Francesco Bonami
Lezioni di fumo

“Alberto era nato in un paese anonimo di quelli dove agricoltura e industria non hanno mai saputo cosa farci, era figlio unico e di tanti inutili ‘sacrifici’. Quei sacrifici che pesavano some macigni sulla vita di Alberto, come i privilegi annerivano il futuro di Claudio. Nel crepuscolo con tutta la città che si appoggiava contro, là fuori dalla finestra, verso il mare vuoto, privilegi e sacrifici sembravano dissolversi nella foschia di un senso di colpa che avvolgeva un’intera generazione.”

Una fascetta colorata che abbraccia il volume ci informa che questo romanzo ha vinto il Premio Palazzo al Bosco per l’inedito 2004: è già una garanzia. Poi giriamo il volume e troviamo la biografia dell’autore: anche questa è rassicurante. Non ci troviamo di fronte a una incognita, ma a promesse mantenute.
L’attenzione all’aspetto estetico, la descrizione accurata, quasi maniacale dei particolari, tradisce la professione dell’autore, da anni attento proprio alle nuove tendenze dell’arte contemporanea, con tale competenza ed efficacia da essere direttore artistico di importanti fondazioni italiane del settore. Persino l’uso della lingua riflette queste sue esperienze lavorative (che evidentemente sono anche passioni).“La stanza era immersa in una grisaglia morbida”: solo chi si è occupato di moda può immaginare e scegliere un accostamento di questo genere. Oppure “nel frigorifero gli avanzi sembravano archiviati, catalogati nell’ordine in cui erano stati cucinati o comprati”: è evidente l’attitudine museale di chi scrive. O ancora “in fondo al vialone le luci dei lampioni cominciavano a cedere al bagliore dell’alba e in questo scambio di consegne, sul fondo bluastro dei caseggiati, s’intrometteva la luce più forte e gialla dentro al primo autobus, vuoto”: una tempera (o un olio) dai toni accesi.
È il piacere della lettura, che si appoggia all’originalità della scrittura, a fornire le motivazioni per consigliare questo breve romanzo. Come non accade spesso, leggo e rileggo frasi piacevoli, musicali, ben costruite e apprezzo metafore davvero nuove. Dimentico forse un po’ la storia, che in realtà è forte, tragica, importante: racconta di un mondo, una generazione, una lotta infinita, di omicidi politici e testimonianze difficili, degli anni Settanta e di ciò che in seguito è rimasto. La storia di Alberto, l’assassino, e di Claudio, l’amico che gli sopravvive.
Sono tanti quadri, tanti scatti, fotografie collezionate su un grandissimo tabellone. Si ricostruisce la storia mettendole tutte insieme, ma è sufficiente osservarne una per intuirne il senso.

Lezioni di fumo di Francesco Bonami
129 pag., Euro 10,00 – Edizioni Marsilio (Farfalle)
ISBN: 88-317-8657-1

Le prime righe

Di che colore sia la penombra nessuno lo sa, caso mai è più facile pensare alla sua consistenza, una specie di vapore, una nuvola di ragnatele, una polvere. La penombra è anche uno stato d'animo, un umore sociale, un modo di pensare. Questa è una storia che accade nella penombra di una società divisa fra vittime e carnefici. Una storia raccontata dal punto di vista di uno dei tanti che, né vittima né carnefice, faceva parte di quella penombra.
Dimenticavo infatti di dire che la penombra è anche una massa di gente che in certi momenti del presente rimane come una nuvola di polvere intorno a una società, senza toccarla, senza cambiarla. Testimone senza memoria, senza opinione, senza nulla da dichiarare.
Le società che producono la penombra, rimangono luoghi in bilico fra il buio e i bagliori, in un dormiveglia dal quale si risveglieranno con le lenzuola bagnate di lacrime.

© 2005 Edizioni Marsilio


L’autore

Francesco Bonami, fiorentino, vive dal 1986 negli Stati Uniti, dove oggi è curatore al Museo di arte contemporanea di Chicago. È stato direttore della Biennale di Venezia per la 50ma edizione del 2003. È il direttore artistico di tre Fondazioni italiane dedicate all'arte contemporanea e alla moda: Sandretto Re Rebaudengo a Torino, Pitti Immagine Discovery a Firenze e Villa Manin a Passariano in Friuli-Venezia Giulia. È stato responsabile editoriale per gli Stati Uniti della rivista «Flash Art International». Collabora con «Il Foglio» e con «Vanity Fair Italia» scrivendo di arte e cultura. Questo è il suo primo romanzo, vincitore del Premio Palazzo al Bosco per l'inedito 2004.


Di Giulia Mozzato


13 maggio 2005