John Wyndham
Considera le sue abitudini

“Dopo che quel morbo colpì gli uomini, le donne cessarono, per la prima volta nella storia, di essere una classe sfruttata. Senza dominatori maschi a confonderle e a distrarle, cominciarono a intuire che il vero potere risiede nel principio femminile. Il maschio serviva solo a uno scopo, breve e necessario; per tutto il resto della sua vita era un penoso e costoso parassita.”

Tutti gli appassionati di fantascienza conoscono perfettamente la qualità e l’importanza del lavoro di John Wyndham. Ma il suo nome è meno noto tra chi frequenta questo genere letterario solo saltuariamente. Il motivo è difficile da stabilire, dato che tra le sue opere si trovano alcuni titoli celeberrimi, come Il giorno dei Trifidi, da cui sono stati tratti alcuni film (il primo è del 1962). Parlando di cinema, come non ricordare le due versioni di Village of Damned (dal romanzo The Midwich Cuckoos), una datata 1960 di Rilla Wolf e l’altra a firma John Carpenter del 1995: gli occhi gialli di quei ragazzini alieni hanno inchiodato alle sedie generazioni di giovani spettatori. Scrive bene Goffredo Fofi nella sua nota finale: “Wyndham è, assieme a Ballard, il maestro della fantascienza di scuola inglese [...] e mentre Ballard è cresciuto fino a sfondare i confini del genere e affermarsi come uno dei maggiori scrittori degli ultimi decenni Wyndham non ha avuto ambizioni così alte, e ha onestamente e metodicamente battuto una strada di riconoscibile continuità, perlustrando il genere con puntuale invenzione e perfetto autocontrollo, negandosi a ogni esibizione stilistica”.
In un “moltiplicarsi e complicarsi di simboli” che rimandano alla riflessione sul genere umano e alla sua possibile evoluzione, agli errori della scienza e alle allucinazioni generate da droghe sempre più raffinate (sono gli anni dell’Lsd), Wyndham sviluppa un’idea originale in un lento crescendo che, raggiunto il culmine, sviluppa un ultimo tempo, completamente differente.
La voce narrante si sveglia improvvisamente in un mondo che non riconosce e in un corpo che non è suo: un’elefantesca forma femminile con la testa e il volto di una ragazza carina di circa vent’anni, totalmente sproporzionata a tutto il resto dell’enorme fisico. “Madre Orchidea”, questo è il suo nome. Accanto a lei si muovono e si affannano soltanto donne alte e muscolose o “nanerottole”, ma soprattutto altre creature mostruosamente grandi assai simili all’immagine scioccante che lo specchio le ha rimandato, e che come lei vengono chiamate Madri. Non si tratta di un’allucinazione, ma apparentemente di un caso di perdita di memoria, probabilmente successiva alla nascita dei suoi quattro figli di Primo Grado. E quando la memoria lentamente riaffiora viene a galla il ricordo di un’altra persona, con un’altra vita e soprattutto con la presenza di figure maschili totalmente scomparse e di cui si ignora persino l’esistenza in questo mondo esclusivamente al femminile.
Evidenti gli influssi del periodo (siamo alla fine degli anni Cinquanta) tra la spinta di un femminismo di rivolta, ortodosso e intransigente con gli uomini, e le nuove teorie scientifiche che portavano assai oltre l’evoluzionismo darwiniano scoprendo anche affascinanti verità etologiche.
Forse solo La mano sinistra nelle tenebre di Ursula Le Guin ha affrontato il tema dell’identità di genere in ambito fantascientifico con altrettanta efficacia. Quella è la storia di una razza androgina: alieni che alternativamente, in diversi periodi della vita, sono uomini o donne.
Idee che fanno saltare tutti i ponti della cultura umana, che spiazzano e provocano e che sono ancora estremamente attuali.

Considera le sue abitudini di John Wyndham
Titolo originale: Consider Her Ways
Traduzione di Ginevra Bompiani
Nota di Goffredo Fofi
127 pag., Euro 12,00 – Edizioni Nottetempo
ISBN: 88-7452-051-4

Le prime righe

Non c'ero che io.
Ero sospesa in un vuoto senza tempo, senza spazio, senza forza, dove non c'era né luce né buio. Avevo entità, ma non forma; coscienza, ma non sensi; mente, ma non memoria. E mi domandavo: ma questo - questo nulla - è la mia anima? E mi sembrava di essermelo domandata da sempre e d'essere condannata a domandarmelo in eterno...
Poi, non so come, l'assenza di tempo cessò. Divenni consapevole che una forza esisteva: che venivo spostata, e anche l'assenza di spazio, di conseguenza, era venuta a cessare. Niente indicava che mi muovevo; sapevo semplicemente di venire trascinata. Ed ero contenta, perché sapevo che c'era qualcosa, o qualcuno, verso il quale volevo essere trascinata. Non avevo altro desiderio che di girare come l'ago di una bussola, e poi lasciarmi cadere nel vuoto…
Ma rimasi delusa. La caduta rapida e lieve non seguì. Invece, altre forze agirono su di me. Venni spinta in qua, poi in là. Lo sapevo, ma non potevo spiegarmi come lo sapevo; non c'erano un punto esterno di riferimento, un indice fisso, una direzione; eppure, sentivo d’essere spinta di qua e di là, quasi contro la resistenza di un giroscopio interno.

© 2005 Edizioni nottetempo


L’autore

John Wyndham (1903-1969), inglese, cominciò a pubblicare racconti di fantascienza nel 1931 su riviste americane. I migliori romanzi uscirono negli anni Cinquanta, fra i quali il famosissimo Il giorno dei trifidi, I trasfigurati, I figli dell’invasione da cui fu tratto nel 1960 il film Il villaggio dei dannati. È considerato oggi uno dei più grandi scrittori di fantascienza.


Di Giulia Mozzato


13 maggio 2005