Elena Canino
Clotilde tra due guerre

“15 febbraio
Sul Giornale d’Italia c’è una fotografia della principessa Maria Josè con i capelli corti e una margherita appuntata sulla chioma crespa. L’ho fatta vedere a papà per convincerlo a permettermi di tagliare le trecce. Non valgono gli esempi reali, anzi il contrario. Papà dice che quello che fa la figlia di un re, non lo può fare la figlia di un magistrato.”


Nel 1915 Clotilde, liceale sedicenne da poco trasferita a Genova con la famiglia al seguito del padre magistrato, inaugura il suo diario con la descrizione del discorso interventista di D’Annunzio a Quarto. E lo concluderà quasi trent’anni dopo, nel 1943 a Napoli, in procinto di trasferirsi forzatamente a Sorrento perché gli americani hanno requisito la sua villa. Romanzo in forma di diario, Clotilde tra due guerre è in realtà quasi un’autobiografia, anche se, per discrezione, i nomi vengono cambiati. L’autrice, Elena Canino, morì nel 1957 proprio nei giorni della pubblicazione del libro, patrocinato da Leo Longanesi, il quale qualche anno prima aveva indotto la Canino al debutto editoriale con il manuale La vera signora, scritto come “pendant” del best seller Il vero signore del comune amico Giovanni Ansaldo. Ed Elena Canino, la Clotilde del romanzo, impersonò indubbiamente il ruolo della “vera signora” per tutta la vita, restando fedele ai valori inculcati in lei dall’austera famiglia e dall’ambiente della buona borghesia all’interno del quale si muoveva, non però vivendoli supinamente o con rancore represso, ma vagliandone la tenuta alla luce del difficile e doloroso periodo storico in cui le toccò vivere. Questi tre diversi ambiti, cioè la vicenda personale - che si snoda come un romanzo di formazione al femminile - la crisi e l’evoluzione della società borghese all’avvento del fascismo e la storia italiana della prima metà del ‘900 s’intersecano continuamente nel racconto creando uno scenario dalla prospettiva profonda e con un ampio e variegato gruppo di personaggi, parecchi dei quali con nomi di spicco, come Nitti, Ciano, Ansaldo, Croce. Ad esempio, delineando gli ideali patriottici della Prima guerra mondiale riesce a motivare la scelta eroica del cugino Guido, suo primo amore, caduto nel 1916. L’avvento del fascismo trova la famiglia di Clotilde trasferita a Roma: “Qualcosa di grave si va preparando- scrive nel maggio del 1921 – papà dice che non si può rivalutare una Vittoria come Mussolini vuol fare. La Vittoria non può essere rivalutata da un uomo, ma da un popolo.” In famiglia le opinioni si diversificano, pur nel rispetto reciproco: “Mamma dice che è colpa del re se ormai non si sa più cosa sia legale e cosa illegale in Italia. Io amo il re. Perché è stato il re dei soldati che sono morti per la patria.” Nel 1936 un altro giovane della famiglia cade in combattimento: il figlio adolescente della sorella di Clotilde, cresciuto nel mito fascista, muore da volontario in Spagna coi franchisti mentre i suoi genitori, arricchitisi col regime, tentano l’avventura in Abissinia. Nel frattempo Clotilde si è laureata in archeologia e ha ricevuto l’offerta di un corso di perfezionamento ad Atene, ma i genitori non concepiscono tanta autonomia e la convincono invece a dedicarsi all’insegnamento. “Quando mi guardo allo specchio, mi chiedo perché nella mia vita ci sia questo deserto”: assetata d’affetto ma senza speranza di trovare un compagno dopo aver perso di vista un architetto di cui s’era innamorata, accetta un posto d’insegnante ad Ischia e incredibilmente vi ritrova l’amato, con cui si sposa in tempi brevi stabilendosi a Napoli. Poi, il 10 giugno 1940, ascolta in piazza la voce del Duce: “Sul quadrante della storia è scoccata un’altra ora del destino….” E’ di nuovo la guerra, che incomincia a scandire anni terribili. Per Clotilde la più forte lacerazione è dover abbandonare la propria casa: “Quello che occorre agli uomini forse è lo spazio, ma alle donne occorrono solo quattro mura per vivere in pace.” È la voce delle nostre nonne che torna a farsi sentire, suscitando in ogni lettore ricordi, emozioni e malinconie.

Clotilde tra due guerre di Elena Canino
Introduzione di Lucetta Scaraffia
410 pag., Euro 26,00 – Edizioni Le Lettere (Le vie della storia n. 66)
ISBN: 88-7166-872-3

Le prime righe

ANNO 1915

5 maggio
Questa mattina, appena Eugenia è entrata in camera a portarci le scarpe lucidate, Margherita che è sempre l'ultima ad alzarsi, si è gettata giù dal letto. Tanta premura derivava dal fatto che dovevamo andare con gli Odero a Quarto a sentire il discorso di D'Annunzio... e D'Annunzio è l'unico e vero Dio del suo corteggiatore Crisi.
La guardavo mentre si pettinava. È molto carina quando ha tutti i capelli sciolti, ma quando si fa le trecce esce fuori il suo naso che è il naso ciociaro... di papa e di zio Raffaele.
Avanti, alzati!
Non ne avevo nessuna voglia, mi sono seduta sul letto a considerare con antipatia i pumps delle cerimonie. Chissà perché i poeti parlano sempre di dolori sublimi e mai di ragazze disperate a causa dei pumps. Senza tacco, sono freddi d'inverno, arroventati d'estate, adatti semmai per la sera e la sera noi non usciamo mai. Con un calcio li ho mandati a finire sotto il letto.

6 maggio
Nella Scat aperta i nostri cappelloni di paglia di Firenze minacciavano sempre di volarci dalla testa, mi doleva il braccio a furia di tenerlo fermo con la mano. Il tragitto, che non è lungo, è durato più di un'ora perché la strada verso Quarto era affollatissima. Le case erano tutte imbandierate, sulle navi ancorate in porto un velivolo faceva evoluzioni. Tutte le sirene ad un tratto si sono messe a fischiare; allora il signor Odero si è commosso e ha detto con voce strozzata: «Stiamo andando verso i destini della patria».
A Quarto, il monumento di Garibaldi era coperto da un panno rosso e intorno vi stavano i garibaldini. D'Annunzio è arrivato alle dieci e mezzo precise, vestito di grigio e con la bombetta in mano. Era molto pallido, rasato accuratamente mentre le autorità che lo circondavano avevano baffoni e barboni neri.

© 2005 Le Lettere Edizioni


L’autrice

Elena Canino (Roma 1898-Napoli 1957) dopo essersi cimentata come traduttrice, scrive su proposta di Leo Longanesi La vera signora, un pendant del manuale Il vero signore, scritto dal comune amico Giovanni Ansaldo. Clodilde tra due guerre è il suo unico romanzo. Pubblicato nel 1957.


Di Daniela Pizzagalli


6 maggio 2005