Randa Ghazy
Prova a sanguinare
Quattro ragazzi, un treno, la vita

“Perché la tristezza è uno status con tutta la sua dignità: c’è chi addirittura ama conviverci, c’è chi rifiuta di uscirne.
È una buona forma di difesa contro la dolore.
Spesso molto più intelligente di chi, sembrando forte, finge con gli altri, sorride forzato e poi, d’un tratto, esplode.”


Sono passati tre anni da quando una ragazzina è riuscita, con un libro, a scatenare un dibattito accesissimo, e non solo in Italia. Quell’adolescente era Randa Ghazy, il libro Sognando Palestina. La realtà drammatica del Medio Oriente vi emergeva con tutta la rabbia, il dolore e l’indignazione di chi non sa mediare, non vuole tener conto di equilibri politici o di strategie comunicative, ma scrive (benissimo) con la passione sincera di un animo giovane totalmente coinvolto dai dolori del mondo.
Ora, diciottenne, Randa si ripropone ai lettori, ai coetanei e agli adulti, con un romanzo più maturo, altrettanto intenso, ma più ricco di riflessione e di elaborazione dei sentimenti, sapendo valutare le diversità e le contraddizioni a cui, in particolare i più giovani, sono necessariamente soggetti.
Quattro i protagonisti di Prova a sanguinare, quattro i punti di vista e le situazioni da cui provengono, un treno casualmente li fa incontrare e qualche ora di viaggio consente un confronto, anche acceso, delle diverse modalità di vedere il mondo e di fare scelte di vita.
Hayat è una diciottenne araba che sta per intraprendere una missione in Afghanistan con un’organizzazione umanitaria. Ruth, 19 anni, ebrea, sta elaborando il lutto per un nonno amatissimo, morto in un attentato in Israele; è diretta a Roma dove incontrerà la nonna e dovrà fronteggiarne il dolore.
I due ragazzi, seduti nello stesso scompartimento, sono un po’ più adulti: Daniel è un bellissimo giovane americano di 25 anni, biondo, occhi azzurri, arrabbiato quel tanto da guardare con sufficienza culture e abitudini di vita che non gli corrispondano (anche la compagna del padre, napoletana, gli sembra volgare e chiassosa). Difende orgogliosamente la politica americana, ferito dal terrorismo arabo che ha colpito il suo Paese, ripetendo in modo meccanico tutta la mitologia Usa. La discussione si accende proprio tra il bel Daniel e la ragazza da cui è particolarmente attratto, Hayat. Il quarto personaggio del romanzo è un giovane indiano d’America, Ishi: ha solo qualche anno più degli altri, ma vive già una situazione adulta, ha una moglie e un figlio e questa dimensione (o forse secoli di sopportazione) fa sì che sia più riservato, più attento ad osservare gli altri che a mettersi in mostra.
Scrive davvero bene Randa Ghazy e qui mostra che oltre alla passione possiede anche la tecnica: ogni personaggio ha un suo stile, un suo linguaggio, un’espressività che corrisponde adeguatamente al pensiero.
Non c’è neppure l’ingenuità prevedibile nell’opera di una ragazza così giovane, Randa è attenta, non eccede, controlla bene il tema e i personaggi costruendo un romanzo che può attrarre molti lettori, e lo farà, di età e di formazione diversi.

Prova a sanguinare. Quattro ragazzi, un treno, la vita di Randa Ghazy
340 pag., Euro 14,50 - Fabbri, 2005 (Narrativa)
ISBN: 88-451-1324-8

Le prime righe

Ruth
Gulliver dagli Huyhnhnms

Gulliver dagli Huyhnhnms. Ci ho messo un po' a rendermene conto.
Tossisco, bevo un sorso di tè. Quello al gelsomino, per cui mi prendono in giro. Continuo ad adorarlo.

Che secondo alcuni si pronuncerebbe Hwinms, come un cavallo che nitrisce.

Ecco, proprio come Gulliver. Altro sorso di tè. Anche se è la parte meno famosa di Gulliver, voglio dire, chi si può dimenticare dei nanetti di Lilliput o dei giganti di Brobdingnag? Nessuno, ovvio, ci hanno fatto pure un cartone animato. I Lillipuziani li ricordiamo perché sono piccoli, i Brobdingnagians perché sono giganteschi. Gli Huyhnhnms, invece, non se li ricorda nessuno.

Comunque, mi sento come Gulliver. Suona il cellulare, lo spengo. Mi accendo una sigaretta e inizio a piangere.

Guardo per terra una formica che attraversa le piastrelle di marmo. Si porta dietro una briciola di qualcosa.
Fisso la formica per una manciata di secondi che sembra interminabile, poi mi sento osservata. Alzo lo sguardo, è il mio Odio che mi guarda.
"Prima o poi ti autodistruggerai."
"O forse mi distruggerai tu."
"Può essere."
Anche lui fissa la formica, mentre gli parlo continuo a seguire il meticoloso arrancare della bestiola.
Se non fossi così incazzata mi chinerei e le toglierei il pezzo di pane, mettendolo da qualche parte.
Sarei curiosa di vedere se torna indietro a recuperarlo.
"Tu non sei Gulliver, lo sai."
Mentre lo dice, continuiamo entrambi a fissare la formica.
È come se mi aspettassi che da un momento all'altro una schiena invisibile si piegasse a farlo per me, a levarle la briciola, intendo.
Il mio Odio schiaccia la formica.
Allora smetto di guardare per terra.
Sorso di tè. Boccata di Marlboro.
Non riesco a spiegare nemmeno a me stessa c

© 2005 RCS Libri


L’autrice

Randa Ghazy è nata in Italia da genitori egiziani. Vive vicino a Milano e frequenta la terza liceo classico. Il suo primo romanzo Sognando Palestina è stato tradotto in quattordici Paesi.


Di Grazia Casagrande


13 maggio 2005