Michele Perriera
Finirà questa malìa?

“Prima. Pensarci prima. Prima che il mondo precipiti nel baratro della vanità. Non voglio più sentire a cose fatte, ‘Questa è la vita’. Quale uomo ragionevole sarebbe pronto ad accettare che la vita sia questa guerra senzap osa che ci accompagna dentro e fuori?
Ebbene, dalla vita rassegnata io voglio dimettermi come dalla vita violenta. Voglio cercare un mondo che mi faccia sentire altrove da ogni forma di ebetismo e di abbandono.”


Questo terzo romanzo di Perriera propone una tale ricchezza di tematiche e di suggestioni che è inevitabile limitarsi a presentarne solo alcune che, a mio parere, sono però il punto cardine su cui è costruita la storia.
Un romanzo di fantascienza claustrofobica, il cui simbolismo è estremamente, e volutamente, esplicito: una macchinazione mondiale sta distruggendo ogni forma di vita e di intelligenza libera, i principali nemici erano i valori, le menti critiche, le speranze e le aspirazioni collettive. A chi si ribellava veniva “schiacciata la testa”, realmente e simbolicamente.
Una donna, una giovane vedova, Ersilia, si oppone a questa macchinazione mondiale di chi “cercava il potere assoluto dei non sognatori, il sacerdozio del dominio, la penetrazione radicale della centralità del denaro nel cervello di tutti”. Stranamente viene risparmiata anche grazie alla protezione che le offrono costantemente le ombre dei giusti che sono morti per difendere la libertà mentale e politica della terra. La sua lotta contro questo nemico invisibile e potentissimo, che utilizza le tecnologie più raffinate per porre il suo controllo sugli uomini per spiarne le menti e le emozioni, la costringerà a vedere l’orribile morte di chi ama, di quasi tutti i pochi “innocenti” in un mondo che ha ormai reso traditori anche gli insospettabili. Il prezzo della verità è altissimo e vedremo una sorella costretta ad uccidere l’amatissimo fratello perché, in una scala di priorità, i sentimenti personali devono tragicamente essere posposti all’interesse generale. È orrendo un mondo che costringe a simili lacerazioni, è orrendo il mondo in cui viviamo e che simbolicamente è presentato in questa Palermo “Città di vetro” che cerca di condurci alla confusione tra reale e virtuale e in cui, la trasparenza delle case non significa l’assoluta mancanza di segreti e quindi la pulizia interiore di chi vi abita, ma il totale controllo che dall’esterno il potere esercita sul cittadino diventato a un certo punto suo complice e schiavo. Il serpente (creatura asservita e strumento micidiale del potere) è rimasto arma potente del “demonio”, ma ha raffinato le sue armi ora altamente tecnologiche: schiacciarne la testa è arduo e solo una totale purezza d’animo e il sapersi tenere stretti ai valori e ai grandi del passato potrà portare alla sua sconfitta.
In ogni periodo oscuro della Storia ci si è aggrappati alla memoria del passato (A egregie cose il forte animo accendono l'urne de' forti, cantava Foscolo già nei primi anni dell’Ottocento) per riscattarsi dal presente, e per spezzare la “malía” che ci imprigiona, addormentati da una strega cattiva, solo alcuni valori del passato, ormai solo ombre, possono guidarci.
Talvolta un eccesso di simbolismi appesantisce la pagina così come l’ansia etica: tutto ciò però è riscattato dai momenti di angoscia dei personaggi, quando le certezze sembrano vacillare e proseguire sulla via della verità richiede grande fatica e rinunce dolorose.

Finirà questa malìa? di Michele Perriera
175 pag., Euro 10.00 – Edizioni Sellerio (La memoria 617)
ISBN 88-389-1997-6

Le prime righe

Il bar del “Non temere”

Sulla strada profondissima, nel silenzio, il furgone si fermò davanti al corpo inerte dello sconosciuto. Subito un uomo immensamente grasso, dai capelli tutti bianchi, scese dal veicolo che raccoglieva i morti abbandonati. I bagliori dell'eterno tramonto, in cui da tempo era immersa la terra, lo fasciarono di luce viola.
«È morto», disse e gli sfuggì un singhiozzo. «È uno di quelli a cui schiacciano la testa».
«Quanti anni avrà?» domandò l'uomo a cui parlava, che sporse dal finestrino il suo languido volto pallidissimo.
«Forse quaranta. Del volto, come sempre, non resta niente».
Si alzava un vento caldo. Le foglie, mulinando, producevano una specie di arpeggio, che ricordava una vecchia nenia.
«Metti in moto le leve. Raccogliamolo pazientemente». Poi, mentre le lunghe leve d'acciaio tranciavano l'aria, aggiunse:
«Sembrava che il tempo delle stragi fosse finito».
«Forse vogliono spazzare via gli ultimi cacasenno», rise il giovanotto.

© 2004 Sellerio Editore


L’autore

Michele Perriera (1937) ha fondato e diretto il teatro e la scuola di teatro Teatés di Palermo. Scrittore e regista, ha pubblicato con questa casa editrice la memoria-intervista Marcella Cimino, vita e morte di un comunista soave, Anticamera, La spola infinita (Premio Mondello 1995), Con quelle idee da canguro. Trentasei anni di note ai margini, Atti del bradipo, Ritorno e i romanzi A presto e Delirium cor-dis. Nel 2002 è uscito l'affresco autobiografico di una città e una vita, Romanzo d'amore.


Di Grazia Casagrande


6 giugno 2005