H. C. Andersen
Peer fortunato

Signore del Cielo, quanto sei misericordioso e buono! dissero le due povere donne. Parlarono di Peer fino a tarda notte. In tutta la grande città si parlava di lui, il giovane, bello fenomenale cantante. A questo era arrivato Peer fortunato!”

È ormai noto a tutti che nel 2005 ricorre il bicentenario della nascita di Hans Christian Andersen e che la Fondazione danese a lui dedicata ha organizzato, in collaborazione con editori e istituzioni di tutto il mondo, una serie di eventi che riaprono il dibattito critico su questo autore.
Non poteva mancare l’appuntamento una casa editrice come Iperborea, che indirizza da sempre le sue scelte editoriali sulla letteratura nordica e che conta nel suo catalogo numerosi importanti autori danesi.
Peer Fortunato (un romanzo breve che sembra una favola) è la divertente storia di un bambino, che a mano a mano si trasforma in ragazzino e poi in adulto, nato in una famiglia povera e divenuto presto orfano di padre, ma decisamente fortunato per la presenza di una madre e una nonna attente, di precettori e maestri intelligenti, per le scelte di vita e gli aiuti, anche economici, che gli arrivano dall’esterno e che gli consentono di mettere in pratica i sogni inusuali di una carriera artistica: da ballerino a cantante, sino al trionfo, all’apoteosi finale ampiamente meritata. Come viene ricordato da Bruno Berni nella Postfazione, la storia è quella del brutto anatroccolo, o di un fantastico Aladino, apparentemente segnato dalla sorte ma che in realtà improvvisamente emerge, domina su tutti gli altri, si trasforma in un protagonista di grande successo: è l’autobiografia dello stesso Andersen, che in molti punti si rivela evidente.
Pur essendo l’ultima opera del grande autore danese, Peer Fortunato mantiene una freschezza e un evidente piacere nell’atto della scrittura: pare di vedere Andersen compiaciuto e divertito mentre dipana la storia e tratteggia i personaggi con lo sguardo e i pensieri allegri di un ragazzino. E il finale, neppure troppo spiazzante se si ricordano altre sue fiabe come La Sirenetta, stempera la tragedia. Anche nella morte Peer è fortunato, “più fortunato di milioni!”.

Peer fortunato di H.C. Andersen
Titolo originale: Lykke-Peer
Postfazione di Bruno Berni
Traduzione di José Maria Ferrer
123 pag., Euro 10,50 – Edizioni Iperborea
ISBN: 88-7091-131-4

Le prime righe

I

Nella strada più signorile si trovava una sontuosa casa padronale all'antica; il muro esterno era tutto impastato con frammenti di vetro, che scintillavano alla luce del sole e della luna come fossero diamanti; era un segno di prosperità, e la prosperità regnava all'interno. Si diceva che il Grossista fosse un uomo così ricco da poter tenere due barili d'oro nel mezzo del suo salotto buono e ancora, come salvadanaio per il futuro, un secchio di monete d'oro fuori dalla porta della stanza dov'era nato il figlioletto.
Quando il piccolo arrivò nella bella casa, vi fu grande gioia dalla cantina fino alla soffitta, anche se lassù in cima la gioia fu ancora più grande un paio di ore dopo. Lassù vivevano il garzone di magazzino e sua moglie e anche qui arrivò per l'appunto un figlioletto, donato da Nostro Signore, portato dalla cicogna ed esibito dalla mamma. Anche qui, guarda caso, c'era un secchio fuori dalla porta, ma non era un secchio d'oro, era un secchio di spazzatura.
Il ricco Grossista era un uomo molto retto e gentile; sua moglie, fine e sempre vestita in modo distinto, era timorosa di Dio, e per di più dolce e caritatevole. Tutti si rallegravano che i due avessero avuto la gioia di un fìglioletto, che sarebbe cresciuto e sarebbe diventato grande e ricco, come suo padre.
Il piccolo fu battezzato Felix, che in latino vuoi dire «felice», e lo era davvero, e ancor più lo erano i suoi genitori.

© 2005 Iperborea Edizioni


L’autore

Hans Christian Andersen (1805-1875) nasce a Odense da padre ciabattino e madre lavandaia che finirà alcolizzata. A 14 anni va a Copenaghen a cercare fortuna nel teatro e, grazie a generosi protettori, studia danza e canto e può proseguire gli studi fino all’università. Dopo gli esordi con drammi, poesie, resoconti di viaggio e un romanzo, L’improvvisatore, è con la prima raccolta di fiabe, del 1836, che trova la sua vera vena. Oltre ai ricordi dei suoi dieci anni di viaggi, come Il bazar di un poeta, pubblica altri romanzi, tra cui O.T e Il violinista, l’autobiografia, La fiaba della mia vita, ma sono le 156 fiabe scritte nel corso di tutta la sua esistenza a renderlo famoso e amato in tutto il mondo.


Di Giulia Mozzato


6 maggio 2005