggire al loro karma.
La polvere pervade tutto il romanzo, la stessa polvere di Questa terra è la mia terra (il film di Hal Ashby in cui David Carradine impersona meravigliosamente Woody Guthrie), o di Furore, il capolavoro di Steinbeck, così visceralmente americano proprio nel racconto di quella siccità devastante: una polvere che è metafora di rovina, ma anche il lungo occhio del potere, e finisce per non essere più nulla quando si intuisce che queste esistenze sono solamente delle allucinazioni.

La ragazza che non era lei di Tommaso Pincio
304 pag., Euro 14,80 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero big)
ISBN: 88-06-17609-9

Di Giulia Mozzato

le prime pagine
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«Vasto è il regno della polvere! » Così ho sentito dire dal Sublime.

La radio del karma disse che era ora di svegliarsi, la notte era finita e un nuovo giorno pieno di polvere stava per iniziare. Disse di non farsi illusioni, li aspettava un'altra giornata polverosa ma polverosa davvero e se il buongiorno si vedeva dal mattino potevano stare certi che ci avrebbero nuotato, nella polvere.
- Ci sarà polvere dappertutto, - annunciò la radio. - Polvere come non se ne vedeva da un pezzo, parola di Little Big Om, la voce che vi parla dalla vostra lunghezza d'onda preferita, l'unica che i vostri difettosi apparecchi impolverati possano mai sperare di captare nell'etere di questo schifosissimo Stato e che assicura a tutti voi ventiquattro ore di trasmissione al giorno, tutti i giorni dell'anno. Radio del karma, la radio che non vi lascia mai soli, che è sempre qua anche quando voi non ci siete. Sempre qua, come la polvere di cui fareste volentieri a meno.
Bisognava riconoscerlo: lui, Little Big Om, la voce che parlava dalla radio del karma, sapeva bene quanto fosse difficile mandare giù quella vita. Sempre a mangiare polvere. Tutti i santi giorni. «Mangiare» si fa per dire, ovvio. La polvere era proprietà dello Stato e mangiarla era proibito dalla legge. Per non parlare dei seri danni che la sua indebita ingestione provocava alla salute e in particolare all'equilibrio psichico.
Ma non potevano dargli una pulita a quel merdosissimo Stato, che so, con degli aerei aspirapolvere o qualcosa del genere ? Un cavernicolo di beduino che dimorava nelle grotte si era organizzato ed era riuscito ad abbattere due grattacieli interi, alti più di cento piani, con soli due aerei. Basta ingegnarsi. Possibile mai che non si trovasse il modo di togliere di mezzo un po' di polvere ? Mica stavano più nel medioevo.
Che fine ha fatto il nostro grande paese di un tempo?, si domandavano gli ascoltatori della radio del karma. E o non è un paese libero, questo ?
La radio confermò che il loro era un paese libero ma purtroppo la cosa non c'entrava un cazzo con la storia della polvere perché la libertà non era né un aspiratutto né uno strofinaccio, e nemmeno un oggetto che si potesse usare per fare qualcosa. Disse che la libertà la si godeva, che era un concetto, un valore, un ideale. Una cosa tipo metaforica, insomma. Avevano forse mai visto qualcuno pulire i pavimenti con una metafora ?
- Temo sia meglio che vi rassegniate, - consigliò la radio, dopodiché diede uno sguardo alle previsioni. Il più delle volte non promettevano nulla di buono. Quel giorno, poi, ci sarebbe stata polvere all'esterno e all'interno di tutte le cose, quelle solide, quelle gassose e perfino quelle liquide.
- Ubiquità della polvere ai massimi storici, - disse la radio. Gli automobilisti che pensavano di mettersi in viaggio dovevano fare attenzione perché oggi sulle strade si sarebbe nuotato nella polvere. - D'altro canto, - considerò la radio, - i pesci non vivono mai nell'acqua troppo pulita.
- Fanculo te e la polvere, - grugnì al parabrezza un camionista arrabbiato col mondo per aver dovuto passare la notte insonne al volante. - Che siamo pesci, noi?
Non sempre la gente prendeva bene le cose che diceva la radio del karma, specialmente quando Little Big Om dispensava pillole di strampalata saggezza buddista.
La radio ritenne che forse era arrivato il momento di rifarsi le orecchie. Disse che avrebbe messo un pezzo coi fiocchi.
- Un vero classico che in nessuna delle vostre vite future sarà mai cosi classico, - disse.
- Blue Moon, - disse.

© 2005 Giulio Einaudi Edizioni

biografia dell'autore
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Tommaso Pincio ha pubblicato con successo il romanzo Un amore dell’altro mondo, tradotto in diverse lingue. Il suo sito ufficiale è www.tommasopincio.com




6 giugno 2005