Albert Einstein
Il lato umano
Spunti per un ritratto

“Per quel che riguarda la ricerca della verità, le mie faticose indagini, con i molti vicoli ciechi, mi hanno insegnato quant’è difficile fare un passo sicuro, anche piccolo, nella conoscenza di ciò che è veramente essenziale.”

Nel 1905, il cosiddetto annus mirabilis, ad appena 26 anni, Albert Einstein inventò la teoria delle relatività ristretta (poi sviluppata sino al saggio sulla Relatività generale del 1916) e diede contributi decisivi alla fisica quantistica (con la spiegazione dell'effetto fotoelettrico, che gli valse il premio Nobel nel 1921) e statistica (il moto browniano). In occasione del centenario di quel periodo che ha cambiato il corso della fisica contemporanea, l'Assemblea Generale dell'ONU con la risoluzione 58/293 del 16 Giugno 2004 ha proclamato il 2005 Anno Internazionale della Fisica. A chi volesse saperne di più suggeriamo il sito World Year of Physics 2005, dove sono raggruppate le iniziative che in tutto il mondo segnano l’evento.
Tuttavia non solo grazie a convegni, seminari, incontri e pagine web possiamo ampliare le nostre conoscenze in materia e sentirci più adeguati allo storico appuntamento dedicato a questa disciplina e al suo più celebre esponente: sono anche i saggi come quello che vi presentiamo questa settimana che avvicinano i lettori ai protagonisti delle rivoluzioni scientifiche. I curatori dell’opera hanno selezionato brani, a volte poco più di singole frasi, da una notevole mole di materiale (lettere, diari, documenti ufficiali) per individuare alcuni passi centrali, significativi che potessero contribuire a creare un ritratto della personalità di Einstein.
“Se tutti vivessero come me, non si sarebbe mia inventato il romanzo...” questa frase, scritta in una lettera alla sorella, è una chiave d’accesso alla visione modesta e persino un po’ noiosa che il grande fisico aveva di sé stesso. Gentile, piuttosto solitario, per nulla attratto dalle lusinghe del “cosiddetto bel mondo”, Einstein era disponibile ma, come si legge, meno di quel che avrebbe voluto, a dialogare con il mondo esterno, sia scientifico che non. Sono opinioni o semplici scambi di battute sull’arte, la psicoanalisi, il valore del suo lavoro, l’animalità dell’uomo, sulla musica (Einstein era un appassionato violinista), la storia, la politica (Hitler e il nazismo in particolare), la religione, la fisica e la teoria della relatività, sul senso della vita e sulla sua assoluta precarietà: “siamo come dei naufragi che cercano di tenersi in equilibrio su un pezzo di legno in mare aperto, dimentichi di dove sono venuti e senza sapere dove vanno”.
Singolari e curiosi gli scambi di lettere con la famiglia reale del Belgio e in particolare con la regina Elisabetta. In questo stralcio di epistolario troviamo tra l’altro uno loro “scambio poetico”, un divertissement in versi che difficilmente si immaginerebbe possibile e che invece si ripete anche con altri interlocutori, come lo scrittore sionista Sam Gronemann, dimostrando la disponibilità, l’umiltà e l’ironia dell’Einstein uomo.

Il lato umano. Spunti per un ritratto di Albert Einstein
Titolo originale: Albert Einstein: The Human Side. New Glimpses from his Archives
A cura di Helen Dukas e Banesh Hoffmann
Traduzione di Annamaria Gilberti
Prefazione di Claudio Bartocci
XIV-113 pag., Euro 8,80 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Saggi n. 1336)
ISBN: 88-06-17465-7

Le prime righe

Alle origini del mito di Einstein

Mentre si trovava in California, nel gennaio del 1931, ospite del Caltech di Pasadena, Einstein ebbe occasione di incontrare Charlie Chaplin, che lo invitò alla prima mondiale del suo ultimo film, Luci della città. La sera dello spettacolo, scesi dalla limousine sulla quale avevano viaggiato insieme, i due uomini si avviarono insieme verso l'entrata del Los Angeles Theater, entrambi in frac, Einstein più alto di una spanna di Chaplin, tra due ali di folla che applaudiva freneticamente. «Che significa tutto questo ?» domandò Einstein. E Chaplin, di rimando: «Niente». Molta civetteria, certo, in questo scambio di battute (il che già di per sé la potrebbe dire lunga sul carattere dei due, ma forse anche un pizzico di autoironia). Il più celebre scienziato della sua epoca e il popolare divo del cinema dovevano ben sapere che la folla che li acclamava non riconosceva in loro due individui in carne e ossa, quanto piuttosto due personaggi, due maschere potremmo quasi dire, ciascuna caratterizzata da tratti distintivi inconfondibili: Charlot, con bombetta, canna, baffetti (anche se quella sera il viso di Chaplin era perfettamente glabro) e la tipica camminata caracollante, e lo scienziato che ha attinto alle verità ultime dell'universo, con la chioma scarmigliata (anche se quella sera la capigliatura di Einstein era accuratamente pettinata) e lo sguardo che sprizza maliziosa intelligenza.

© 2005 Giulio Einaudi Editore


I curatori

Helen Dukas è stata la segretaria di Einstein dal 1928.

Banesh Hoffmann, professore emerito di matematica, ha collaborato con Einstein nelle ricerche sulla teoria generale della relatività.


Di Giulia Mozzato


6 maggio 2005