Livia Pomodoro
A quattordici smetto

“Quando parliamo di ‘accoglienza’ di ragazzi soli sul nostro territorio forse non ci rendiamo conto fino in fondo che l’onere che ci assumiamo è talmente grande da poter essere tranquillamente paragonato a una genitorialità sia pure nuova e diversa.”

Conoscendola, per fama, come ottimo Presidente del Tribunale dei Minorenni di Milano, ho subito avuto la curiosità di prendere in mano il volume che Livia Pomodoro ha pubblicato per le edizioni Melampo: e non sono più riuscita a interromperne la lettura!
Le tante storie qui presentate, storie autentiche, mai caricate da sentimentalismo o da moralismo semplificatore, mettono in evidenza le carenze delle istituzioni, la disattenzione di tutti noi, la leggerezza con cui a volte si compiono scelte che condizionano in modo irreversibile le altrui vite, insomma come non sia perdonabile l’inconsapevolezza del nostro opulento mondo incapace di assumersi responsabilità precise e coerenti dopo aver creato anomalie sociali e aspettative a cui non sa, o non vuole, rispondere.
Alcune storie finiscono “bene”, altre, e purtroppo sembrano essere la maggior parte, hanno esiti negativi: quando un bambino è stato toccato dalla violenza, quando la strada è la sua unica casa e l’illegalità la sola forma di sopravvivenza è davvero difficile prospettargli un’altra modalità di vivere. Se il mondo da cui provengono questi minori soli è povero, impossibilitato ad accogliere tutti i suoi figli, l’Italia e Milano (questa è la città su cui la Pomodoro ha competenza) non è quasi mai in grado di ricompensare o di ricostruire giovani personalità così devastate.
Uno dei temi che più colpiscono il lettore (almeno a me è capitato questo) è quello, presente in diverse storie, della “restituzione” che i genitori adottivi fanno dei bambini loro dati in adozione quando considerano fallito “l’esperimento”. È proprio il concetto di “esperimento” che mi sembra odioso: noi italiani abbiamo figli che crescono in un mondo di affetti sicuri e di benessere, eppure molto spesso (soprattutto nell’adolescenza) i loro comportamenti sono difficili da accettare, ma nessuno li “restituisce”, i genitori soffrono, sono in difficoltà, ma sanno che il periodo è transitorio e soprattutto sanno che spetta a loro, genitori, accompagnare quei ragazzi all’età adulta. Ciò non avviene, sembra, se il figlio è adottivo e questo fa davvero riflettere: qual è il concetto di maternità e di paternità di queste persone? come possono avere la leggerezza di condannare quei bambini, quei ragazzi a un secondo rifiuto, a un secondo abbandono?
Talvolta l’ultima notizia che l’autrice riesce ad avere di questi minori è rassicurante, ma in qualche caso può essere anche tragica, come nel caso di Serik: in questo caso tutto faceva presagire una storia a lieto fine ed è stato solo un orribile gioco del destino a stroncarne vita e speranze.
Aurora è poco più che una bambina quando viene “venduta” dalla madre in Albania a dei loschi figuri a cui già aveva dato le due figlie maggiori perché venissero in Italia a fare fortuna. La fortuna per tutte e tre le ragazze consisteva in un primo periodo di addestramento alla prostituzione in cui venivano ripetutamente violentate da vari uomini perché il disgusto per il loro corpo le lasciasse indifferenti davanti al mercimonio di se stesse, quindi avviate alla prostituzione (si parla di bambine che hanno poco più di 13 anni). In questo caso, e non solo in questo, per la bambina prostituta le forze dell’ordine rappresentano la salvezza e in effetti “possiamo dire”, sottolinea Livia Pomodoro, ”che il percorso di Aurora è stato positivo. Coloro che l’hanno aiutata hanno saputo farle ritrovare fiducia e sicurezza”.
Molto più di una fiction le storie proposte sono dense di avventure “da film”, drammaticamente vere, ed è forse questo un elemento che rende il libro davvero straordinario per forza di denuncia e per capacità di coinvolgimento del lettore.

A quattordici smetto di Livia Pomodoro
184 pag., Euro 12.50 – Edizioni Melampo
ISBN 88-89533-02-1

Le prime righe

La riunione

Stavo andando in Prefettura, ero stata invitata ad un incontro con il rappresentante italiano del Comitato per i minori non accompagnati. A quel tavolo, come di consueto, avrei incontrato i delegati delle istituzioni locali, quelli delle forze dell'ordine e i colleghi degli altri uffici giudiziari. All'ordine del giorno vi era la cosiddetta "emergenza" della prostituzione minorile, in particolare maschile, denunciata come in aumento anche dai media, in relazione ai ragazzi rumeni. In realtà, pensavo, mentre ero in auto, il fenomeno è ben presente da molto tempo, con tutti i suoi drammatici e aberranti strascichi di sommerse vicende criminali e anonime tragedie umane. Ce ne occupavamo in quei giorni in particolare, perché era esplosa la protesta di un gruppo di abitanti dei dintorni di piazza Trento a Milano. Quindi quella situazione era diventata "l'emergenza" del momento.
Quel giorno, confesso, non avevo voglia di ascoltare i discorsi che, in tante occasioni simili, nella loro ordinaria burocraticità sembravano solo lambire, anche nella semplice conoscenza, le tante storie di vita autentiche e drammatiche che, invece, io incrocio quotidianamente. Mi aspettavo il solito intervento del rappresentante dei servizi sociali degli enti locali. Avrebbe ricordato che bisogna fare i conti con il bilancio, che non si possono accogliere tutti i ragazzi "clandestini" che vagano per le strade della nostra città.

© 2005 Melampo Edizioni


L’autrice

Livia Pomodoro, magistrato di cassazione e docente universitario, è stata Capo di Gabinetto del Ministro di Giustizia. È attualmente Presidente del Tribunale dei Minorenni di Milano.


Di Grazia Casagrande


6 giugno 2005