Andrea G. Pinketts
L'ultimo dei neuroni

“La maggior parte delle nostre storie era a fortissima connotazione sessuale. Usavamo leggende da caserma proprio per ribadire il concetto che eravamo guerrieri, non soldati. Quindi nessuno avrebbe potuto incasermarci nel servizio militare, in una riserva, in un casermone periferico o in un villaggio olimpico, senza la nostra approvazione.”

Neuroni e uroni sono le ultime tribù indiane; amano raccontarsi storie piene di paure e di divertimento. Consapevoli della fine imminente, parlano di sesso e di delitti, di mostruosità, di giochi erotici e mortali: Pinketts è uno di loro ed è narratore e protagonista. Viviamo in una specie di Far West, consapevoli di essere chiusi in una riserva, destinati all’estinzione e al soffocamento intellettuale. Siamo, i più consapevoli, eredi di sconfitte e di fallimenti, circondati da banalità e da ubriacature pubblicitarie, un Luna Park di luci ed ebbrezze fittizie, così come finti sono i draghi, le orche, i mostri che lo popolano. Forse per questo le storie narrate sono così improbabilmente fantasiose e la crudeltà diventa un videogame, e il sesso una modalità minima di sopravvivenza.
Questo romanzo di Pinketts gioca con il senso di sconfitta, deride la falsa soddisfazione del successo e parla a quei “pellerossa del cervello”, quei pochi sopravvissuti, intellettualmente consapevoli, che tentano di non piangersi addosso, ma di trasformare in ironia il clima inutilmente violento e il vuoto di ideali che circonda l’Italia di oggi. Se la storia viene collocata a Roma, ecco che la bella Piazza San Silvestro conduce in via della Gatta, la via dei diavoli; se siamo a Milano (patria del narratore e luogo naturale della sua “materia”) sono i locali trandy, i bar, le vie, i goffi tentativi di costruire una città e una cultura underground ad essere presi di mira.
Ma, qua e là, ecco citazioni, riferimenti dotti, perennemente stravolti e irrisi, come se lo scrittore sentisse il peso di una tradizione e di una cultura che si è isterilita e che non è stata in grado di produrre altra cultura, altro sapere. L’ultimo dei neuroni, l’ultimo essere pensante, un Pinketts attore e spettatore, può trovare senso solo nel gioco intellettuale e linguistico.

L'ultimo dei neuroni di Andrea G. Pinketts
172 pag., Euro 14,00 – Edizioni Mondadori (Strade blu)
ISBN: 88-04-54703-0

Le prime righe

Arrivo tardi: sono l'Ultimo dei Neuroni. L'ultimo ad arrivare a una festa perché è inelegante presentarsi a una cena quando la padrona di casa non ha ancora finito di spignattare il commestibile o di truccarsi come una bella di giorno. In versione serale. Per rendersi più appetibile.
No io arrivo tardi, quando quei barbari dalle giacche blu si sono già spazzolati tutto il buffet e la donna bianca, che ha ecceduto con l'acqua di fuoco non vede l'ora di farsi definitivamente sbavare via il rossetto da un buon selvaggio.
Arrivo tardi, nella speranza che il genocidio di quelli della mia razza sia già stato consumato dagli ospiti della cena e nessuno avverta la necessità di farmi la festa.
Noi Neuroni siamo i pellerossa del cervello. Non so se ho reso l'idea. Voltaire diceva: "Cos'è un'idea? ... un'immagine che si dipinge nel mio cervello".
Parlava del suo, appunto. Il mio è dipinto coi colori di guerra. Ci trovavamo molto bene nelle praterie del cervello.
"Liberi e belli" come shampoo con tante sciampiste innamorate pronte a darci una lavata di capo... ma affettuosamente.
Poi arrivarono loro a contaminarci col progresso.


© 2005 Arnoldo Mondadori Editore


L’autore

Andrea G. Pinketts è nato a Milano nel 1961. Giornalista e narratore di romanzi prevalentemente noir, ha fondato la Scuola dei Duri, un movimento letterario che si propone di esplorare la realtà attraverso l’indagine poliziesca.
Ha vinto numerosi premi, tra cui tre Mystfest e uno Scerbanenco, e ha ricevuto la targa “Una remington per la strada”, per alcune inchieste pubblicate sulla rivista “Esquire”. I suoi libri (molti dei quali tradotti con successo in Francia): Lazzaro, vieni fuori, Il vizio dell’agnello, Il senso della frase, Io, non io, neanche lui, Il conto dell'ultima cena, L'assenza dell'assenzi, Il dente del pregiudizio, Fuggevole Turchese, Sangue di yogurt e Nonostante Clizia (2003).


Di Grazia Casagrande


13 maggio 2005