Manuel Rivas
La lingua delle farfalle

“Quando i camion partirono, carichi di prigionieri, io fui uno dei bambini che si misero a corrergli dietro, tirando pietre. Cercavo disperatamente il volto del maestro per chiamarlo traditore e criminale. Ma il convoglio era ormai una nube di polvere in lontananza e io, in mezzo al viale, con i pugni chiusi, fui capace solamente di mormorare con rabbia: “Rospo! Tilonorinco! Iris!”

Di Manuel Rivas abbiamo già letto il bellissimo romanzo Il lapis del falegname - la confessione di un carceriere che rievoca le crudeltà e le torture che lui stesso ha perpetrato durante la guerra civile, tratteggiando insieme il ritratto fulgente del prigioniero che disegnava di continuo con il lapis che fa scattare i suoi ricordi. La lingua delle farfalle, pubblicato in Spagna nel 1998, è una raccolta di racconti e prende il titolo dal primo, un piccolo capolavoro da cui è stato tratto un film. E nel titolo c’è già il fascino carismatico del maestro che racconta a un bambino la storia; un maestro che non parla banalmente del colore incantato delle ali delle farfalle, ma della la lingua a spirale che queste srotolano per succhiare il nettare dei fiori. Un maestro con la faccia da rospo che aveva saputo conquistare le menti e i cuori dei suoi alunni, specie del piccolo Pardal, consolato per essersi fatto pipì addosso il primo giorno di scuola proprio dopo aver detto davanti a tutti i compagni sghignazzanti quel suo nome curioso che significava “passerotto”. Con gli occhi e gli orecchi di un bambino che guarda e racconta senza capire che cosa stia accadendo, noi leggiamo dei militari che hanno dichiarato lo stato di guerra, delle truppe che arrivano in paese, del papà che brucia carte sospette, della gente che viene caricata sui camion - tra di loro c’è anche il maestro. E tra quelli che corrono dietro il camion gridando, “traditori, criminali”, c’è anche lui, lo scolaro prediletto del maestro. Gli hanno detto che deve urlare, come sta facendo suo padre. È già qui la grandezza del narrare di Manuel Rivas, in un linguaggio che sa essere scarno e poetico, in una essenzialità del dire che esprime di più di quello che dice, che usa le parole per dipingere immagini. Come sempre in un libro di novelle si impone una scelta, non potendo parlare di tutte, ed è difficile tra quella straziante del ragazzo che muore simulando una rapina per far colpo su una ragazza che non lo vede neppure e quella del marito che inventa una storia di amore e di gelosia per spiegare la malattia della moglie, o quella dell’emigrante nostalgico che per guadagnare fa il cliente-civetta di un ristorante, o la storia di un altro bambino che la mamma manda a piedi per cinque chilometri a comprare il pane che lui, una briciola dopo l’altra, mangia tutto sulla via del ritorno, o, ancora, un noir breve sul poliziotto che dà la caccia ai narcotrafficanti. L’ultima, La vecchia regina spicca il volo, chiude idealmente il cerchio iniziato con la prima, ed è la storia dell’amicizia tra due bambini e dell’inimicizia tra le loro famiglie, dell’allontanamento tra i due, di quello che sembra un tradimento finale prima che il caso faccia sì che si riuniscano in un finale poetico che vola alto come la regina delle api del titolo, come i due personaggi protagonisti.

La lingua delle farfalle di Manuel Rivas
Traduzione di Danilo Manera
142 pag., Euro 10,00 – Edizioni Feltrinelli (I narratori)
ISBN: 88-07-01676-1

Le prime righe

LA LINGUA DELLE FARFALLE
A Chabela

"Come va, Pardal? Spero che finalmente quest'anno potremo vedere la lingua delle farfalle."
Il maestro aspettava da tempo che mandassero un microscopio a quelli della Pubblica istruzione. Ci parlava tanto di quell'apparecchio che ingrandiva le cose minuscole e invisibili, che noi bambini arrivavamo a vederle davvero, come se le sue parole entusiaste avessero l'effetto di formidabili lenti.
"La lingua della farfalla è una tromba avvolta a spirale come una molla da orologio. Se un fiore l'attrae, la srotola e la infila nel calice per succhiare. Quando avvicinate il dito inumidito a un barattolo di zucchero, non è forse vero che sentite già il dolce in bocca come se il polpastrello fosse la punta della lingua? Be', così è la lingua delle farfalle."
E allora tutti invidiavamo le farfalle. Che meraviglia. Andarsene in giro per il mondo volando, con quei vestiti da festa, e fermarsi sui fiori come taverne con barili pieni di sciroppo.
Io volevo molto bene a quel maestro. All'inizio, i miei genitori non riuscivano a crederci. Cioè non capivano perché volessi bene al mio maestro. Quand'ero un monellino, la scuola era una minaccia tremenda. Una parola che vibrava nell'aria come un battipanni.
"Vedrai quando ti toccherà andare a scuola! "

© 2005 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autore

Manuel Rivas (A Coruña 1957), narratore, poeta e giornalista, è la figura di maggiore spicco e proiezione internazionale della letteratura galega. Ha pubblicato in Italia il romanzo Il lapis del falegname, da cui è stato tratto nel 2002 un film con la regia di Antón Reixa, e il libro per bambini Il pirata Testamatta.


Di Marilia Piccone


13 maggio 2005