Gitomi Kanehara
Serpenti e piercing

“Non so perché, ma le sue parole ebbero su di me un enorme potere di persuasione e annuii convinta. Ripassai con la mente tutte le forme di modificazione corporea che conoscevo. La fasciatura dei piedi, i fianchi costretti nelle guaine, i colli allungati che si vedono in alcune tribù.”

Di certo non una novità, il piercing è ormai un ornamento fisico di uso comune tra i giovani europei come tra americani, coreani o giapponesi. Inizialmente visto con disgusto dalla maggioranza della popolazione occidentale è ora diventato un’abitudine estetica che non colpisce e non scandalizza più. Dal piccolo orecchino o diamante alla narice, alla barretta sul sopraciglio o attraverso la lingua, all’anello all’ombelico: sono ormai migliaia i giovani che sfoggiano questo tipo di decorazione corporea.
Parallelamente si è sviluppato anche un filone artistico “estremo”, rappresentato con sconvolgente evidenza da Orlan, la sua più celebre adepta, una donna non più giovanissima che ha fatto del corpo un campo di sperimentazione estetica, facendosi rifare il naso, il mento, gli zigomi, ma soprattutto impiantare due corna sulla fronte (filmando gli interventi come performance) e che presto sarà tra i protagonisti di un film di David Cronenberg, Painkillers: un esempio vivente di ibridazione etnografica che porta alle estreme conseguenze una linea estetica che nel tatuaggio e nel piercing vede la sua manifestazione più popolare.
Questo breve romanzo è uno strano connubio tra elementi della civiltà giapponese classica, con le sue regole di rigore morale e di impassibilità obbligatoria di fronte al dolore, di tradizionale sopportazione della sofferenza fisica, di coraggio e determinazione nei confronti del suicidio e in generale della morte, e quella nuova tendenza comune a popoli di ben altre radici e tradizioni che sfidano la morte come non mai, e hanno una nuova, del tutto imprevedibile concezione della bellezza e del dolore fisico.
La body modification assume in queste pagine momenti di estasi amorosa, attraverso il rapporto tra la diciannovenne Luì, ragazza assolutamente normale, e Ama, giovane punk che non solamente sfoggia una grande quantità di piercing sul corpo, ma anche una lingua biforcuta come un serpente. Luì, affascinata da questa trasformazione fisica originale e a suo vedere molto attraente, decide di percorre anch’essa la strada dello split tongue, primo passo di un cammino contro la società, di una rivolta contro la normalità e il perbenismo attuata attraverso il forte, violento strumento della body modification. Al di là del discutibile valore letterario di quest’opera (che comunque ha vinto il prestigioso premio Akutagawa), rimane un aspetto interessante di testimonianza, con la descrizione di un mondo, della cultura underground giapponese e non solo, alla ricerca di nuove forme di comunicazione e di linguaggi corporei che sicuramente ripercorrono molte tappe dell’antropologia culturale di svariati popoli.

Serpenti e piercing di Gitomi Kanehara
Titolo originale: Hebi ni piasu
Traduzione di Alessandro Clementi
121 pag., Euro 12,00 – Edizioni Fazi (Le strade n. 91)
ISBN: 88-8112-620-6

Le prime righe

«Lo sai cos'è lo split tongue?».
«Che sarebbe? Una lingua biforcuta?».
«Brava. Come quella dei serpenti, o delle lucertole. Anche un essere umano può farsela così».
Con un movimento lento, l'uomo prese tra le dita la sigaretta che aveva in bocca e mi mostrò la lingua. Era veramente come quella di un serpente, a due punte. Mentre gliela guardavo come incantata lui accavallò le estremità sollevando ad arte solo quella di destra e ci infilò la sigaretta in mezzo.
«Non ci credo...».
Quello fu il mio incontro con lo split tongue.
«Perché non provi anche tu a modificarti il corpo?».
Non so perché, ma a quelle parole stavo già facendo di sì con la testa.
Lo split tongue lo fanno soprattutto quelli un po' fuori: modificazione corporale, come la chiamano loro.

© 2005 Fazi Editore


L’autrice

Gitomi Kanehara, classe 1983, è l’autrice di punta della nuova generazione letteraria giapponese. Nel 2004, con Serpenti e piercing, è diventata la più giovane scrittrice che abbia mai vinto il prestigioso premio Akutagawa. Questo libro è stato uno dei debutti giapponesi di maggiore successo di pubblico e di critica degli ultimi anni.


Di Giulia Mozzato


27 maggio 2005