da gianmariatesta.com



Gianmaria Testa

Gianmaria Testa è nato nel 1958 in provincia di Cuneo. Rappresenta un caso atipico nel panorama musicale nazionale. Capostazione, porta in giro la sua musica prima con gruppi e poi da solista. Dopo una lunga gavetta nel ’93 e’94, all’età di 35 anni, vince il primo premio del Festival di Recanati dedicato ai nuovi talenti della canzone d’autore. È l’inizio della sua avventura discografica. Nel ’95, con l’etichetta Label Bleu, esce il primo disco di Gianmaria Testa, Montgolfières. L’opera viene accolto calorosamente dalla critica. Nell’ottobre del ’96 esce il secondo album, Extra-Muros che inaugura la nuova etichetta dedicata alla canzone dalla Warner Music francese, la Tôt ou Tard. Grazie al concerto tenuto all’Olympia di Parigi (febbraio 1997) l’Italia si accorge del grande talento di Gianmaria Testa. Il cantautore colleziona importanti collaborazioni con Enrico Rava, la Banda Osiris, Stefano Bollani, Marco Paolini, Fausto Mesolella (chitarrista degli Avion Travel), Erri De Luca, Paolo Rossi.

Discografia fondamentale: Montgolfieres - 1995 Label blue; Extra-muros - 1996 Tout-ou-tard/wea; Lampo - 1999 Tout-ou-tard/Wea; Il walzer di un giorno - 2000 Elleumultimedia.


Legge molto nel tempo libero?

Non moltissimo, perché rimango presto deluso dalla parola scritta. Mi aspetto sempre molto sia dalla parola scritta sia dalla canzone. Le stupidaggini mi annoiano in fretta.

Quali sono i libri che non l’hanno annoiata?

Comincio dall’ultimo libro che mi è piaciuto molto: Il seminatore. Una storia complicata e per certi versi drammatica sugli zingari. Poi cito volentieri alcuni autori che non mi hanno mai tradito: sono un lettore appassionato di Fenoglio e Tolstoj.

Questo suo rapporto un po’ contrastato con la lettura lo aveva anche da ragazzo?

Da ragazzo ero onnivoro. Leggevo di più. Vivevo in campagna, non c’era la televisione ma i proprietari della cascina vicina avevano, e hanno ancora, una bellissima biblioteca. Io entravo di nascosto e prendevo dei libri che mi premuravo di foderare ben bene con carta di giornale per non sporcarli. E leggevo tutto in modo incosciente.

Qualche titolo?

Ho letto Pavese a 12 anni senza capirlo. Poi ho scoperto Salgari, Verne, e Se questo è un uomo di Primo Levi. Leggevo ogni cosa in modo acritico attirato dall’alone di fascino e mistero che circondava quella biblioteca. Mi è capitato anche di riprendere in mano, successivamente, molti dei romanzi della mia infanzia, uno fra i tanti Moby Dick. Lo avevo scelto per le illustrazioni interne. In seguito ho scoperto, rileggendolo, che possiede diversi piani di lettura.

E quando poi si è visto citato all’inizio di un libro, che effetto ha provato?

Io non conoscevo Jean-Claude Izzo né la sua opera. Evidentemente lui conosceva invece la mia. All’epoca suonavo con un trombettista australiano che mi regalò per il mio compleanno I marinai perduti. E ricordo che mi sorprese molto il fatto che i protagonisti del romanzo ascoltassero la mia musica.

Ha conosciuto personalmente Jean-Claude Izzo?

Il nostro primo incontro è stato imbarazzante, eravamo intimiditi. Poi però ho fatto dei concerti a Marsiglia, l’ho rincontrato e da lì in avanti siamo diventati veramente amici. Purtroppo è stata un amicizia che è durata poco, quanto la sua vita, perché è mancato il 22 di gennaio. Il 7 di gennaio aveva ancora trovato la voglia di mandarmi un fax con credo l’ultima poesia da lui scritta. Ho deciso di inserirla come lettura nella versione francese del mio album.

Di Francesco Marchetti


29 aprile 2005