Stefano Benni
Margherita Dolcevita

“Quasi tutti i film e la tivù e i giochi per ragazzi ci invitano a ridere e stare allegri, così vediamo le puntate successive e compriamo i gadget. Però a scuola non possiamo ridere un minuto. La morale è: non dobbiamo ridere quando siamo contenti, ma quando sono contenti loro.”

Protagonista in prima persona di spettacoli teatrali, di reading e perfetto dicitore dei suoi testi in cd audio, Benni è invece restio a farsi intervistare, anzi, scansa abilmente i giornalisti forse perché già esprime in modo esaustivo le sue idee nelle pagine dei libri che scrive, dando ai protagonisti la sua voce, denunciando attraverso l’ironia tutto ciò che reputa sbagliato nella società attuale.
Questa volta la personalità un po’ umoristica e molto provocatoria dell’autore è incarnata in una bambina cicciottella di nome Margherita, che guarda il mondo intorno a sé con occhi diversi da quelli dei suoi coetanei, che cerca, più o meno inconsciamente, di vivere una vita fuori dagli schemi attuali, un’infanzia che sia davvero tale e non si trasformi semplicemente nei primi anni di un consumatore forzato. È una “bambina in scadenza”, come ama definirsi lei stessa: quasi quindici anni, “occhi maliardi e blu”, capelli biondi ricci “che sembrano una piantagione di fusilli”, inventa libri e racconta di averli letti e ha un problema al cuore, “una valvola spanata che fa ta-tunf invece di tunf-ta”. Una ragazzina anticonformista, disincantata e controcorrente, affatto sensibile alle lusinghe della pubblicità.
Margherita e il suo cancatalogo Pisolo, più che un incrocio un “catalogo di tutte le razze canine e animali e forse vegetali apparse sulla Terra”, vivono in una villetta di periferia con giardino e un Grande Prato, con al centro il bosco rosso, “un manipolo di alberi tenaci che nasconde le macerie di una casa bombardata, con tutte le sue storie. Qua abita il fantasma della Bambina di polvere, la mia dolce spaventosa amica”, l’anima di una bimba morta durante la guerra, il personaggio più struggente di tutta la storia.
La sua famiglia è assolutamente normale: un padre, Fausto, “alto, magro e metereopatico”, pensionato ma anche “avvocato difensore di oggetti” con un capannone di roba usata, una madre “un po’ sciupata”, Emma, che registra le soap opera “per poterle guardare da sola di notte zigando come un caimano”, un fratello grande, Giacinto, diciottenne che “mi assomiglia in cretino” e uno minore, Erminio, “genietto rompiballe simpatico terrorizzante”.
Questa quieta routine viene sconvolta dagli scavi nel terreno adiacente per la costruzione di una nuova casa, che non promettono nulla di buono dato che partono con l’abbattimento dell’albero più vecchio di tutto il prato. E infatti il risultato finale è una villa che somiglia al “deposito di Zio Paperone, un cubo gigantesco di vetro nero” con una siepe recintata “tipo Fort Alamo” e un citofono con una fila di tasti bianchi, senza cognomi, “piccole lapidi della morta cordialità”.
La diabolica famiglia che vi abita, i signori Del Bene, allunga i suoi tentacoli verso i vicini, e Margherita si accorge con sgomento che tutti i suoi parenti sembrano ammaliati dal loro fascino consumistico, mentre anche lei barcolla di fronte al giovane “vampiro biondo” Angelo, fratello “strano” della superficialissima Labella, sua coetanea. Ma dietro quella facciata perbenista si nasconde qualcosa di ancor più devastante e pericoloso che troverà una fine inaspettata e sconvolgente.
Denuncia politica di un mondo che si dirige a velocità vertiginosa verso l’abisso dell’isolamento, dell’incomprensione, del razzismo, Margherita Dolcevita è anche il piacevole racconto di una ragazzina diversa dal solito, attenta alle cose “tradizionali”: il passaggio delle stagioni, il suono degli uccelli, la bellezza delle stelle, la lettura di un libro, lo spuntino divorato senza sensi di colpa, l’abbigliamento piacevolmente trasandato. Insomma, la normalità della vita dei bambini prima dell’avvento della pubblicità martellante, della televisione massificante, della cultura dell’effimero.
L’appuntamento con il Daisy Tour è a settembre, quando Benni promette di incontrare i suoi lettori in giro per la Penisola. Nel frattempo c’è tutto il tempo per leggere il romanzo e accumulare interrogativi da sparare a raffica all’autore, magari dopo aver ascoltato la bella presentazione che lo stesso Benni fa del suo romanzo nelle pagine del sito Feltrinelli.

Margherita Dolcevita di Stefano Benni
206 pag., Euro 14 – Edizioni Feltrinelli (I narratori)
ISBN: 88-07-01677-X

Le prime righe

1.
LA SPARIZIONE DELLE STELLE

Sono andata a letto e le stelle non c'erano più. Ho pulito per bene il vetro della finestra, ma niente da fare. Erano sparite. Era sparita Sirio e Venere e Carmilla e Altazor. E anche Mab e Zelda e Bacbuc e Dandelion e la costellazione del Tacchino e la Croce di Lennon.
Non ditemi che alcune di queste stelle non esistono. Sono i nomi che gli ho dato io. Infatti rivendico il diritto di ognuno, specialmente delle fanciulle fantasiose come me, a chiamare le cose non soltanto con il nome del vocabolario, ma anche quello del vocabolario, cioè con un nome inventato e scelto. In fondo tutti lo fanno. I miei genitori mi hanno chiamato Margherita, ma io amo essere chiamata Maga o Maghetta. I miei compagni di scuola, ironizzando sul fatto che non sono proprio snella, a volte mi chiamano Megarita; mio nonno, che è un po' arteriosclerotico, mi chiama Margheritina, ma a volte anche Mariella, Marisella oppure Venusta, che era sua sorella. Ma soprattutto, quando sono allegra mi chiama Margherita Dolcevita.
Il vigile davanti al quale sfrecciavo in bicicletta mi chiamava Vaipianomargh. Le insegnanti mi chiamano Silenziolaggiù. Il mio primo amore, praticamente anche l'ultimo, mi chiamava Minnie. Viveva con gli zii e aveva una visione disneyana della vita. A quei tempi portavamo tutti e due l'apparecchio per i denti e ci davamo dei baci metallici che sembravano i duelli dell’Iliade.

© 2005 Edizioni Feltrinelli


L’autore

Stefano Benni è nato a Bologna nel 1947. Ha pubblicato: Prima o poi l’amore arriva, Terra!, Stranalandia, Comici spaventati guerrieri, Il bar sotto il mare, Baol, Ballate, La Compagnia dei Celestini, L’ultima lacrima, Elianto, Bar sport, Bar sport Duemila, Blues in sedici, Teatro, Spiriti, Dottor Niù, Saltatempo, Teatro2, Achille piè veloce. Inoltre Leggere, scrivere, disobbedire con Goffredo Fofi.


Di Giulia Mozzato


20 maggio 2005