Igino Domanin
Gli ultimi giorni di Lucio Battisti

“I nostri orgasmi si moltiplicavano, mentre i nostri discorsi persero di senso…”.

Leggere Domanin è come mettere la testa in lavatrice. È come tuffarsi dalle montagne russe all’incontrario. Il suo è un effetto centrifuga. Spiazzante e spossante. Come lo sono i suoi racconti: autentica scoperta di un autore che aveva deluso, e anche irritato, nel precedente Forget Domani (scritto a quattro mani con Giuseppe Genna), ma che ora scopriamo come scrittore autentico, capace di accelerazioni emotive da brivido. Da centrifuga, appunto. Il mondo che descrive Domanin è un universo illuminato dai faretti Ikea: una farsa plastificata e sottovuoto (spinto) di un Nulla che divora, inghiotte, fagocita, elimina, riassembla e rivende.
Domanin ha la capacità di comunicare a flash che non diventano mai spot: procede ad immagini, quasi ad incastri narrativi, per sorprendere il lettore ad ogni pagina. Ad ogni giro di pagina. Ad ogni giro di una giostra letteraria che spesso fa riflettere, ma che più spesso ti flette. Difficile stare al passo. Se il procedere della lettura, infatti, è facilitata da uno stile ricercato ma senza inutili enfasi, le chiavi interpretative sono molteplici. Con piacere si legge e si torna indietro; si legge e si procede. Un eterno “rewind” di scoperte e riscoperte da perdere “il controllo remoto”. La pazienza, mai: quella è difficile perché l’autore riesce ad incastrarti in un ingranaggio da “Master Mind” dal quale non si vuole uscire sconfitti. Una sorta di gioco di specchi applicata alla logica: al lettore scoprire dov’è “questa logica”. Il che intriga. Il che, di nuovo, incastra.
Si tratta di racconti brevi, ma solo per numero di caratteri: il minimalismo non è (ri)cercato. È dovuto.
In apertura del racconto che dà il titolo alla raccolta, ad esempio, si legge: “Un’immensa distesa d’erba. La prateria della Brianza. Il deserto d’erba luccicante e serica, che si spande desolato”.
Basterebbero queste parole per perdersi nell’universo creativo degli “Ultimi giorni di Lucio Battisti”: eppur (ci) si muove, si avanza, striscianti nella radura d’inchiostro col fiato sospeso fino all’ultimo punto. Si rimane così: con la testa nella lavatrice creativa di Domani e se ne esce rinvigoriti, rincuorati, incoraggiati a rimettere insieme le tessere di un mosaico che, forse, in certi casi non abbiamo incastrato al meglio. Nelle pagine. Come fuori dalla carta.

Gli ultimi giorni di Lucio Battisti di Igino Domanin
119 pag., Euro 12.00 – Edizioni Pequod
ISBN: 88-87418-80-2

Le prime righe

I nostri padri, peggiori dei nostri avi, ci generarono ancora più cattivi, e noi daremo vita a una prole ancora peggiore.
Passo il tempo come un uomo di Neanderthal, un barbaro inopinatamente emerso, un invasore senza patria.
Questa estate è caldissima. La media stagionale è insopportabile. Si sta tra i 35 e i 40 gradi. In più c’è una umidità insopportabile. Mi rifugio nei locali deserti della mia azienda. Non ho molto da lavorare. Molti colleghi sono in ferie. L’atmosfera spettrale mi spinge a fare troppe considerazioni.

© 2005 Edizioni Pequod


L’autore

Igino Domanin (Chieti 1967), ricercatore di Filosofia teoretica presso l’Università Statale di Milano, è una delle anime creative del portale Clarence, per il quale si occupa di finanza, spettacolo e letteratura. Ha pubblicato Forget domani. Racconti dell’italian lunge (Pequod), Testo e ripetizione (LED), e il saggio di metafisica lounge Il Web sia con voi (Mondadori).


Di Gian Paolo Serino


6 giugno 2005